Leggi votate dal parlamento inglese nel 1815 per proteggere la produzione cerealicola inglese (anche se la protezione si estese all’orzo e all’avena) dalla concorrenza di altri Stati. Per quanto riguarda il grano esse impedivano l’importazione di questo cereale in Inghilterra ad un prezzo inferiore a 82 scellini per quarter.
Le leggi sul grano furono varie volte emendate nel corso degli anni; nel 1822 fu adottato il meccanismo della cosiddetta scala mobile che prevedeva:
— un prezzo minimo che garantiva la copertura dei costi del produttore ed un certo margine di profitto;
— una variazione del dazio da applicare alle importazioni (v.) a seconda della situazione del mercato interno. Più specificamente:
— quando il prezzo interno del grano aumentava, i dazi venivano ridotti. Ciò provocava un aumento delle importazioni che tendeva a riportare il prezzo al livello prefissato;
— quando il prezzo interno diminuiva, i dazi venivano aumentati scoraggiando le importazioni dall’estero.
Le corn laws furono definitivamente abolite nel 1846, anche in seguito alle pressioni dell’anti-corn laws league, capeggiata da Richard Cobden e John Bright.
Categoria: Glossario
Corso pivot
Sinonimo di parità centrale (v.), adottato in riferimento allo SME (v.), è il corso interno al quale viene stabilito (in francese pivot significa perno) il margine di fluttuazione in più o in meno di ciascuna moneta aderente al sistema.
Counter purchase [controacquisto]
Variante del countertrade (v.) che prevede la stipula contestuale di contratti di acquisto e di vendita. I contratti si condizionano l’un l’altro, nel senso che se una delle parti contravviene all’accordo, questo si annulla.
Poiché questa forma di scambio si realizza maggiormente con i paesi in via di sviluppo (v. PVS), o dell’Europa dell’Est, l’operatore occidentale vende la sua merce, ma si impegna anche ad acquistare, per un periodo di tempo che va dai tre ai cinque anni, prodotti per lo stesso valore.
Gli scambi vengono effettuati secondo il principio della compensazione (v. Clearing), per cui i pagamenti sono realizzati attraverso conti aperti presso una banca designata dalle parti, la quale vincola la valuta fino a che non siano adempiuti tutti i reciproci obblighi contrattuali.
Criterio della minimizzazione del gettito delle imposte
Criterio attraverso il quale è possibile valutare la capacità di un’imposta di ridurre il volume di spesa privata.
La visione dell’imposta come strumento restrittivo della spesa privata discende dall’impostazione economica keynesiana (v. Keynes), secondo la quale le imposte, attraverso il controllo della domanda aggregata (v.), consentono il mantenimento della piena occupazione delle risorse. Inoltre, agendo sulle spese private, esse consentono, altresì, la minimizzazione del gettito. Quest’ultima costituisce l’obiettivo di molti sistemi fiscali, ma presuppone la conoscenza della efficienza economica delle imposte. Essa è rappresentata dall’entità della variazione della spesa privata rispetto a variazioni delle imposte. Dunque l’efficienza economica delle imposte dipende dalla propensione alla spesa dei cittadini.
Le ipotesi alla base del criterio della minimizzazione del gettito fiscale sono:
— ridurre le imposte che influenzano il risparmio e aumentare quelle che influenzano la spesa; ciò, però, significa lasciare nelle mani dei contribuenti maggiori disponibilità da destinare alla spesa;
— relazione diretta fra spesa e reddito, per cui se le imposte aumentato, il reddito si riduce e con esso la spesa. Ciò, però, non è sempre vero. I contribuenti, infatti, potrebbero assumere come temporaneo l’aumento delle imposte, utilizzando il risparmio per far fronte alle spese;
— la distorsione nella distribuzione dei redditi, generata dalla circostanza che le classi più povere hanno una maggiore propensione al consumo (v.), e quindi sono maggiormente colpite dalle imposte, viene corretta attraverso la politica di spesa.