Condizione di Marshall-Lerner (Condition of Marshall-Lerner)

Condizione secondo la quale affinché una svalutazione della moneta (v. Svalutazione monetaria) nazionale determini un miglioramento della bilancia dei pagamenti (v.) e altresì del tasso di copertura degli scambi, è necessario e sufficiente che le esportazioni e le importazioni siano sensibili al tasso di cambio (v.).
Secondo A. Marshall (v.) e A.P. Lerner una svalutazione della moneta determina due effetti contrastanti:
— un aumento dei prezzi unitari delle importazioni e una contemporanea diminuzione di quelli delle esportazioni, con conseguente stallo del volume degli scambi;
— un miglioramento della competitività in termini di prezzo dei prodotti, sia sui mercati esteri sia su quelli nazionali.
Il risultato dei due effetti dipende direttamente dalla sensibilità del volume di scambi ai prezzi. Così quando tale sensibilità è forte, cioè quando la somma delle elasticità in termini di prezzo delle importazioni e delle esportazioni è superiore ad uno, l’effetto competitivo prevarrà su quello in termini di scambio generando un risultato globalmente positivo.

Concorrenza sleale (Unfair competition)

Concorrenza non condotta nel rispetto delle norme di costume che costituiscono la correttezza professionale.
In particolare, deve ritenersi sleale la concorrenza di un’imprenditore che, denigrando prodotti altrui o vantando fuori misura i propri o ricorrendo ad altri sistemi non consentiti, tenta di sviare a proprio vantaggio la clientela di altre imprese.

Concorrenza perfetta (Perfect competition)

Forma di mercato caratterizzata dall’alto numero di venditori e compratori e dall’omogeneità del prodotto (v.) offerto. In tale forma di mercato non è possibile per alcun soggetto economico influire sulla determinazione del prezzo che, invece, è il risultato della libera contrattazione tra offerenti e acquirenti.
Le caratteristiche che contraddistinguono un tale tipo di mercato sono:
— atomicità: nel mercato sono presenti numerosi soggetti economici, ognuno dei quali domanda ed offre beni che costituiscono una piccolissima percentuale della merce complessivamente presente sul mercato. In tal modo nessun singolo operatore economico individualmente considerato è in grado di influenzare con il suo atteggiamento la domanda o l’offerta e, di conseguenza, il prezzo del bene;
— trasparenza: le condizioni delle contrattazioni, i prezzi e la qualità delle merci sono note a tutti gli operatori;
— libertà (o assenza di coalizioni): ciascun operatore è libero di acquistare o vendere le quantità che desidera. Ogni soggetto economico, cioè, deve essere in grado di entrare in qualsiasi momento nel mercato come consumatore o produttore. Non devono, inoltre, esistere intese (v.) fra gli imprenditori tendenti ad impedire l’entrata nel mercato di nuove imprese;
— omogeneità: tutti i compratori possono acquistare beni che presentano analoghe caratteristiche presso un qualsiasi produttore;
— fluidità: i produttori e i consumatori al prezzo di mercato riescono a vendere e ad acquistare tutta la merce che desiderano.
Come è facilmente comprensibile, una forma di mercato perfettamente concorrenziale è difficilmente realizzabile nel sistema economico; lo schema teorico del mercato di concorrenza perfetta è stato tuttavia, per lungo tempo, accolto dalla scienza economica come esempio tipico del modo in cui dovrebbe funzionare un mercato che assicuri la massima efficienza allocativa.
In regime di concorrenza perfetta i consumatori non sono in grado, né come singoli né come gruppo, di influire con la loro condotta sul prezzo del bene: essi possono solo decidere quanto acquistare di un certo bene in corrispondenza di un dato prezzo, fissato dal mercato.
Analogamente, gli offerenti del bene non sono in grado di determinare un prezzo senza tener conto della concorrenza: essi possono solo decidere quale quantità offrire per ognuno dei prezzi che si formano, spontaneamente, come risultato del comportamento simultaneo degli altri offerenti e dei possibili acquirenti.
Di conseguenza, la curva di domanda che l’impresa deve fronteggiare è una retta orizzontale poiché qualsiasi variazione della quantità offerta non può modificare il prezzo di mercato.
È importante distinguere la curva di domanda del mercato di concorrenza perfetta dalla curva di domanda della singola impresa: la prima è inclinata da sinistra verso destra in quanto il settore economico nel suo complesso è in grado, attraverso variazioni della quantità offerta, di indurre cambiamenti del prezzo; la seconda è invece orizzontale poiché esprime il punto di vista della singola impresa che non può modificare in alcun modo il prezzo di mercato.
In concorrenza perfetta, perciò, la curva di domanda che l’impresa deve fronteggiare è uguale sia alla curva del ricavo medio (v.) sia a quella del ricavo marginale (p = Rme = Rma).
La curva del costo marginale (v.) indica di quanto aumenta il costo totale quando si produce un’unità in più. La curva del ricavo marginale indica di quanto aumenta il ricavo totale se le vendite aumentano di una unità. Finché il costo marginale è inferiore al ricavo marginale, ogni aumento di produzione comporta un profitto, poiché i ricavi sono maggiori dei costi. Quando il costo marginale è uguale al prezzo, si raggiunge la posizione di massimo profitto: se si aumentasse ancora la produzione, i costi sarebbero maggiori dei ricavi.
In concorrenza perfetta, perciò, l’imprenditore renderà massimo il profitto totale quando espanderà la produzione fino al punto in cui il costo marginale è uguale al prezzo ed al ricavo marginale.
L’area ombreggiata nella figura di seguito riportata indica appunto il profitto totale.
Nel lungo periodo, la prospettiva di ottenere alti profitti attrae nuove imprese che non incontrano difficoltà ad entrare nel mercato per l’inesistenza di barriere.
L’offerta aggregata, perciò, nel lungo periodo aumenta e ciò determina una diminuzione del prezzo.
Questo processo dura finché la diminuzione del prezzo elimina ogni extra-profitto e cioè finché il prezzo non eguaglia il costo medio.
In questo punto, però, occorre rispettare anche la condizione di equilibrio di breve periodo che richiede l’eguaglianza fra costo marginale e prezzo: nel nuovo punto, perciò, avremo che Cma = p = Cme e tale situazione si riscontra solo nel punto di minimo costo medio (punto K).

Concorrenza monopolistica (Monopolistic competition)

Forma di mercato caratterizzata dalla presenza di un numero considerevole di imprese, le quali possono esercitare il proprio potere di mercato attraverso la differenziazione, sia pur minima, del prodotto.
La presenza di prodotti simili, ma non uguali, crea una fedeltà del consumatore verso il prodotto della singola impresa; in altre parole, il consumatore considera i beni che gli vengono offerti non perfettamente sostituibili tra loro.
Questo crea potere di mercato, in quanto ciascuna impresa sa di poter aumentare il prezzo senza perdere tutti i clienti, a differenza di quanto accade in concorrenza perfetta (v.). Qualcuno verrà scoraggiato dall’aumento e sceglierà un bene simile offerto da un produttore diverso, ma altri rimarranno fedeli al bene acquistato fino a quel momento. Di conseguenza, ciascuna impresa avrà di fronte una curva di domanda individuale non totalmente piatta, come in concorrenza perfetta, ma inclinata negativamente. Ciò che differenzia la concorrenza monopolistica dall’oligopolio (v.), invece, è la mancanza di interazione fra le imprese.
L’esempio tipico di un mercato di concorrenza monopolistica è costituita dai negozi al dettaglio, ad esempio di generi alimentari. In questo caso, l’elemento di differenziazione fra prodotti è la collocazione del negozio: per l’utente tipico, il negozio di alimentari che conta è quello sotto casa, o quello nella strada accanto, o magari, se i prezzi sono eccellenti, quello di due strade più in là.
Il modello teorico della concorrenza monopolistica fu proposto per la prima volta da E. Chamberlin (v.) nel modello del grande gruppo e da J. Robinson (v.).
Esso si pone ad un livello intermedio tra i due modelli estremi: quello della concorrenza perfetta e del monopolio (v.).
L’equilibrio dell’impresa in regime di concorrenza monopolista è rappresentato, come nel caso del monopolio, dall’uguaglianza tra il costo marginale (v.) e il ricavo marginale (v.). Tale condizione assicura all’impresa il massimo profitto.
Come in regime di monopolio, anche nella concorrenza monopolistica l’imprenditore si assicura un extraprofitto (v.) pari alla differenza tra il prezzo di vendita ed il costo medio.
Il mercato in concorrenza monopolistica, però, dispone di poche barriere effettive per impedire l’ingresso di nuove imprese. Queste ultime, attratte dagli alti profitti, inizieranno a produrre e a vendere prodotti analoghi e si approprieranno di parte della domanda del mercato.
Immaginando una trasposizione grafica della situazione, come quella in figura, la curva del ricavo medio delle imprese già presenti sul mercato subirà uno spostamento verso il basso fino a divenire tangente alla curva del costo medio nel punto A a cui corrisponde la quantità prodotta Q.
Per questo livello produttivo il costo marginale dell’impresa è uguale al suo ricavo marginale (punto B) per cui l’impresa realizza la condizione di equilibrio.
Nel lungo periodo, quindi, l’impresa in regime di concorrenza monopolistica produrrà quella quantità che le consente di eguagliare ricavo medio e costo medio da un lato e costo marginale dall’altro. Gli extra-profitti verranno, così, ridotti a zero dall’ingresso di nuovi concorrenti.
L’impresa operante in regime di concorrenza monopolistica non utilizza efficientemente le risorse produttive a sua disposizione in quanto, rispetto all’impresa in concorrenza perfetta, produce una quantità inferiore (Q) ad un costo medio superiore (A): come è possibile riscontrare dal grafico, infatti, l’impresa in concorrenza perfetta produrrà la quantità Q1, che le consente di eguagliare costo medio e costo marginale (punto G) ed in tale punto il costo medio è inferiore a quello corrispondente al punto A che rappresenta il punto di equilibrio per l’impresa in regime di concorrenza monopolistica.