Corso secco (The clean)

Corso riferito ai titoli (v.) che vengono negoziati senza tener conto degli interessi maturandi. Rappresenta, infatti, il valore del puro capitale del titolo.
Nel nostro Paese sono quotati a corso secco:
— i Buoni Poliennali del Tesoro (v. BTP);
— i Certificati di Credito del Tesoro (v. CCT);
— le obbligazioni (v.).
Il corso secco serve per calcolare il tasso effettivo di rendimento dei titoli.

Countertrade [scambio in compensazione o controscambio]

Forma di commercio internazionale fondata sullo scambio, totale o parziale, di beni e servizi. In genere si ricorre al countertrade quando vi sia scarsità di valute estere o quando vengano applicate particolari restrizioni da parte delle autorità monetarie per correggere eventuali disavanzi della bilancia dei pagamenti (v.). È utilizzato, in particolare, nel commercio con i paesi dell’Est europeo e con quelli in via di sviluppo (v. PVS).
Può ammettere le seguenti forme di mercato:
— buy back (v.);
— counter purchase (v.);
— barter (v. Baratto);
— compensation deal (v.);
— off set (v.).
L’uso del countertrade consente ai paesi industrializzati di ottenere materie prime a buon mercato e di avvalersi di manodopera a basso costo. I PVS, invece, col ricorso a questa attività, assicurano un mercato alla loro produzione e possono ammodernare le proprie tecnologie.
I consensi su una simile pratica commerciale non sono, tuttavia, unanimi. A sostegno delle proprie tesi i censori del countertrade obiettano che:
— molto spesso le risorse offerte in contrascambio sono quelle già destinate a saldare situazioni debitorie pregresse;
— i PVS non riescono ad avere un vero e propri confronto col mercato;
— i paesi industrializzati mantengono, nei confronti del PVS, una posizione predominante;
— da un punto di vista concorrenziale, le imprese che accettano gli scambi in compensazione risultano avvantaggiate rispetto a quelle che li rifiutano.

Criterio di destinazione (Policy Target)

Criterio in base al quale viene stabilito che la tassazione dei beni, oggetto degli scambi internazionali, debba avvenire nel paese in cui essi sono acquistati e utilizzati.
Il fine del criterio è di sottoporre ad un regime fiscale uniforme (qual è quello dello Stato importatore), tutti i beni esistenti in un determinato paese, indipendentemente dalla loro provenienza.
L’applicazione del criterio in esame risulta, però, difficile nel caso di un’imposta plurifase (v.). Essa infatti, incidendo su tutte le fasi di produzione del bene, rende poco agevole la determinazione dei rimborsi all’esportazione: questi ultimi, infatti, sono dovuti non solo per l’imposta pagata nell’ultima fase, ma anche per quella relativa alle fasi precedenti.
Il criterio di destinazione è seguito maggiormente dai paesi industrializzati; al contrario il criterio di origine (v.), è utilizzato dai paesi esportatori di materie prime.

Curva di domanda ad angolo (Demand curve Angle)

Nell’analisi dei mercati oligopolistici (v. Oligopolio), rappresentazione grafica che tenta di evidenziare le cause che determinano la rigidità del prezzo in tale particolare forma di mercato.
Elaborata dall’economista statunitense P. Sweezy (v.), la curva è costruita sul presupposto che in un regime oligopolistico il numero ristretto di imprese faccia sì che esse si influenzino a vicenda riguardo il livello di prezzo da stabilire per i loro prodotti, che hanno delle caratteristiche comuni.
Ad un aumento del prezzo da parte di un’impresa, infatti, corrisponderà uno spostamento dei propri acquirenti verso altre imprese concorrenti che presumibilmente non modificheranno i loro prezzi. Al contrario, se l’impresa riduce i propri prezzi di vendita, sarà molto probabilmente seguita dalla concorrenza, per cui la quantità di beni addizionali che riesce a vendere sarà relativamente esigua rispetto alla riduzione del prezzo.