Riserva valutaria (Reserve currency)

Insieme di attività finanziarie espresse soprattutto in oro (v.) e valute estere (v.), detenute dalla Banca centrale (v.) di un paese allo scopo di garantire prestiti esteri e saldare eventuali deficit della bilancia dei pagamenti (v.).
Fanno parte delle riserve valutarie anche i diritti di prelievo e i diritti speciali di prelievo (v. DSP) presso il FMI (v.). Le riserve valutarie possono essere create attraverso l’acquisto, ad opera della Banca centrale, di valuta estera sul mercato aperto, mediante l’emissione di titoli di Stato in valuta o, ancora, attraverso un avanzo della bilancia dei pagamenti con l’estero.
L’ammontare della riserva valutaria è, quindi, in stretta relazione con l’andamento della bilancia dei pagamenti. In presenza di un avanzo di quest’ultima, infatti, avremo un aumento del flusso delle riserve valutarie apportate dall’esterno, mentre un disavanzo nella bilancia dei pagamenti provoca un deflusso di valuta pregiata e dunque una riduzione della riserva valutaria.
La dimensione della riserva valutaria è in grado, inoltre, di influire sulla liquidità (v.) interna di un paese adeguandola alle notevoli occorrenze economiche. In effetti, poiché gli operatori economici di un paese che presenta un attivo commerciale devono cedere alla Banca centrale parte della valuta estera in loro possesso ricevendone in contropartita banconote nazionali, queste ultime saranno immesse nel circuito monetario nazionale in quantità maggiore. Viceversa, nell’ipotesi di un paese che presenti un disavanzo commerciale, gli operatori economici per estinguere i propri debiti con l’estero devono chiedere alla Banca centrale valuta estera cedendo in cambio banconote nazionali, che vengono in tal modo sottratte al circuito monetario interno.

Rivoluzione verde (Green revolution)

Progresso verificatosi nel settore agricolo durante gli anni ’70 e che ha condotto allo sviluppo di numerose varietà di piante. Precedentemente le ricerche in questo settore erano dirette principalmente ai prodotti destinati alla vendita e all’esportazione, anziché alle colture destinate al consumo locale. Successivamente, si è preferito sviluppare le ricerche su piante ad alta resa che hanno condotto alla scoperta di particolari prodotti. Questo filone di ricerca nacque dalla costituzione, nelle Filippine, dell’IRRI (International Rice Research Institute) la quale scoprì una nuova varietà di riso che presentava caratteristiche diverse dal riso comune: precoce maturazione (e dunque, più raccolti) e una conformazione diversa tale da consentire alla pianta di sopportare il peso di una maggiore quantità di prodotto.
In alcuni paesi, come l’India, per coinvolgere i piccoli contadini nel processo di sviluppo, si è fatto ricorso ai Pacchetti Rivoluzione Verde, costituiti da semi di varietà colturali ad alta resa, fertilizzanti e pesticidi.

Scambio ineguale (Unequal exchange)

Questa teoria è stata sostenuta da A. Emmanuel, e prevedeva che la condizione di povertà dei paesi meno sviluppati fosse determinata dalla differenza del costo del lavoro esistente tra un paese ed un altro.
Tale differenza porta allo scambio, un trasferimento di sovraprofitti e soprasalari dalla periferia al centro: cioè dai paesi sottosviluppati ai paesi industrializzati.
I salari dei paesi sottosviluppati sono più bassi di quelli dei paesi industrializzati.
Pertanto, questi ultimi forniscono beni che incorporano una quantità di lavoro minore rispetto a quelli ottenuti dallo scambio.
Il bene del paese industrializzato viene scambiato con un bene del paese sottosviluppato, avente solo in apparenza lo stesso valore, mentre in realtà è maggiore.

Scuola austriaca (Austrian school)

Gruppo di economisti che svilupparono una certa analisi economica verso la fine del XIX secolo presso l’Università di Vienna.
Carl Menger fu capostipite di questa scuola e criticò le teorie classiche del valore incentrate sui concetti di produzione e domanda.
Egli invece formulò in modo più preciso il principio dell’utilità secondo il quale il valore di un prodotto non è dovuto alla quantità di lavoro in esso incorporato, ma bensi’ nell’utilità che gli viene attribuita dal consumatore.
Successivamente venne introdotto il concetto di utilità marginale e utilità marginale decrescente.
Friedrich von Wieser introdusse il concetto di costo-opportunità e Eugen von Böhm-Bawerk formulò la teoria dell’interesse e del capitale.