Capitalizzazione di Borsa

Valore monetario dei titoli di una società ottenuto moltiplicando il numero delle azioni che compongono il capitale sociale per la quotazione di Borsa delle stesse.
La capitalizzazione di Borsa è un dato che, opportunamente comparato con altre grandezze (reddito netto, cash flow), permette di determinare se i titoli in questione sono sottovalutati o sopravalutati.

Capitalizzazione composta

Tecnica di determinazione del valore del capitale dato o preso a prestito, ad un certo tasso d’interesse (v.) e per un certo periodo di tempo, ed in cui gli interessi vengono periodicamente capitalizzati e su cui maturano nuovi interessi.
In formula:

M = C(1 + i)n

dove M è il montante (valore del capitale alla fine del periodo considerato), C è il capitale iniziale, i tasso di interesse unitario anno, n il tempo espresso in anni.

Capitalismo renano

Espressione riferita ad un tipo di organizzazione economica ed istituzionale, nata in Germania e successivamente diffusasi in Giappone.
Nel modello in esame la proprietà della grande impresa è condivisa da azionisti formati da:
— grandi banche;
— società di assicurazione;
— fondazioni legate alle imprese;
— fondi collegati ai dipendenti o ai sindacati.
Al contrario di quanto accade nel capitalismo anglosassone (v.), in quello renano gli azionisti partecipano attivamente alla gestione quotidiana dell’impresa affiancandosi ai managers e ai rappresentanti dei dipendenti dell’azienda.
Esiste, inoltre, un rapporto costante fra l’impresa e le istituzioni pubbliche, il che contribuisce a rendere stabile il complesso equilibrio fra le diverse forze che fanno capo all’impresa. Il fitto intreccio di rapporti, fra i diversi attori sociali, afferma e contemporaneamente rafforza l’idea che l’impresa non è un bene qualunque e non può essere, quindi, acquistata o venduta come un qualsiasi altro bene.
Ciò esclude a priori la possibilità di take over ostili, i quali sono invece fortemente osteggiati

Capitalismo anglosassone

Concetto assunto a notorietà, nei primi anni Novanta, in seguito alla pubblicazione di uno studio di Michel Albert sulle caratteristiche istituzionali ed economiche del capitalismo negli Stati Uniti e nei paesi anglosassoni in genere.
In tali paesi l’assetto delle imprese è caratterizzato dalla netta divisione fra proprietari (azionisti privati, fondi di investimento, fondi pensione, imprese di assicurazione) e managers. Il ruolo degli azionisti nella gestione dell’impresa è sostanzialmente anonimo e marginale, poiché essi sono interessati solo al flusso di profitti che l’impresa è in grado di produrre.
Al contrario, ai managers è affidata l’effettiva gestione delle imprese; i loro obiettivi, però, possono essere profondamente diversi (a volte, addirittura in contrasto) da quelli dei proprietari: massimizzazione dei propri stipendi, semplice sopravvivenza dell’impresa ecc.
I conflitti fra azionisti e managers sorgono, vista la divisione dei compiti e i diversi obiettivi, nel momento in cui i primi vedono minacciati i loro diritti di proprietari. Da qui nasce la paura di acquisizione ostili, l’ossessione del breve periodo che conducono a stretegie aziendali spesso distruttive.
L’esistenza, poi, di un mercato finanziario molto dinamico e soprattutto molto informato sugli andamenti delle imprese, spinge i proprietari a pretendere delle strategie aziendali capaci di contenere eventuali take over ostili.
L’organizzazione e la gestione delle imprese nell’ambito del modello di capitalismo anglosassone sono diametralmente opposte a quelle riscontrabili nel modello di capitalismo renano (