Cogestione

Partecipazione dei dipendenti di un’azienda al processo decisionale grazie alla presenza di loro rappresentanti nel consiglio di amministrazione.
Si differenzia, dunque, dalla autogestione (v.) perché richiede la mediazione fra gli interessi degli azionisti e quelli dei lavoratori. Il paese che più di ogni altro ha applicato la cogestione ai rapporti industriali è la Germania (mitbestimmung), dove i lavoratori partecipano al processo decisionale attraverso un consiglio di sorveglianza eletto in modo paritetico dai lavoratori stessi e dagli azionisti.
Il presidente di tale consiglio di sorveglianza, eletto quasi sempre dai soli azionisti, ha un potere di voto doppio che, dunque, in caso di conflitti tra le due parti (lavoratori ed azionisti), garantisce la maggioranza assoluta.
Tra le funzioni del consiglio di sorveglianza spiccano: la definizione delle linee generali della politica della società, l’elezione e il controllo del comitato direttivo dell’impresa e la decisione circa modifiche importanti per la società.

Comitato nazionale dei prezzi

Comitato istituito nel luglio del 1996 con il compito di analizzare e valutare l’andamento dei costi e dei prezzi confrontandoli con gli obiettivi governativi.
Qualora il comitato ravvisi uno scostamento fra l’andamento reale dei prezzi e dei costi e quello programmatico dovrà, laddove è possibile, ricercare le cause di tali squilibri tenendo conto della fase del ciclo economico che si sta svolgendo.
Le informazioni necessarie affinché il Comitato possa svolgere il proprio lavoro vengono fornite dall’ISTAT (v.).

Commonwealth

Associazione di Stati sovrani formata dal Regno Unito e da Stati ex-colonie o dominions britannici.
Questa associazione fu costituita nel 1926 al fine di realizzare una cooperazione tra i paesi membri in campo politico, economico e sociale.
Importanti sono le tariffe preferenziali in campo commerciale concesse agli Stati membri.

Concorrenza

Libera contrattazione sul mercato fra una pluralità di agenti economici (siano essi produttori, venditori o consumatori), i quali operano allo scopo di assicurarsi le migliori condizioni possibili in seguito alla vendita o all’acquisto di beni e servizi.
Come è evidente, la caratteristica principale di un mercato concorrenziale è la presenza di numerosi soggetti economici, sia dal lato della domanda che dal lato dell’offerta (v. Atomicità). Ciò implica che nessun operatore economico può, in alcun modo, influire sulla determinazione del prezzo di un determinato bene, il quale è, invece, il risultato dell’incontro tra offerta (v.) e domanda (v.) di mercato.
I vantaggi di una forma di mercato concorrenziale sono:
— aumento del progresso tecnologico: le imprese, infatti, per poter essere sempre concorrenziali sul mercato sono indotte ad un continuo miglioramento del prodotto, della ricerca nonché alla sperimentazione di tecniche produttive innovative;
— eliminazione delle imprese inefficienti: tutte le imprese che producono a costi elevati saranno, infatti, indotte ad abbandonare il mercato. Poiché producono ad un costo maggiore, esse dovranno vendere i propri prodotti ad un prezzo più elevato; tuttavia, operando in regime di concorrenza e dovendosi confrontare con i prezzi inferiori di imprese più funzionali, saranno inevitabilmente costrette ad abbandonare il mercato o a ridurre i costi;
— ribasso dei prezzi: dovendo confrontarsi con altri produttori (e non essendo in grado di influire unilateralmente nella determinazione del prezzo) ciascuna impresa sarà indotta ad offrire il prezzo più basso possibile.
Si è soliti distinguere due forme di mercato concorrenziale: la concorrenza perfetta (v.), il cui schema teorico ha costituito la base di tutta l’analisi degli economisti classici (v.) e neoclassici (v.) e la concorrenza imperfetta (v.).