Carta sociale europea (European Social Charter)

La Carta sociale europea è una convenzione internazionale firmata nell’ambito del Consiglio d’Europa (v.) e consacrata alla tutela dei diritti economici e sociali.
Sono tutelati, tra gli altri, il diritto al lavoro, all’assistenza sociale e sanitaria, il diritto dei lavoratori emigranti e delle loro famiglie alla protezione e all’assistenza, alcuni diritti sindacali.
Il sistema di controllo previsto nell’ambito della Carta si realizza attraverso l’azione di un Comitato d’esperti affiancato da organi politici: il Comitato sociale governativo, il Comitato dei Ministri, l’Assemblea consultiva. Detta azione consiste, essenzialmente, nell’invio di raccomandazioni da parte del Comitato dei Ministri, aventi per oggetto l’applicazione delle norme della Carta da parte degli Stati contraenti.
È da sottolineare che l’applicazione della Carta sociale europea ha indotto alcuni Stati europei ad introdurre nelle loro legislazioni sociali delle disposizioni più garantiste nei confronti di alcune categorie di lavoratori (donne, bambini, stranieri, immigrati).
Il 3 maggio 1996 è stata firmata una versione aggiornata e coordinata della Carta sociale, nella quale sono inclusi i diritti garantiti nel testo originario del 1961, quelli inseriti dal protocollo del 1988 ed è aggiunta una nuova lista di diritti in campo economico e sociale che ricevono tutela. La versione approvata a Strasburgo nel 1996 è stata ratificata dall’Italia con L. 9 febbraio 1999, n. 30

Carta europea dell’energia (European Energy Charter)

Documento contenente i principi e le regole che i paesi firmatari dovrebbero osservare per consentire la creazione di un libero mercato delle risorse energetiche.
La Carta europea dell’energia fu proposta nel 1990 dal Primo ministro danese Ruud Lubbers, e firmata il 17 dicembre 1991 da 50 Stati tra i quali, oltre a tutti quelli dell’Europa occidentale ed orientale, figurano anche i paesi dell’ex Unione Sovietica, gli Stati Uniti, il Giappone, l’Australia ed il Canada.
Obiettivi prioritari del documento sono il miglioramento della possibilità di accesso all’energia ed un più efficiente sistema di produzione, impiego e trasporto.
Ciò implica l’eliminazione di ogni possibile discriminazione tra imprese nazionali ed imprese degli Stati firmatari; la libertà di transito; la chiarezza delle leggi e dei regolamenti; la risoluzione con procedure arbitrali e conciliatorie delle controversie.
I principi generali enunciati nella Carta sull’energia non hanno però carattere vincolante per gli Stati firmatari in quanto il documento non è il frutto di un accordo internazionale, bensì di un accordo informale. Per tale motivo gli stessi principi sono stati tradotti in disposizioni normative vincolanti contenute nel Trattato sulla Carta europea dell’energia firmato il 17 dicembre 1994 a Lisbona.
Il trattato, a cui hanno aderito tutti i paesi già firmatari della Carta sull’energia, si compone di otto parti nelle quali oltre ad essere individuato il campo e il settore di applicazione delle disposizioni in esso contenuti e a ribadire la sovranità degli Stati firmatari sulle proprie risorse energetiche, sono regolati:
— nella Parte II il commercio, materia in cui, oltre al rispetto delle disposizioni del GATT (v.), è vietata qualsiasi misura restrittiva;
— nella Parte III gli investimenti, settore in cui deve essere assicurata la parità di trattamento fra i terzi investitori e quelli degli Stati aderenti;
— nalla Parte V la risoluzione delle controversie, che se non sono risolte per canali diplomatici vengono rimesse ad un tribunale ad hoc formato presso la Corte dell’Aja.
Il trattato sulla Carta europea dell’energia è stato ratificato dall’Italia con la L. 10 novembre 1997, n. 415 ed è entrato in vigore il 16 dicembre dello stesso anno.

Carta di Parigi(Charter of Paris)

Approvata il 21 novembre 1990 nell’ambito della Conferenza per la sicurezza e la cooperazione in Europa (v. CSCE) rappresenta un documento storico sul futuro del continente europeo.
Tale documento “sancisce la fine della guerra fredda e della logica dei blocchi contrapposti” proclamando l’inizio di “una nuova era di democrazia, pace e unità”, nell’intento di superare gli squilibri economici, di risolvere il grave problema delle minoranze etniche e di salvaguardare l’ambiente naturale dall’indiscriminata industrializzazione e cementificazione.
La Carta di Parigi è divisa in due sezioni.
La prima sezione è intitolata: “Una nuova era di democrazia, pace e unità” ed è divisa in sei paragrafi:
— diritti dell’uomo, democrazia e stato di diritto, dove viene riconosciuto ad ogni persona il diritto della libertà di pensiero, coscienza, religione o credo, espressione, associazione, e dove è bandito l’uso della tortura;
— libertà economica e responsabilità, in cui si intravede l’obiettivo comune di sviluppare economie di mercato per una crescita economica costante, un’equa utilizzazione delle risorse economiche etc.;
— relazioni amichevoli tra Stati partecipanti, in cui viene sancita la necessità di approntare rapporti amichevoli e politiche di cooperazione tra i paesi, nonché il definitivo allontanamento dell’incubo del conflitto armato;
— sicurezza, ove si legge che i paesi della CSCE riconoscono la piena libertà degli Stati di determinare i propri assetti di sicurezza;
— unità, in cui viene sancita la definitiva unità del popolo tedesco da prendere a modello per una Europa più unita e più democratica;
— la CSCE e il mondo, dove viene evidenziata l’importanza dell’ONU (v.) ed il necessario suo potenziamento.
La seconda sezione intitolata “Orientamenti per il futuro” è suddivisa nei seguenti paragrafi:
— dimensione umana, ove viene affrontato il problema dei diritti umani e delle minoranze nazionali;
— sicurezza, ove da un lato viene sancito l’impegno a proseguire i negoziati fino al 1992, mentre dall’altro viene ribadita la decisione di cooperare per la difesa delle istituzioni democratiche;
— cooperazione economica, ove è contenuta una serie di presupposti necessari alla cooperazione economica globale: l’incoraggiamento dell’iniziativa privata, l’accrescimento dell’interscambio etc.;
— mediterraneo, ove viene ribadito lo sforzo da perseguire affinché possa rafforzarsi la sicurezza e la cooperazione nel Mediterraneo quale fattore di rilievo per la stabilità in Europa.

Carta dei servizi pubblici (Charter of public services)

È documento, la cui approvazione è stata proposta nel corso dei negoziati per il Trattato di Amsterdam, che dovrebbe contenere i principi posti alla base dell’esercizio del servizio pubblico (v.) nonché i diritti fondamentali degli utenti.
Nella Carta dei servizi pubblici dovrebbero essere disciplinati i seguenti aspetti dell’esercizio di un servizio pubblico:
— la continuità del servizio;
— la qualità;
— la sicurezza dell’approvvigionamento;
— la parità di accesso;
— il prezzo ragionevole;
— l’accettabilità sotto il profilo sociale, culturale ed ambientale.