CARICOM [Caribbean Community and Common Market – Mercato Comune e Comunità dei Caraibi]

Istituito il 4 luglio 1973 da Barbados, Giamaica, Guyana, Trinidad e Tobago, comprende ora Antigua, Barbuda, Belize, Dominica, Granada, Montserrat, Saint Kitts e Nevis, Saint Lucia, Saint Vincent e Grenadine, Suriname.
Bahama aderisce alla Comunità, ma si è astenuta dal mercato comune. La Repubblica di Haiti sebbene abbia soddisfatto tutti i termini e le condizioni richieste per divenire membro della CARICOM, non ha ancora depositato presso il Segretariato Generale un documento di adesione. Appena sarà esperita tale formalità Haiti diventerà membro effettivo della CARICOM.
Sono membri associati le Isole Vergini Britanniche, Turks, Caicos, Anguilla. La Comunità ha sede a Georgetown in Guyana, persegue l’integrazione doganale tra i membri e coordina altre politiche come la sanità o gli affari esteri degli stessi. Organi più importanti sono la Conferenza dei Capi di Governo, il Consiglio del Mercato Comune e il Segretariato.
Il CARICOM rappresenta un’evoluzione dell’associazione di libero scambio dei Caraibi (CARIFTA), istituita nel 1965 e scomparsa allorché gli Stati aderenti decisero di passare ad una più intensa forma di integrazione economica (il mercato comune) nel 1973.

Carico fiscale (Tax burden)

Importo complessivo del prelievo fiscale cui soggiace il contribuente a seguito dell’applicazione di un tributo.
Sovente il carico fiscale, a causa di particolari effetti economici dell’imposta, non grava sul contribuente diretto (inciso), ma viene da questi trasferito su un altro soggetto, definito contribuente di fatto (o percosso). Tale meccanismo non è, tuttavia, solo frutto di una specifica scelta del contribuente che effettua il c.d. ammortamento dell’imposta (v.), ma spesso è espressamente previsto nella struttura applicativa del tributo: nell’IVA (v.) ad esempio, il meccanismo di rivalsa consente il trasferimento del carico fiscale dal produttore al distributore e da questi al consumatore finale.
Spesso si fa coincidere il carico fiscale con l’onere tributario: in realtà quest’ultimo non è necessariamente collegato ad un prelievo ma può consistere in un obbligo di altra natura cui un soggetto è tenuto in base alla legge (obbligo di collaborazione, obbligo di esibizione di atti e documenti, obbligo di registrazione ecc.).

CAPM [Capital Asset Pricing Model]

Elaborato da W. Sharpe (v.), è un modello che, ponendo in relazione rendimento (v.) e rischio di un investimento in titoli, individua la composizione ottimale di portafoglio e l’efficienza dei mercati finanziari.
Per comprendere il meccanismo del CAPM, posto alla base della moderna teoria dei prezzi nei mercati finanziari, bisogna fare riferimento all’assunto di Markowitz (v.) secondo cui gli investitori nelle scelte di portafoglio (v.) sono condizionati da due fattori: rendimento e rischio connesso all’investimento. Classificando tutti i probabili portafogli in base al massimo rendimento atteso per un dato rischio, si giunge alla definizione della cosiddetta frontiera dei portafogli efficienti. L’investitore opterà per quel portafoglio caratterizzato dalla combinazione rendimento-rischio da lui reputata ottimale.
Con il modello CAPM, Sharpe ha introdotto un’ulteriore specificazione, fermo restando che i fattori che influenzano l’investitore nella scelta del portafoglio sono il rendimento ed il rischio. Egli, considerando il rischio connesso ad ogni titolo come il rapporto esistente tra la non prevedibilità del rendimento del titolo e la non prevedibilità del rendimento del portafoglio sul mercato, ha distinto il rischio non sistematico (rischio insito in ogni titolo) dal rischio sistematico o di mercato (riferito a tutti i titoli).
Così, mentre è possibile annullare il rischio sistematico mediante una diversificazione dei portafogli (rischio diversificabile), non è invece possibile annullare quello non sistematico (rischio non diversificabile).
Di conseguenza, nella gestione del portafoglio titoli sarà necessario considerare il valore che detto rischio assume; valore che è espresso dall’indice beta (v.), il quale misura la variazione del rendimento di un titolo rispetto alla variazione del rendimento medio del mercato.
Nel grafico sono riportati sull’asse delle ascisse il rischio di mercato dei titoli azionari e sull’asse dell’ordinate il rendimento atteso dall’investimento. La linea del mercato dei capitali ha origine nel punto r0, in quanto fino a quel punto il rendimento del titolo è certo ed il rischio di mercato è nullo (è il tipico caso dei titoli di Stato). In questo punto il coefficiente b, che misura il rischio di mercato, è pari a 0. Procedendo sulla linea di mercato dei capitali si dimostra come in un mercato competitivo i rendimenti attesi, posti a confronto con i rischi addizionali, sono proporzionati all’indice b; per questo motivo nel punto A vi è perfetta correlazione (v.) tra l’andamento generale del mercato ed un particolare investimento. Invero per tutti i punti sulla linea del mercato vi è perfetta correlazione tra queste due grandezze; il rischio non sistematico può essere annullato attraverso la diversificazione del portafoglio azionario.
L’unico rischio non diversificabile è quello legato all’andamento del mercato ed è appunto misurato attraverso il coefficiente b.