Capacità utilizzata (Capacity use)

Parte della capacità produttiva di un impianto, settore od intero sistema economico effettivamente utilizzata in un dato momento.
È misurata mediante un raffronto con la capacità produttiva (v.) potenziale o attraverso indagini dirette svolte presso gli operatori economici; in quest’ultima ipotesi, a causa della diversità dei criteri adottati per la sua misurazione, è difficile ottenere dei dati agevolmente aggregabili e confrontabili. Gli indicatori della capacità sono impiegati nell’analisi economica per trarre informazioni circa le fasi cicliche del sistema economico e la situazione di determinati settori e nell’econometria, la quale inserisce la capacità utilizzata tra le variabili che influiscono sulle scelte di breve periodo degli operatori.

Capacità produttiva (Production capacity)

È la quantità massima di prodotto che può essere ottenuta da un’entità economica (sia essa un’impresa o un sistema economico) dati i fattori di produzione (v.) che possono essere utilizzati e tenendo conto di quei vincoli di carattere politico, sociale o tecnico che potrebbero in qualche modo impedire la realizzazione di tale obiettivo. Con riferimento alla capacità produttiva di un sistema economico (o di un’impresa) non può essere adottata una semplice valutazione meccanicistica per definire le capacità potenziali; in altre parole non si può affermare che, dato un certo quantitativo di risorse disponibili, vi sarà necessariamente un certo output produttivo. Per questo motivo la definizione di capacità produttiva non può essere semplicemente risolta in un nesso causa-effetto; bisogna sempre considerare le condizioni ed i fattori che possono influire sul processo produttivo (difficoltà di approvvigionamenti, scarsa circolazione di informazioni ecc.).
In effetti essa può essere espressa solo come capacità potenziale ovvero come quantità massima che può essere prodotta in assenza di strozzature nel sistema economico o nell’azienda.

Capacità contributiva (Ability)

Principio attraverso il quale l’onere fiscale viene ripartito tra i cittadini di uno Stato in base alla capacità economica di ognuno di essi.
La capacità economica si sostanzia in quanto ogni contribuente riesce a produrre.
Indici diretti di tale produttività sono il reddito, il patrimonio, mentre indici indiretti sono il consumo (v.) e i trasferimenti (v.). L’applicazione del principio della capacità contributiva deve rispettare:
— l’equità orizzontale, garantendo un trattamento uguale per coloro che si trovano nelle stesse condizioni;
— l’equità verticale, tassando in modo diverso i contribuenti con capacità contributiva diversa.
Una possibilità di individuare un significato più preciso del termine capacità contributiva viene offerta dal principio del sacrificio (v.).

Canali di creazione della base monetaria (Channels creation of base money)

Fonti dell’offerta di base monetaria (v.). Tradizionalmente si individuano i seguenti settori:
— le banche; esse chiedono finanziamenti alla Banca centrale (v.), attraverso anticipazioni e risconti; in tal modo la Banca centrale inietta base monetaria nel sistema;
— il Tesoro, il cui fabbisogno finanziario può venire coperto con il ricorso al conto corrente di tesoreria presso la Banca Centrale;
— l’estero, poiché un surplus (deficit) della bilancia dei pagamenti si traduce in una iniezione (distruzione) di base monetaria;
— altri settori, in cui avvengono operazioni atipiche quali l’acquisto di titoli non di Stato ed altre operazioni diverse.
In Italia la base monetaria (BM) fino al 1999 comprendeva i biglietti della Banca d’Italia, monete di Stato, depositi presso le autorità monetarie (depositi delle banche presso Bankitalia, margine disponibile in conto anticipazioni presso la Banca centrale, depositi delle banche presso il Tesoro) e le valute estere immediatamente convertibili in valuta nazionale.
Dal 1° gennaio 1999, a seguito della partecipazione dell’Italia alla moneta unica europea (v. UEM), le tradizionali definizioni di base monetaria hanno perso senso: così, ad esempio, il canale estero è ora definito come la posizione netta dell’Eurosistema (composto dalla BCE e dalle Banche Centrali dei paesi che partecipano all’Unione Monetaria) nei confronti dei residenti al di fuori dell’area euro.
Alla luce di quanto appena detto i canali di creazione della base monetaria nell’area dell’euro (v.) sono così individuati:
— oro e crediti in oro detenuti dalla BCE (v.) e dalle banche centrali nazionali (v. BCN);
— attività nette in valuta (riferite a valute esterne all’area dell’euro e, dunque, con esclusione delle valute dei quattro paesi che non partecipano all’euro);
— prestiti alle istituzioni finanziarie monetarie (v. IFM): operazioni di mercato aperto, operazioni di rifinanziamento ecc.;
— crediti verso la Pubblica Amministrazione (include i crediti concessi prima del 1994 e ancora in essere);
— altre attività di minore rilevanza.