Partecipazione dei dipendenti di un’azienda al processo decisionale grazie alla presenza di loro rappresentanti nel consiglio di amministrazione.
Si differenzia, dunque, dalla autogestione (v.) perché richiede la mediazione fra gli interessi degli azionisti e quelli dei lavoratori. Il paese che più di ogni altro ha applicato la cogestione ai rapporti industriali è la Germania (mitbestimmung), dove i lavoratori partecipano al processo decisionale attraverso un consiglio di sorveglianza eletto in modo paritetico dai lavoratori stessi e dagli azionisti.
Il presidente di tale consiglio di sorveglianza, eletto quasi sempre dai soli azionisti, ha un potere di voto doppio che, dunque, in caso di conflitti tra le due parti (lavoratori ed azionisti), garantisce la maggioranza assoluta.
Tra le funzioni del consiglio di sorveglianza spiccano: la definizione delle linee generali della politica della società, l’elezione e il controllo del comitato direttivo dell’impresa e la decisione circa modifiche importanti per la società.
Categoria: Glossario
Controllo sociale (Social Control)
È il complesso di mezzi e modalità (pressioni, incentivi, sanzioni) adoperati da ogni società o gruppo o istituzione al fine di assicurare il rispetto, da parte dei propri membri, delle norme e dei modelli comportamentali consolidati, allo scopo di arginare i pericoli della disgregazione.
La nozione di (—) fu impiegata per la prima volta dal filosofo inglese H. Spencer nella seconda metà del sec.XIX e fu al centro degli studi antropologici finalizzati a stabilire in che modo potesse essere assicurata l’osservanza delle regole adottate dal gruppo in società prive degli strumenti idonei a reprimere le eventuali violazioni.
L’uso di strumenti coercitivi solitamente rientra nel (—) solo come extrema ratio, allorquando gli specifici meccanismi di persuasione si siano rivelati inadatti all’obiettivo di uniformare i comportamenti dei soggetti alle regole standardizzate.
Nella storia del concetto sono state impiegate diverse definizioni. Una prima include nel (—) tutti quei fenomeni normativi forniti di efficacia prescrittiva (religione, morale, diritto). Una seconda fa riferimento all’insieme degli strumenti repressivi dei comportamenti considerati lesivi delle regole di condotta generalizzate (ad es. ammonizione, censura, isolamento, incarcerazione). Una terza definizione considera strumenti di (—) tutti gli istituti repressivi predisposti dal pubblico potere.
I modelli imposti dal (—) risultano particolarmente efficaci qualora si voglia genericamente assicurare l’uniforme ripetizione di determinati comportamenti da parte dei componenti del gruppo.
Il (—) viene esercitato non solo nella società globalmente considerata ma anche dalle singole istituzioni (famiglia, partiti politici, scuola) e dai singoli gruppi che la compongono.
Comitato nazionale dei prezzi (National Committee of prices)
Comitato istituito nel luglio del 1996 con il compito di analizzare e valutare l’andamento dei costi e dei prezzi confrontandoli con gli obiettivi governativi.
Qualora il comitato ravvisi uno scostamento fra l’andamento reale dei prezzi e dei costi e quello programmatico dovrà, laddove è possibile, ricercare le cause di tali squilibri tenendo conto della fase del ciclo economico che si sta svolgendo.
Le informazioni necessarie affinché il Comitato possa svolgere il proprio lavoro vengono fornite dall’ISTAT
Revisionismo (Revisionism)
Il revisionismo è un’interpretazione del pensiero di Marx.
Esso fu teorizzato da Eduard Bernstein, che affermava il possibile miglioramento degli operai mediante una riforma del sistema e on grazie ad una rivoluzione.
Dopo il fascismo, in Italia, Palmiro Togliatti presentò un programma molto revisionista, basato sul dialogo da parte di tutti i partiti democratici, il rispetto della piccola e media proprietà, la pacifica lotta elettorale e la conquista di migliori condizioni di vita per i lavoratori.
Il concetto di revisinismo venne introdotto sulla scena anche al momento del conflitto, solo ideologico, tra l’ex-Unione Sovietica e la Cina popolare.
I cinesi definirono, la deviazione dell’ex-Unione Sovietica e dei vari partiti comunisti dalle vecchie linee programmatiche del marxismo-leninismo, un revisionismo moderno.
Attualmente il termine significa che ogni rilettura non occasionale di eventi storici, modifica la valutazione corrente di quello stesso fenomeno.
Consiste quindi nell’interpretazione di eventi precedenti a scopi solo propagandistici.