Forma di retribuzione (v.) salariale la cui misura varia con il variare dei risultati lavorativi conseguiti dall’operatore.
Lo scopo del cottimo è quello di stimolare la produttività dei lavoratori.
Esistono diversi tipi di cottimo:
— a pezzo, nel quale viene pagata una cifra fissa per ogni unità prodotta;
— a rendimento, adottato nel caso di produzioni che si avvalgano della catena di montaggio (v.) le quali non consentono la misurazione della produttività di ogni singolo lavoratore in unità prodotte, in quanto ognuno di essi esegue solo una singola operazione e non realizza interamente il prodotto. In questo caso il cottimo è calcolato in riferimento al rapporto tra il tempo giudicato normale per realizzare una determinata quantità di lavoro (v. Tempo standard) e il tempo effettivamente impiegato per eseguirla;
— altre forme di cottimo hanno per oggetto il rendimento di un gruppo di lavoratori, di un reparto o di un’intera unità produttiva; in queste ipotesi il rendimento è dato dal rapporto tra i risultati ottenuti e gli obiettivi prefissati.
Attualmente il tipo di cottimo più diffuso è quello misto in cui una parte della retribuzione è commisurata alla quantità prodotta mentre la parte restante è fissa.
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Costo variabile (Variable cost)
Componente del costo totale (v.) che varia al variare della quantità prodotta. Sono costi variabili quelli per le materie prime, la mano d’opera, le spese di manutenzione e riparazione: si tratta, come è evidente, di costi relativi a fattori produttivi (v. Fattori della produzione) la cui quantità è facilmente modificabile anche nel breve periodo. Nel lungo periodo, invece, poiché tutti i fattori produttivi sono variabili, la distinzione fra costo fisso e costo variabile viene meno.
Costi fissi e costi variabili
Nel breve periodo, i costi totali dell’impresa possono essere distinti in due componenti:
— costi fissi totali;
— costi variabili totali.
I costi fissi totali sono i costi complessivi che l’impresa sostiene per i fattori produttivi fissi, come l’affitto per lo stabilimento, il leasing degli impianti e dei macchinari. La particolarità di questi costi è che non cambiano, qualunque sia il livello di produzione dell’impresa: anche quando lo stabilimento è chiuso e gli impianti non sono in funzione, questi costi devono comunque essere sostenuti dall’impresa.
I costi variabili totali sono, invece, quei costi che l’impresa sostiene per i fattori produttivi variabili come le materie prime impiegate nella produzione, l’energia necessaria a far funzionare gli impianti, il salario dei lavoratori addetti alla produzione. A differenza dei costi fissi totali, questi costi variano in relazione alla quantità prodotta: tanto maggiore è la produzione tanto superiore sarà anche il tempo di attività degli impianti e quindi l’energia necessaria al loro funzionamento, e quindi tanto più elevati saranno i costi totali necessari a remunerare questi fattori variabili.
I costi totali (CT) che l’impresa sostiene nel breve periodo sono pertanto pari alla somma dei costi fissi totali (CFT) e dei costi variabili totali (CVT):
costi totali = costi fissi totali + costi variabili totali
CT = CFT + CVT
Per comprendere l’andamento delle curve dei costi possiamo esaminare una ipotetica scheda di produzione, ed il suo relativo grafico.
I costi fissi totali (CFT), come è stato appena precisato, sono indipendenti dal livello di produzione dell’impresa. Dal punto di vista grafico sono pertanto rappresentati con una retta parallela all’asse delle ascisse, la cui intercetta è pari all’ammontare del costo fisso totale (350, nel nostro caso): qualunque sia il livello di produzione (0 oppure 7 unità prodotte) questi costi non variano.
I costi variabili totali (CVT), al contrario, dipendono dalla quantità prodotta dall’impresa. Sono pari a zero se la produzione è nulla (e quindi la funzione parte dall’origine degli assi) e crescono al crescere dell’output, più lentamente all’inizio (come si può vedere sia dai dati della tabella sia dal grafico), più rapidamente oltre un certo livello; tra poco capiremo le ragioni di questo andamento.
Poiché i costi totali (CT) altro non sono che la somma fra costi fissi e costi variabili, è ovvio che l’andamento di questa funzione sia, in tutto e per tutto, simile alla funzione di CVT. Si differenzia da quest’ultima solo perché l’intercetta, anziché partire dall’origine, si trova in corrispondenza di un valore pari all’ammontare dei costi fissi totali. La distanza tra CT e CVT è pertanto sempre la stessa qualunque sia il livello di output.
Costo totale (Total cost)
Costo sostenuto dall’imprenditore per l’acquisto dei fattori produttivi e dei beni strumentali necessari per lo svolgimento del ciclo produttivo.
Più precisamente, il costo totale è dato dalla somma del costo variabile (v.) e dal costo fisso (v.). Il primo varia al variare della quantità totale prodotta mentre il secondo rimane costante. Nel lungo periodo (v.) tutti i costi diventano variabili in quanto anche gli impianti dell’impresa necessitano di adattamenti. Nel breve periodo (v.), invece, l’impianto dell’impresa rimane inalterato, per cui un aumento della produzione può essere ottenuto solo mutando la quantità degli altri fattori produttivi.
La differenza fra costo fisso e costo variabile può essere esemplificata da un grafico in cui sull’asse delle ascisse è riportata la quantità prodotta e sull’asse delle ordinate i costi. La curva del costo fisso (Cf) è rappresentata da una retta parallela all’asse delle ascisse poiché non varia al variare della produzione.
La curva del costo variabile (Cv) parte dall’origine e cresce all’aumentare della produzione ad un ritmo prima decrescente e poi crescente a causa delle economie interne (v. Economie di scala).
Vedi figura.
La somma dei costi fissi e dei costi variabili dà luogo alla curva del costo totale (CT).
Costo opportunità (Opportunity cost)
È il valore dei beni o dei servizi a cui un individuo rinuncia quando opera una scelta tra diverse alternative.
Il ricorso al concetto di costo opportunità si rende necessario ogni qualvolta non sia possibile una quantificazione monetaria di particolari beni e servizi. Ciò accade molto di frequente nell’analisi costi-benefici (v.) dei progetti di pubblica utilità.