Concentrazione (Concentration)

In statistica, un carattere (v.) trasferibile X si definisce concentrato se l’ammontare complessivo dello stesso è posseduto da un numero ridotto di unità. Quando tutte le unità di un collettivo possiedono il carattere nella stessa misura si parla di concentrazione nulla (o equidistribuzione) mentre se uno solo possiede l’intero ammontare del carattere si parla di concentrazione massima.
La misura della concentrazione avviene tramite il rapporto di concentrazione (v.).
Se in un sistema di assi cartesiani si rappresentano sulle ascisse le frequenze relative cumulate (v.) e sulle ordinate il corrispondente ammontare relativo cumulato del carattere, si ottiene una serie di punti che, uniti, formano la spezzata di concentrazione (Curva di Lorenz). La curva di equidistribuzione è evidentemente la retta che congiunge l’origine (0, 0) con il punto (1, 1). L’area compresa tra la curva di equidistribuzione e quella di concentrazione è denominata area di concentrazione. Si dimostra che il rapporto tra queste due aree è pari al rapporto di concentrazione (v.).

Comunismo di guerra (Communism war)

Termine con il quale si indicano le scelte economiche adottate in seguito alla rivoluzione bolscevica del 1917, che coincise con un periodo (1918-1921) di gravi disordini interni in Russia (guerra civile e guerra polacca).
Tali scelte (ispirate dai comunisti Kritsmann e Larin) furono molto radicali, prevedendo la completa nazionalizzazione di tutte le industrie, il rigido controllo di queste ultime da parte dei sindacati dei consigli operai, l’obbligo di ammassare i prodotti agricoli per i contadini e il razionamento delle scorte. Se in un primo momento tali scelte furono dettate da esigenze proprie di qualunque nazione in tempo di guerra, in seguito esse assunsero caratteri più marcatamente dirigistici. Si realizzò, infatti, un completo controllo di tutte le varie fasi del processo produttivo, pianificando la produzione di ogni singola impresa in termini fisici. La retribuzione dei lavoratori avveniva, ove possibile, attraverso compensi in natura e tutte le fasi che vanno dalla produzione delle merci al consumo (ovvero le varie fasi della distribuzione) furono gestite da un’autorità centrale.
In seguito alle gravi tensioni sociali che l’adozione di queste scelte economiche produssero (soprattutto per il rifiuto da parte dei contadini di consegnare i prodotti per l’ammasso), il comunismo di guerra fu sostituito, nel 1921, con la nuova politica economica (v. NEP).

Comunismo (Communism)

Regime economico che mira ad abolire ogni forma di proprietà privata dei mezzi di produzione e a mettere in comune i patrimoni materiali di tutte le persone appartenenti ad una società; tali patrimoni saranno distribuiti a ciascun componente il nucleo sociale secondo i propri bisogni, realizzando in tal modo la piena eguaglianza sociale, l’armonia e la cooperazione tra gli uomini e l’abolizione di ogni differenza di classe.
Il termine comunismo è stato variamente interpretato negli ultimi secoli, ma la sua diffusione è certamente legata all’adozione di tale parola da parte di Marx (v.) ed Engels nel Manifesto del partito comunista dove il significato ad esso attribuito veniva riassunto nella frase «da ciascuno secondo le sue possibilità, a ciascuno secondo i suoi bisogni».
Nel pensiero economico (e politico) di Marx il comunismo rappresenta l’ultimo stadio del processo di evoluzione dei «rapporti di produzione». Schematicamente tali stadi sono: l’economia primitiva, la schiavitù, il feudalesimo, la rivoluzione borghese (e quindi la fase capitalistica), la rivoluzione proletaria (che dà vita alla fase del socialismo) e quindi il comunismo. Marx prevedeva una rapida caduta del sistema capitalistico (v. Capitalismo) anche a causa delle contraddizioni interne di tale sistema economico (si ricordi la legge della caduta tendenziale del saggio di profitto). Al capitalismo era destinato a succedere un periodo transitorio che si sarebbe instaurato in seguito alla rivoluzione proletaria: il socialismo (v.). In tale fase, pur non essendoci ancora una completa affrancazione dell’individuo dai valori propri della società capitalistica, si sarebbe realizzata una prima fase del processo che avrebbe condotto, inevitabilmente, alla méta: comunione dei mezzi di produzione e distribuzione della produzione secondo il contributo fornito da ciascun lavoratore al processo produttivo (anche se la scarsità delle risorse non avrebbe permesso ancora di dare «a ciascuno secondo i propri bisogni»). Storicamente la fase finale prevista da Marx, ovvero il comunismo, non si è mai realizzata, anche se alcuni paesi che avevano adottato un sistema economico improntato a principi socialisti (ed il riferimento va in particolare all’ex URSS e alla Cina Popolare) hanno più volte annunciato il passaggio ad essa. In concreto i connotati che dovrebbero caratterizzare un sistema economico (e politico) comunista sono:
— distribuzione del reddito in funzione dei bisogni e non del lavoro prestato;
— scomparsa di tutte le classi sociali e, di conseguenza, socializzazione di tutti i mezzi di produzione;
— assenza di qualunque struttura statale;
— aumento della produttività dei lavoratori che comporta un aumento delle quantità di beni prodotti e quindi la fine della scarsità, che costituiva il motivo principale della lotta di classe;
— maggiore eguaglianza nella retribuzione e nelle condizioni di vita di tutti;
— scomparsa di dualismi che costituivano motivo di attrito tra le varie classi sociali (campagna-città, lavoro manuale e lavoro specializzato ecc.);
— abolizione della grande proprietà privata; ciò vuol dire che sarebbe stata ammessa la piccola proprietà privata;
— l’estensione del sistema economico comunista a tutti i paesi data la sua incompatibilità con la sopravvivenza di altri sistemi economici.
È evidente come il comunismo rappresenti una sorta di utopia bolscevica in cui la scomparsa di qualunque struttura politica e il superamento dell’individualismo, proprio dei sistemi economici capitalistici, avrebbe rappresentato la fase ultima del processo capace di consentire a tutti gli uomini di vivere nell’abbondanza e nella libertà. È tuttavia altrettanto evidente come, alla luce degli eventi storici che hanno contraddistinto gli ultimi decenni, l’utopia sia destinata a restare tale. Le difficoltà politiche, sociali ed economiche che hanno incontrato molti paesi socialisti nel superamento della fase che avrebbe dovuto condurre al comunismo sono risultate insormontabili.