Certificato di deposito in valuta

È un certificato di deposito (v.) emesso in valuta estera.
Le sue caratteristiche principali non si discostano da quelle esaminate a proposito dei certificati in lire a parte:
— il taglio minimo, che è diverso a seconda della valuta prescelta, in modo da corrispondere comunque al controvalore di circa 10 milioni di lire italiane;
— il tasso di interesse che varia in relazione alla valuta nella quale il certificato è emesso;
— la valuta dell’operazione, che corrisponde al secondo giorno lavorativo successivo a quello in cui l’operazione è stata disposta.
Il regime fiscale è uguale a quello dei certificati di deposito ordinari.

Certificato di deposito

Titolo trasferibile, emesso da una banca e rappresentativo di un deposito a scadenza vincolata. I tassi del titolo dipendono dalla scadenza del deposito per cui quelli con durata più lunga hanno tassi più elevati. Ad ogni modo le banche possono differenziare il tasso anche in funzione dell’importo.
Il certificato di deposito può essere nominativo o al portatore e garantisce interessi superiori a quelli del conto corrente bancario. La durata può variare da 3 a 18 mesi (per il certificato a breve) e tra i 18 e i 60 (per quello a medio termine).
Peculiarità del certificato di deposito è la difficoltà che si incontra quando il risparmiatore desidera un rimborso anticipato, poiché manca un mercato dei certificati di deposito, in caso di smobilizzo è necessario rivolgersi alla banca che riacquista il certificato a condizioni non proprio vantaggiose per il risparmiatore.
Dal punto di vista fiscale, per le emissioni con data successiva al 20-6-1996, il certificato di deposito è sottoposto a ritenuta con aliquota pari al 27%, indipendentemente dalla sua durata.
Il certificato di deposito può essere:
— ordinario a tasso fisso, in cui c’è un rendimento fisso e costante per tutta la durata dell’investimento e ciò permette al sottoscrittore di incassare un ammontare prefissato di interessi alla fine di ciascun anno;
— a tasso indicizzato al rendimento delle obbligazioni e alla lira interbancaria: hanno una durata compresa tra i 18 e i 60 mesi con tasso variabile, che viene rivisto trimestralmente in base all’andamento del tasso interbancario (v.) oppure al rendimento effettivo lordo dei titoli obbligazionari soggetti ad imposta;
— a tasso indicizzato al rendimento delle obbligazioni e dei Bot a 12 mesi: è un certificato a medio e lungo termine con tasso di interesse che viene rivisto ogni mese in funzione del rendimento medio dei BOT a 12 mesi, oppure del rendimento effettivo lordo dei titoli obbligazionari soggetti ad imposta

Certificati del Tesoro

Titoli a lungo termine emessi dal Tesoro al fine di finanziare il debito pubblico (v.).
Finora sono stati emessi i seguenti tipi di certificati del tesoro:
— certificati di credito del Tesoro indicizzati al rendimento dei BOT (v.) detti semplicemente CCT (v.);
— certificati di credito del Tesoro in ECU, detti CTE (v.);
— certificati di credito del Tesoro a indicizzazione reale, nel linguaggio corrente CTR (v.);
— certificati di credito del Tesoro a sconto o, più comunemente CTS (v.);
— certificato di credito del Tesoro a tasso variabile convertibile a tasso fisso emessi per la prima volta nel 1986 con durata da sei a dieci anni (v. CCT convertibili). Essi prevedono la possibilità di conversione (normalmente dopo un anno dall’emissione) in titoli quinquennali con cedola annuale fissa.

CEP [Comitati Provinciali per l’Euro]

Organismi operanti in ogni Provincia ai quali sono affidati compiti di raccordo tra il Comitato per l’euro (v.) e gli enti locali per tutte le problematiche connesse all’introduzione della moneta unica europea, l’Euro (v.), nel nostro ordinamento, e anche per quanto riguarda i rapporti tra cittadini e pubbliche amministrazioni.
I CEP operano in stretto coordinamento con il Comitato per l’euro (v.) e sono presieduti dal prefetto; si avvalgono delle Camere per il coordinamento tecnico operativo