Carlo Felice

(Torino 1765-1831)

Ultimo figlio del re Vittorio Amedeo III, ebbe a succedere nel regno di Sardegna (1821-1831) al fratello Vittorio Emanuele I, il quale aveva abdicato in seguito ai moti rivoluzionari del 1821. Salito al trono, rinnovò gli istituti dell’antico regime, pubblicando un nuovo regolamento procedurale, una legge sulla pubblicità delle ipoteche, leggi penali per l’esercito, per la crea-zione e l’ordinamento della marina militare e per la marina mercantile.
L’opera di maggiore rilievo, dovuta all’iniziativa di (—) fu la pubblicazione delle Leggi civili e criminali pel regno di Sardegna (1827), ossia un compendio di tutto il diritto esistente (privato, penale, processuale, feudale), redatto nel rispetto delle fonti antiche, del diritto comune [vedi] e delle consuetudini locali dell’isola. Tale compendio rimase in vigore fino al 1848.
Alla sua morte, (—) lasciò la corona al nipote Carlo Alberto [vedi].

Carlo Emanuele III

(Torino 1701-1773)

Figlio secondogenito di Vittorio Amedeo II, fu il secondo re di Sardegna (1730-1773). Salì al trono in seguito alla spontanea abdicazione del padre e continuò la politica riformatrice di quest’ultimo. Con l’ausilio del valente ministro Bogino rafforzò il prestigio della monarchia ed incentivò la produzione e gli scambi commerciali, facendo costruire strade, canali e porti. Nel 1733 si alleò con la Francia, contro Austria e Prussia, nella guerra di successione al trono della Polonia. Alla guida dell’esercito franco-piemontese occupò ben presto la Lombardia e riportò una grossa vittoria a Guastalla (Reggio Emilia). Si alleò con l’Austria nella guerra di successione al trono di quest’ultima. Durante tale conflitto riportò numerose vittorie, assicurando nel 1747 il felice esito di esso nella battaglia di Assietta (Alpi Cozie), in cui all’esercito nemico franco-spagnolo venne definitivamente impedito l’assedio del regno sabaudo. Con la pace di Aquisgrana [vedi Aquisgrana (pace di)] (1748) vennero riconfermati a (—) i possedimenti dell’alto Novarese, dell’Oltrepò pavese ed il diritto alla successione del ducato di Piacenza [vedi Parma e Piacenza (ducato di)].
A (—) si deve, tra l’altro, una riforma (più formale che sostanziale) delle Costituzioni piemontesi [vedi], attuata nel 1770

Carlo di Tocco

(Benevento, seconda metà XII secolo – prima metà XIII secolo)

Giureconsulto. Ottenne il dottorato alla Scuola di Bologna [vedi Glossatori] e fu allievo di Piacentino [vedi] e di Azzone [vedi Azzo Porzio]. Alternò all’insegnamento presso la Scuola bolognese lo svolgimento di incarichi pubblici in Sicilia. Legò il suo nome alla glossa ordinaria Lombarda, in cui forniva un’interpretazione del diritto longobardo secondo la dogmatica romanistica

Carlo Alberto

(Torino 1798 – Oporto 1849)

Figlio di Carlo Emanuele di Savoia-Carignano. Durante i moti rivoluzionari del 1821 e dopo l’abdicazione del re di Sardegna Vittorio Emanuele I, assunse la reggenza dello Stato sabaudo (Piemonte e Sardegna) e promulgò una costituzione di stampo liberale, che venne subito revocata dal successore di Vittorio Emanuele, Carlo Felice [vedi].
Fu re di Sardegna dal 1831 al 1849 e sin dai primi mesi del suo regno rivelò tendenze liberali e riformatrici del diritto piemontese. Alla sua iniziativa si devono, oltre all’abolizione della feudalità in Sardegna attraverso una serie di provvedimenti emanati tra il 1832 ed il 1840, l’emanazione di un codice civile (1837) [vedi Codice albertino], di un codice penale (1839) [vedi Codici penali sardi], di un codice delle leggi penali militari (1840), di un codice di commercio (1842) e di un codice di procedura criminale (1847).
Il 4 marzo 1848 (—) concesse lo Statuto [vedi Statuto albertino], cui fecero seguito la legge elettorale politica (17 marzo) e quella sulla libertà di stampa (26 marzo). Il diritto speciale della Sardegna, che dopo l’abolizione della feudalità e dopo la codificazione generale e la concessione delle libertà politiche non aveva più ragione di esistere, fu abrogato.
Dopo l’insurrezione delle 5 giornate di Milano, (—) dichiarò guerra all’Austria (1848) ma, sconfitto a Custoza (25 luglio) e Novara (23 marzo 1849), fu costretto ad abdicare a favore del figlio Vittorio Emanuele II