DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 30 dicembre 2010 Scioglimento del consiglio comunale di Desio e nomina del commissario straordinario.

Aggiornamento offerto dal dott. Domenico Cirasole

Gazzetta Ufficiale – Serie Generale n. 14 del 19-1-2011

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Considerato che nelle consultazioni elettorali del 28 e 29 marzo
2010 sono stati rinnovati gli organi elettivi del comune di Desio
(Milano);
Viste le dimissioni contestuali rassegnate da diciassette
consiglieri, a seguito delle quali non puo’ essere assicurato il
normale funzionamento degli organi e dei servizi;
Ritenuto, pertanto, che ricorrano gli estremi per far luogo allo
scioglimento della suddetta rappresentanza;
Visto l’art. 141, comma 1, lettera b), n. 3, del decreto
legislativo 18 agosto 2000, n. 267;
Sulla proposta del Ministro dell’interno, la cui relazione e’
allegata al presente decreto e ne costituisce parte integrante;

Decreta:

Art. 1

Il consiglio comunale di Desio (Milano) e’ sciolto.

Art. 2

La dott.ssa Maria Carmela Nuzzi e’ nominata commissario
straordinario per la provvisoria gestione del comune suddetto fino
all’insediamento degli organi ordinari, a norma di legge.
Al predetto commissario sono conferiti i poteri spettanti al
consiglio comunale, alla giunta ed al sindaco.
Dato a Roma, addi’ 30 dicembre 2010

NAPOLITANO

Maroni, Ministro dell’interno

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DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 11 gennaio 2011 Proroga dello stato di emergenza conseguente all’eccessivo affollamento degli istituti penitenziari presenti sul territorio nazionale.

Aggiornamento offerto dal dott. Domenico Cirasole

Gazzetta Ufficiale – Serie Generale n. 16 del 21-1-2011

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI Visto l’art. 5, comma 1, della legge 24 febbraio 1992, n. 225; Visto l’art. 107 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112; Visto il decreto-legge 7 settembre 2001, n. 343, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 novembre 2001, n. 401; Visto l’art. 44-bis del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 207, convertito, con modificazioni nella legge 27 febbraio 2009, n. 14; Visto il decreto-legge 30 dicembre 2009, n. 195; Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri in data 13 gennaio 2010, con il quale e’ stato dichiarato lo stato di emergenza conseguente all’eccessivo affollamento degli istituti penitenziari presenti sul territorio nazionale; Considerato che la dichiarazione dello stato di emergenza e’ stata adottata per fronteggiare situazioni che, per intensita’ ed estensione, richiedono l’utilizzo di mezzi e poteri straordinari; Considerato che sono ancora in corso di realizzazione le iniziative di carattere straordinario ed urgente finalizzate alla realizzazione di nuove infrastrutture carcerarie ed all’ammodernamento ed ampliamento di quelle esistenti; Ravvisata, quindi, la necessita’ di mantenere il regime derogatorio per il completamento degli interventi finalizzati ad assicurare la tutela della salute e la sicurezza dei detenuti, garantendo una migliore condizione di vita degli stessi e la funzione rieducativa della pena; Viste le iniziative poste in essere dal Dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri in attuazione della direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 27 luglio 2010 recante: «Indirizzi per lo svolgimento delle attivita’ propedeutiche alle deliberazioni del Consiglio dei Ministri da adottare ai sensi dell’art. 5, comma 1, della legge 24 febbraio 1992, n. 225»; Ritenuto che ricorrono, quindi, nella fattispecie in rassegna, i presupposti previsti dall’art. 5, comma 1, della legge 24 febbraio 1992, n. 225 per la proroga dello stato di emergenza; Vista la nota del Commissario delegato del 19 novembre 2010; Sentito il Ministro della giustizia; Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione dell’11 gennaio 2011; Decreta: Ai sensi e per gli effetti dell’art. 5, comma 1, della legge 24 febbraio 1992, n. 225, in considerazione di quanto espresso in premessa, e’ prorogato, fino al 31 dicembre 2011, lo stato di emergenza conseguente all’eccessivo affollamento degli istituti penitenziari presenti sul territorio nazionale. Il presente decreto sara’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana. Roma, 11 gennaio 2011 Il Presidente: Berlusconi

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MINISTERO DELLA GIUSTIZIA DECRETO 22 novembre 2010, n. 253

Regolamento di attuazione dell’articolo 3 della legge 3 agosto 2009, n. 114, di ratifica ed esecuzione dell’Accordo tra gli Stati Membri dell’U.E. relativo allo statuto dei militari e del personale civile distaccati presso le istituzioni dell’Unione Europea, dei Quartieri generali e delle Forze che potrebbero essere messi a disposizione dell’U.E. (SOFA-UE), fatto a Bruxelles il 17 novembre 2003

Aggiornamento offerto dal dott. Domenico Cirasole

Gazzetta Ufficiale – Serie Generale n. 26 del 2-2-2011

IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA

di concerto con

IL MINISTRO DELLA DIFESA

e con

IL MINISTRO DELL’ECONOMIA
E DELLE FINANZE

Visto l’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400;
Visto l’Accordo tra gli Stati membri dell’Unione Europea relativo
allo statuto dei militari e del personale civile distaccati presso le
istituzioni dell’Unione europea, dei quartieri generali e delle forze
che potrebbero essere messi a disposizione dell’Unione europea (SOFA
– UE) fatto a Bruxelles il 17 novembre 2003;
Visto l’articolo 3 della legge 3 agosto 2009, n. 114, di ratifica
ed esecuzione dell’Accordo tra gli Stati membri dell’Unione Europea
relativo allo statuto dei militari e del personale civile distaccati
presso le istituzioni dell’Unione Europea, dei quartieri generali e
delle forze che potrebbero essere messi a disposizione dell’Unione
europea, di seguito denominato semplicemente «Accordo SOFA – UE»,
fatto a Bruxelles il 17 novembre 2003;
Considerato che, ai sensi del citato articolo 3 della legge n. 114
del 2009 occorre individuare le Autorita’ Competenti e definire le
procedure e le modalita’ per l’attuazione degli articoli 8, parr. 3 e
5, e 17, par. 6, dell’Accordo SOFA – UE;
Udito il parere del Consiglio di Stato, espresso dalla Sezione
consultiva per gli atti normativi nell’adunanza del 22 luglio e del
25 ottobre 2010 (n. 03260/2010);
Vista la comunicazione alla Presidenza del Consiglio dei Ministri
in data 12 novembre 2010;

Adotta
il seguente regolamento:

Art. 1

Definizioni

1. Ai sensi del presente per «autorita’ competente» ai sensi
dell’articolo 8 dell’Accordo SOFA – UE si intende l’autorita’ dello
Stato d’origine che sospende, senza pregiudicare gli interessi
dell’Unione Europea, le immunita’ dei militari e del personale civile
distaccati presso le istituzioni dell’Unione Europea, qualora tali
immunita’ impediscano alla giustizia di fare il suo corso.

Art. 2

Individuazione della Autorita’ competente

1. L’Autorita’ competente per l’attuazione dell’articolo 8 –
paragrafi 3 e 5 – relativo alla concessione e sospensione delle
immunita’ riconosciute ai militari e al personale civile distaccati
presso le istituzioni dell’UE, nell’ambito della preparazione ed
esecuzione dei compiti di cui all’articolo 17, paragrafo 2 del
Trattato sull’Unione Europea, e’ il Ministero da cui dipende il
citato personale o il Ministero che, comunque, ne ha disposto
l’impiego.

Art. 3 Procedure per l’attuazione 1. Per l’attuazione dell’articolo 8, parr. 3 e 5 dell’Accordo SOFA – UE, l’Autorita’ nazionale competente ai sensi dell’articolo 2, su richiesta di un’autorita’ competente o un organo giudiziario di un Paese membro, che ritengano che si sia verificato un abuso dell’immunita’ concessa a norma dell’articolo 8, paragrafo 3, provvede a: a) accertare la sussistenza di tale abuso; b) verificare che l’eventuale sospensione non pregiudichi gli interessi dell’Unione Europea; c) attivare, anche avvalendosi del Ministero degli affari esteri, le procedure di consultazione di cui all’articolo 8, par. 5, dell’Accordo SOFA – UE. 2. Le attivita’ di cui al comma 1 implicano una valutazione della condotta del soggetto alla luce delle specifiche mansioni attinenti all’incarico ricoperto, in coordinamento con l’istituzione di impiego dell’Unione europea.

Art. 3

Procedure per l’attuazione

1. Per l’attuazione dell’articolo 8, parr. 3 e 5 dell’Accordo SOFA
– UE, l’Autorita’ nazionale competente ai sensi dell’articolo 2, su
richiesta di un’autorita’ competente o un organo giudiziario di un
Paese membro, che ritengano che si sia verificato un abuso
dell’immunita’ concessa a norma dell’articolo 8, paragrafo 3,
provvede a:
a) accertare la sussistenza di tale abuso;
b) verificare che l’eventuale sospensione non pregiudichi gli
interessi dell’Unione Europea;
c) attivare, anche avvalendosi del Ministero degli affari esteri,
le procedure di consultazione di cui all’articolo 8, par. 5,
dell’Accordo SOFA – UE.
2. Le attivita’ di cui al comma 1 implicano una valutazione della
condotta del soggetto alla luce delle specifiche mansioni attinenti
all’incarico ricoperto, in coordinamento con l’istituzione di impiego
dell’Unione europea.

Art. 4

Modalita’ di attuazione

1. Al ricevimento, da parte di un’autorita’ competente o di un
organo giudiziario di un Paese membro, della segnalazione di un abuso
da parte del militare o del personale civile dell’immunita’ di
giurisdizione concessa a norma dell’articolo 8, par. 3 dell’Accordo
SOFA – UE, l’autorita’ che ha disposto l’impiego del dipendente e la
pertinente istituzione dell’UE:
a) acquisiscono tutte le informazioni necessarie in possesso del
segnalante;
b) effettuano una prima verifica, anche documentale, dell’eventuale
superamento dei limiti di copertura della su citata immunita’;
c) accertano se il mantenimento dell’immunita’ costituisca
effettivo impedimento agli ulteriori adempimenti di giustizia;
d) verificano che l’eventuale sospensione dell’immunita’ non
arrechi pregiudizio agli interessi dell’Unione europea.
2. Esperiti gli adempimenti di cui al comma 1 ed esaurite le
procedure di consultazione di cui all’articolo 3, comma 1, che
costituiscono la fase istruttoria della procedura di sospensione
dell’immunita’, il Ministro adotta la propria decisione dandone
contestuale comunicazione:
a) al diretto interessato;
b) al responsabile dell’ente da cui direttamente dipende;
c) alla pertinente organizzazione dell’Unione Europea;
d) alla autorita’ giudiziaria procedente;
e) al Ministro della giustizia.
3. Nel caso previsto dall’articolo 8, par. 6, dell’Accordo SOFA –
UE, il Ministro competente trasmette tutta la documentazione raccolta
e i provvedimenti adottati alla istituzione dell’UE competente per la
composizione della controversia.

Art. 5

Rinuncia alla priorita’ nell’esercizio della giurisdizione

1. Le istanze di rinuncia al diritto di priorita’ nell’esercizio
della giurisdizione riconosciuto allo Stato italiano ai sensi
dell’articolo 17, par. 6, lettera c), del predetto Accordo, sono
dirette al Ministro della giustizia, per il tramite del Ministero
degli affari esteri ovvero del procuratore della Repubblica presso il
Tribunale territorialmente competente. Costoro le inoltrano,
corredate da un rapporto informativo, al Procuratore generale
territorialmente competente che le trasmette immediatamente con le
osservazioni del caso.
2. Della presentazione dell’istanza di rinuncia viene data, in ogni
caso, immediata comunicazione all’autorita’ giudiziaria procedente.
3. Il Ministro della giustizia, sentito in ogni caso il Ministro
per gli affari esteri, se riconosce ammissibile l’istanza e ritiene
opportuno che si faccia luogo alla rinunzia al diritto di priorita’
nell’esercizio della giurisdizione, ne fa richiesta all’autorita’
giudiziaria competente per il procedimento. Tale richiesta non puo’
essere fatta dopo che sia stato notificato all’imputato l’atto con
cui il pubblico ministero ha esercitato dell’azione penale.
4. Il giudice, accertata la esistenza delle condizioni previste
dalla legge per l’ammissibilita’ e la validita’ della rinuncia,
dichiara con sentenza la rinunzia al diritto di priorita’
nell’esercizio della giurisdizione.
5. In ogni caso la pronuncia del giudice sulla richiesta del
Ministro e’ comunicata all’autorita’ dello Stato che ha fatto istanza
per la rinuncia.
6. Le disposizioni del presente decreto si osservano, in quanto
applicabili, anche nel caso in cui il Ministro della giustizia
intenda di sua iniziativa richiedere che sia dichiarata la rinuncia
al diritto di priorita’ nell’esercizio della giurisdizione da parte
delle autorita’ giudiziarie italiane in favore dell’altro Stato.

Art. 6

Istanza di rinuncia alla priorita’
nell’esercizio della giurisdizione

1. L’istanza di rinuncia al diritto di priorita’ nell’esercizio
della giurisdizione, riconosciuto allo Stato italiano in qualita’ di
Stato di origine ai sensi dell’articolo 17 dell’Accordo SOFA – UE, e’
fatta dal Ministro della giustizia, per il tramite del Ministero
degli affari esteri, alle competenti autorita’ dell’altro Stato, di
intesa con il Ministro da cui dipende il personale sottoposto a
procedimento penale o il Ministro che, comunque, ne ha disposto
l’impiego.

Art. 7 Reati militari 1. Se la cognizione del reato rientra nella competenza dell’autorita’ giudiziaria militare, il Ministro della giustizia provvede di intesa con il Ministro della difesa.

Art. 8

Obbligo di informazione

1. Le autorita’ giudiziarie competenti comunicano al Ministro della
giustizia, di loro iniziativa o su richiesta di quest’ultimo, le
informazioni occorrenti per l’esercizio delle facolta’ indicate negli
articoli che precedono.

Art. 9 Comunicazione della rinuncia alla priorita’ nell’esercizio della giurisdizione da parte dello Stato di origine 1. La rinuncia da parte dello Stato di origine al diritto di priorita’ nell’esercizio della giurisdizione e’ notificata, anche tramite il Ministro per gli affari esteri, al Ministero della giustizia, che provvede a trasmetterla senza indugio all’autorita’ giudiziaria competente. Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare. Roma, 22 novembre 2010 Il Ministro della giustizia Alfano Il Ministro della difesa La Russa Il Ministro dell’economia e delle finanze Tremonti Visto, il Guardasigilli: Alfano Registrato alla Corte dei conti il 14 gennaio 2011 Ministeri istituzionali, registro n. 1, foglio n. 163

Testo non ufficiale. La sola stampa del bollettino ufficiale ha carattere legale.

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DECRETO LEGISLATIVO 23 dicembre 2010 , n. 264

DECRETO LEGISLATIVO 23 dicembre 2010 , n. 264
Attuazione della direttiva 2005/47/CE del Consiglio, del 18 luglio 2005, concernente l’accordo tra la Comunita’ delle ferrovie europee (CER) e la Federazione europea dei lavoratori dei trasporti (ETF) su taluni aspetti delle condizioni di lavoro dei lavoratori mobili che effettuano servizi di interoperabilita’ transfrontaliera nel settore ferroviario.

Aggiornamento offerto dal dott. Domenico Cirasole

Gazzetta Ufficiale – Serie Generale n. 33 del 10-2-2011

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;
Vista la direttiva 93/104/CE del Consiglio, del 23 novembre 1993,
concernente taluni aspetti dell’organizzazione dell’orario di lavoro;
Vista la direttiva 2000/34/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 22 giugno 2000, che modifica la direttiva 93/104/CE al
fine di comprendere i settori e le attivita’ esclusi dalla suddetta
direttiva;
Vista la direttiva 2003/88/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 4 novembre 2003, concernente taluni aspetti
dell’organizzazione dell’orario di lavoro, che codifica e abroga la
direttiva 93/104/CE;
Visto l’accordo, stipulato il 27 gennaio 2004, tra la Comunita’
delle ferrovie europee (CER) e la Federazione europea dei lavoratori
dei trasporti (ETF) su taluni aspetti delle condizioni di lavoro dei
lavoratori mobili che effettuano servizi di interoperabilita’
transfrontaliera nel settore ferroviario;
Vista la direttiva 2005/47/CE del Consiglio, del 18 luglio 2005,
concernente l’accordo tra la Comunita’ delle ferrovie europee (CER) e
la Federazione europea dei lavoratori dei trasporti (ETF) su taluni
aspetti delle condizioni di lavoro dei lavoratori mobili che
effettuano servizi di interoperabilita’ transfrontaliera nel settore
ferroviario;
Visto il decreto legislativo 8 aprile 2003, n. 66, recante
attuazione della direttiva 93/104/CE e della direttiva 2000/34/CE
concernenti taluni aspetti dell’organizzazione dell’orario di lavoro;
Vista la legge 4 giugno 2010, n. 96, recante disposizioni per
l’adempimento di obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia
alle Comunita’ europee – Legge comunitaria per il 2009 ed, in
particolare, l’articolo 1 e allegato B;
Visto l’articolo 14 della legge 23 agosto 1988, n. 400;
Sentite le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative
dei lavoratori e dei datori di lavoro;
Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri,
adottata nella riunione del 7 ottobre 2010;
Acquisiti i pareri delle competenti Commissioni parlamentari della
Camera dei deputati e del Senato della Repubblica;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella
riunione del 17 dicembre 2010;
Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri e del
Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con i
Ministri degli affari esteri, della giustizia, dell’economia e delle
finanze, delle infrastrutture e dei trasporti e dello sviluppo
economico;

E m a n a

il seguente decreto legislativo:

Art. 1
Finalita’

1. Le disposizioni contenute nel presente decreto, nel dare
attuazione organica alla direttiva 2005/47/CE, sono dirette a
regolamentare, in modo uniforme su tutto il territorio nazionale e
nel pieno rispetto del ruolo della autonomia negoziale collettiva,
taluni aspetti dell’orario di lavoro dei lavoratori mobili delle
ferrovie addetti a servizi di interoperabilita’ transfrontaliera
effettuati da imprese ferroviarie.
2. I contratti collettivi nazionali, stipulati dalle organizzazioni
sindacali comparativamente piu’ rappresentative dei lavoratori e dei
datori di lavoro, possono mantenere o introdurre disposizioni piu’
favorevoli di quelle previste dal presente decreto.

Avvertenza:
Il testo delle note qui pubblicato e’ stato redatto
dall’amministrazione competente per materia ai sensi
dell’art. 10, comma 3 del testo unico delle disposizioni
sulla promulgazione delle leggi, sull’emanazione dei
decreti del Presidente della Repubblica e sulle
pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana,
approvato con decreto del Presidente della Repubblica 28
dicembre 1985, n. 1092, al solo fine di facilitare la
lettura delle disposizioni di legge alle quali e’ operato
il rinvio. Restano invariati il valore e l’efficacia degli
atti legislativi qui trascritti.
Per le direttive CEE vengono forniti gli estremi di
pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale delle Comunita’
europee (GUCE).
Note alle premesse:
– L’art. 76 della Costituzione stabilisce che
l’esercizio della funzione legislativa non puo’ essere
delegato al Governo se non con determinazione di principi e
criteri direttivi e soltanto per tempo limitato e per
oggetti definiti.
– L’art. 87 della Costituzione conferisce, tra l’altro,
al Presidente della Repubblica il potere di promulgare le
leggi e di emanare i decreti aventi valore di legge ed i
regolamenti.
– La direttiva 93/104/CE e’ pubblicata nella G.U.C.E.
13 dicembre 1993, n. L 307.
– La direttiva 2000/34/CE e’ pubblicata nella G.U.C.E.
1° agosto 2000, n. L 195.
– La direttiva 2003/88/CE e’ pubblicata nella G.U.U.E.
18 novembre 2003, n. L 299.
– La direttiva 2005/47/CE e’ pubblicata nella G.U.U.E.
27 luglio 2005, n. L 195.
– Il decreto legislativo 8 aprile 2003, n. 66
«Attuazione della direttiva 93/104/CE e della direttiva
2000/34/CE concernenti taluni aspetti dell’organizzazione
dell’orario di lavoro» e’ pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale 14 aprile 2003, n. 87, S.O.
– Il testo dell’art. 1 e dell’allegato B della legge 4
giugno 2010, n. 96 «Disposizioni per l’adempimento di
obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia alle
Comunita’ europee. (Legge comunitaria 2009)», pubblicata
nella Gazzetta Ufficiale 25 giugno 2010, n. 146, S.O.,
cosi’ recitano:
«Art. 1 (Delega al Governo per l’attuazione di
direttive comunitarie). – 1. Il Governo e’ delegato ad
adottare, entro il termine di recepimento indicato in
ciascuna delle direttive elencate negli allegati A e B, i
decreti legislativi recanti le norme occorrenti per dare
attuazione alle medesime direttive. Per le direttive
elencate negli allegati A e B, il cui termine di
recepimento sia gia’ scaduto ovvero scada nei tre mesi
successivi alla data di entrata in vigore della presente
legge, il Governo e’ delegato ad adottare i decreti
legislativi di attuazione entro tre mesi dalla data di
entrata in vigore della medesima legge. Per le direttive
elencate negli allegati A e B, che non prevedono un termine
di recepimento, il Governo e’ delegato ad adottare i
decreti legislativi entro dodici mesi dalla data di entrata
in vigore della presente legge.
2. I decreti legislativi sono adottati, nel rispetto
dell’art. 14 della legge 23 agosto 1988, n. 400, su
proposta del Presidente del Consiglio dei ministri o del
Ministro per le politiche europee e del Ministro con
competenza istituzionale prevalente per la materia, di
concerto con i Ministri degli affari esteri, della
giustizia, dell’economia e delle finanze e con gli altri
Ministri interessati in relazione all’oggetto della
direttiva.
3. Gli schemi dei decreti legislativi recanti
attuazione delle direttive elencate nell’allegato B,
nonche’, qualora sia previsto il ricorso a sanzioni penali,
quelli relativi all’attuazione delle direttive elencate
nell’allegato A, sono trasmessi, dopo l’acquisizione degli
altri pareri previsti dalla legge, alla Camera dei deputati
e al Senato della Repubblica affinche’ su di essi sia
espresso il parere dei competenti organi parlamentari.
Decorsi quaranta giorni dalla data di trasmissione, i
decreti sono emanati anche in mancanza del parere. Qualora
il termine per l’espressione del parere parlamentare di cui
al presente comma ovvero i diversi termini previsti dai
commi 4 e 8 scadano nei trenta giorni che precedono la
scadenza dei termini previsti dai commi 1 o 5 o
successivamente, questi ultimi sono prorogati di novanta
giorni.
4. Gli schemi dei decreti legislativi recanti
attuazione delle direttive che comportino conseguenze
finanziarie sono corredati della relazione tecnica di cui
all’art. 17, comma 3, della legge 31 dicembre 2009, n. 196.
Su di essi e’ richiesto anche il parere delle Commissioni
parlamentari competenti per i profili finanziari. Il
Governo, ove non intenda conformarsi alle condizioni
formulate con riferimento all’esigenza di garantire il
rispetto dell’art. 81, quarto comma, della Costituzione,
ritrasmette alle Camere i testi, corredati dei necessari
elementi integrativi di informazione, per i pareri
definitivi delle Commissioni parlamentari competenti per i
profili finanziari, che devono essere espressi entro venti
giorni.
5. Entro ventiquattro mesi dalla data di entrata in
vigore di ciascuno dei decreti legislativi di cui al comma
1, nel rispetto dei principi e criteri direttivi fissati
dalla presente legge, il Governo puo’ adottare, con la
procedura indicata nei commi 2, 3 e 4, disposizioni
integrative e correttive dei decreti legislativi emanati ai
sensi del citato comma 1, fatto salvo quanto previsto dal
comma 6.
6. I decreti legislativi, relativi alle direttive
elencate negli allegati A e B, adottati, ai sensi dell’art.
117, quinto comma, della Costituzione, nelle materie di
competenza legislativa delle regioni e delle province
autonome, si applicano alle condizioni e secondo le
procedure di cui all’art. 11, comma 8, della legge 4
febbraio 2005, n. 11.
7. Il Ministro per le politiche europee, nel caso in
cui una o piu’ deleghe di cui al comma 1 non risultino
esercitate alla scadenza del termine previsto, trasmette
alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica una
relazione che da’ conto dei motivi addotti a
giustificazione del ritardo dai Ministri con competenza
istituzionale prevalente per la materia. Il Ministro per le
politiche europee, ogni sei mesi, informa altresi’ la
Camera dei deputati e il Senato della Repubblica sullo
stato di attuazione delle direttive da parte delle regioni
e delle province autonome nelle materie di loro competenza,
secondo modalita’ di individuazione delle stesse da
definire con accordo in sede di Conferenza permanente per i
rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di
Trento e di Bolzano.
8. Il Governo, quando non intende conformarsi ai pareri
parlamentari di cui al comma 3, relativi a sanzioni penali
contenute negli schemi di decreti legislativi recanti
attuazione delle direttive elencate negli allegati A e B,
ritrasmette con le sue osservazioni e con eventuali
modificazioni i testi alla Camera dei deputati e al Senato
della Repubblica. Decorsi venti giorni dalla data di
ritrasmissione, i decreti sono emanati anche in mancanza di
nuovo parere».
«Allegato B
(Articolo 1, commi 1 e 3)
2005/47/CE del Consiglio, del 18 luglio 2005,
concernente l’accordo tra la Comunita’ delle ferrovie
europee (CER) e la Federazione europea dei lavoratori dei
trasporti (ETF) su taluni aspetti delle condizioni di
lavoro dei lavoratori mobili che effettuano servizi di
interoperabilita’ transfrontaliera nel settore ferroviario;
2007/59/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
23 ottobre 2007, relativa alla certificazione dei
macchinisti addetti alla guida di locomotori e treni sul
sistema ferroviario della Comunita’;
2008/6/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
20 febbraio 2008, che modifica la direttiva 97/67/CE per
quanto riguarda il pieno completamento del mercato interno
dei servizi postali comunitari;
2008/92/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
22 ottobre 2008, concernente una procedura comunitaria
sulla trasparenza dei prezzi al consumatore finale
industriale di gas e di energia elettrica (rifusione);
2008/95/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
22 ottobre 2008, sul ravvicinamento delle legislazioni
degli Stati membri in materia di marchi d’impresa (Versione
codificata);
2008/96/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
19 novembre 2008, sulla gestione della sicurezza delle
infrastrutture stradali;
2008/99/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
19 novembre 2008, sulla tutela penale dell’ambiente;
2008/101/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
19 novembre 2008, che modifica la direttiva 2003/87/CE al
fine di includere le attivita’ di trasporto aereo nel
sistema comunitario di scambio delle quote di emissioni dei
gas a effetto serra;
2008/104/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
19 novembre 2008, relativa al lavoro tramite agenzia
interinale;
2008/105/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
16 dicembre 2008, relativa a standard di qualita’
ambientale nel settore della politica delle acque, recante
modifica e successiva abrogazione delle direttive del
Consiglio 82/176/CEE, 83/513/CEE, 84/156/CEE, 84/491/CEE e
86/280/CEE, nonche’ modifica della direttiva 2000/60/CE del
Parlamento europeo e del Consiglio;
2008/110/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
16 dicembre 2008, che modifica la direttiva 2004/49/CE
relativa alla sicurezza delle ferrovie comunitarie;
2008/112/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
16 dicembre 2008, che modifica le direttive del Consiglio
76/768/CEE, 88/378/CEE, 1999/13/CE e le direttive del
Parlamento europeo e del Consiglio 2000/53/CE, 2002/96/CE e
2004/42/CE, allo scopo di adeguarle al regolamento (CE) n.
1272/2008 relativo alla classificazione, all’etichettatura
e all’imballaggio delle sostanze e delle miscele;
2008/114/CE del Consiglio, dell’8 dicembre 2008,
relativa all’individuazione e alla designazione delle
infrastrutture critiche europee e alla valutazione della
necessita’ di migliorarne la protezione;
2008/122/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
14 gennaio 2009, sulla tutela dei consumatori per quanto
riguarda taluni aspetti dei contratti di multiproprieta’,
dei contratti relativi ai prodotti per le vacanze di lungo
termine e dei contratti di rivendita e di scambio;
2009/4/CE della Commissione, del 23 gennaio 2009, sulle
contromisure volte a prevenire e rilevare la manipolazione
delle registrazioni dei tachigrafi, che modifica la
direttiva 2006/22/CE del Parlamento europeo e del Consiglio
sulle norme minime per l’applicazione dei regolamenti (CEE)
n. 3820/85 e (CEE) n. 3821/85 del Consiglio relativi a
disposizioni in materia sociale nel settore dei trasporti
su strada e che abroga la direttiva 88/599/CEE del
Consiglio;
2009/5/CE della Commissione, del 30 gennaio 2009, che
modifica l’allegato III della direttiva 2006/22/CE del
Parlamento europeo e del Consiglio sulle norme minime per
l’applicazione dei regolamenti (CEE) n. 3820/85 e (CEE) n.
3821/85 del Consiglio relativi a disposizioni in materia
sociale nel settore dei trasporti su strada;
2009/12/CE del Parlamento europeo e del Consiglio,
dell’11 marzo 2009, concernente i diritti aeroportuali;
2009/13/CE del Consiglio, del 16 febbraio 2009, recante
attuazione dell’accordo concluso dall’Associazione armatori
della Comunita’ europea (ECSA) e dalla Federazione europea
dei lavoratori dei trasporti (ETF) sulla convenzione sul
lavoro marittimo del 2006 e modifica della direttiva
1999/63/CE;
2009/14/CE del Parlamento europeo e del Consiglio,
dell’11 marzo 2009, recante modifica della direttiva
94/19/CE relativa ai sistemi di garanzia dei depositi per
quanto riguarda il livello di copertura e il termine di
rimborso;
2009/16/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
23 aprile 2009, relativa al controllo da parte dello Stato
di approdo (rifusione);
2009/17/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
23 aprile 2009, recante modifica della direttiva 2002/59/CE
relativa all’istituzione di un sistema comunitario di
monitoraggio del traffico navale e d’informazione;
2009/18/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
23 aprile 2009, che stabilisce i principi fondamentali in
materia di inchieste sugli incidenti nel settore del
trasporto marittimo e che modifica la direttiva 1999/35/CE
del Consiglio e la direttiva 2002/59/CE del Parlamento
europeo e del Consiglio;
2009/21/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
23 aprile 2009, relativa al rispetto degli obblighi dello
Stato di bandiera;
2009/28/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
23 aprile 2009, sulla promozione dell’uso dell’energia da
fonti rinnovabili, recante modifica e successiva
abrogazione delle direttive 2001/77/CE e 2003/30/CE;
2009/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
23 aprile 2009, che modifica la direttiva 2003/87/CE al
fine di perfezionare ed estendere il sistema comunitario
per lo scambio di quote di emissione di gas a effetto
serra;
2009/30/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
23 aprile 2009, che modifica la direttiva 98/70/CE per
quanto riguarda le specifiche relative a benzina,
combustibile diesel e gasolio nonche’ l’introduzione di un
meccanismo inteso a controllare e ridurre le emissioni di
gas a effetto serra, modifica la direttiva 1999/32/CE del
Consiglio per quanto concerne le specifiche relative al
combustibile utilizzato dalle navi adibite alla navigazione
interna e abroga la direttiva 93/12/CEE;
2009/31/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
23 aprile 2009, relativa allo stoccaggio geologico di
biossido di carbonio e recante modifica della direttiva
85/337/CEE del Consiglio, delle direttive del Parlamento
europeo e del Consiglio 2000/60/CE, 2001/80/CE, 2004/35/CE,
2006/12/CE, 2008/1/CE e del regolamento (CE) n. 1013/2006
del Parlamento europeo e del Consiglio;
2009/33/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
23 aprile 2009, relativa alla promozione di veicoli puliti
e a basso consumo energetico nel trasporto su strada;
2009/44/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
6 maggio 2009, che modifica la direttiva 98/26/CE
concernente il carattere definitivo del regolamento nei
sistemi di pagamento e nei sistemi di regolamento titoli e
la direttiva 2002/47/CE relativa ai contratti di garanzia
finanziaria per quanto riguarda i sistemi connessi e i
crediti;
2009/48/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
18 giugno 2009, sulla sicurezza dei giocattoli;
2009/49/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
18 giugno 2009, che modifica le direttive 78/660/CEE e
83/349/CEE del Consiglio per quanto riguarda taluni
obblighi di comunicazione a carico delle societa’ di medie
dimensioni e l’obbligo di redigere conti consolidati;
2009/53/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
18 giugno 2009, che modifica le direttive 2001/82/CE e
2001/83/CE per quanto concerne le modifiche dei termini
delle autorizzazioni all’immissione in commercio dei
medicinali;
2009/54/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
18 giugno 2009, sull’utilizzazione e la commercializzazione
delle acque minerali naturali;
2009/69/CE del Consiglio, del 25 giugno 2009, che
modifica la direttiva 2006/112/CE relativa al sistema
comune d’imposta sul valore aggiunto in relazione
all’evasione fiscale connessa all’importazione;
2009/71/EURATOM del Consiglio, del 25 giugno 2009, che
istituisce un quadro comunitario per la sicurezza nucleare
degli impianti nucleari;
2009/72/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
13 luglio 2009, relativa a norme comuni per il mercato
interno dell’energia elettrica e che abroga la direttiva
2003/54/CE;
2009/73/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
13 luglio 2009, relativa a norme comuni per il mercato
interno del gas naturale e che abroga la direttiva
2003/55/CE;
2009/81/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
13 luglio 2009, relativa al coordinamento delle procedure
per l’aggiudicazione di taluni appalti di lavori, di
forniture e di servizi nei settori della difesa e della
sicurezza da parte delle amministrazioni
aggiudicatrici/degli enti aggiudicatori, e recante modifica
delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE;
2009/90/CE della Commissione, del 31 luglio 2009, che
stabilisce, conformemente alla direttiva 2000/60/CE del
Parlamento europeo e del Consiglio, specifiche tecniche per
l’analisi chimica e il monitoraggio dello stato delle
acque;
2009/101/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
16 settembre 2009, intesa a coordinare, per renderle
equivalenti, le garanzie che sono richieste, negli Stati
membri, alle societa’ a mente dell’art. 48, secondo comma,
del trattato per proteggere gli interessi dei soci e dei
terzi;
2009/102/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
16 settembre 2009, in materia di diritto delle societa’,
relativa alle societa’ a responsabilita’ limitata con un
unico socio (Versione codificata);
2009/107/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
16 settembre 2009, recante modifica della direttiva
98/8/CE, relativa all’immissione sul mercato dei biocidi,
per quanto riguarda l’estensione di determinati periodi di
tempo;
2009/111/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
16 settembre 2009, che modifica le direttive 2006/48/CE,
2006/49/CE e 2007/64/CE per quanto riguarda gli enti
creditizi collegati a organismi centrali, taluni elementi
dei fondi propri, i grandi fidi, i meccanismi di vigilanza
e la gestione delle crisi;
2009/119/CE del Consiglio, del 14 settembre 2009, che
stabilisce l’obbligo per gli Stati membri di mantenere un
livello minimo di scorte di petrolio greggio e/o di
prodotti petroliferi;
2009/123/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
21 ottobre 2009, che modifica la direttiva 2005/35/CE
relativa all’inquinamento provocato dalle navi e
all’introduzione di sanzioni per violazioni;
2009/125/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
21 ottobre 2009, relativa all’istituzione di un quadro per
l’elaborazione di specifiche per la progettazione
ecocompatibile dei prodotti connessi all’energia
(rifusione);
2009/131/CE della Commissione, del 16 ottobre 2009, che
modifica l’allegato VII della direttiva 2008/57/CE del
Parlamento europeo e del Consiglio relativa
all’interoperabilita’ del sistema ferroviario comunitario;
2009/138/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
25 novembre 2009, in materia di accesso ed esercizio delle
attivita’ di assicurazione e di riassicurazione
(solvibilita’ II) (rifusione);
2009/148/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
30 novembre 2009, sulla protezione dei lavoratori contro i
rischi connessi con un’esposizione all’amianto durante il
lavoro (Versione codificata);
2009/149/CE della Commissione, del 27 novembre 2009,
che modifica la direttiva 2004/49/CE del Parlamento europeo
e del Consiglio per quanto riguarda gli indicatori comuni
di sicurezza e i metodi comuni di calcolo dei costi
connessi agli incidenti;
2010/12/UE del Consiglio, del 16 febbraio 2010, recante
modifica delle direttive 92/79/CEE, 92/80/CEE e 95/59/CE
per quanto concerne la struttura e le aliquote delle accise
che gravano sui tabacchi lavorati e della direttiva
2008/118/CE.».
– Il testo dell’art. 14 della legge 23 agosto 1988, n.
400 «Disciplina dell’attivita’ di Governo e ordinamento
della Presidenza del Consiglio dei Ministri», pubblicata
nella Gazzetta Ufficiale 12 settembre 1988, n. 214, S.O.,
cosi’ recita:
«Art. 14 (Decreti legislativi). – 1. I decreti
legislativi adottati dal Governo ai sensi dell’art. 76
della Costituzione sono emanati dal Presidente della
Repubblica con la denominazione di ”decreto legislativo”
e con l’indicazione, nel preambolo, della legge di
delegazione, della deliberazione del Consiglio dei ministri
e degli altri adempimenti del procedimento prescritti dalla
legge di delegazione.
2. L’emanazione del decreto legislativo deve avvenire
entro il termine fissato dalla legge di delegazione; il
testo del decreto legislativo adottato dal Governo e’
trasmesso al Presidente della Repubblica, per la
emanazione, almeno venti giorni prima della scadenza.
3. Se la delega legislativa si riferisce ad una
pluralita’ di oggetti distinti suscettibili di separata
disciplina, il Governo puo’ esercitarla mediante piu’ atti
successivi per uno o piu’ degli oggetti predetti. In
relazione al termine finale stabilito dalla legge di
delegazione, il Governo informa periodicamente le Camere
sui criteri che segue nell’organizzazione dell’esercizio
della delega.
4. In ogni caso, qualora il termine previsto per
l’esercizio della delega ecceda i due anni, il Governo e’
tenuto a richiedere il parere delle Camere sugli schemi dei
decreti delegati. Il parere e’ espresso dalle Commissioni
permanenti delle due Camere competenti per materia entro
sessanta giorni, indicando specificamente le eventuali
disposizioni non ritenute corrispondenti alle direttive
della legge di delegazione. Il Governo, nei trenta giorni
successivi, esaminato il parere, ritrasmette, con le sue
osservazioni e con eventuali modificazioni, i testi alle
Commissioni per il parere definitivo che deve essere
espresso entro trenta giorni.».
Note agli articoli 1 e 2:
– Per i riferimenti alla direttiva 2005/47/CE si veda
nelle note alle premesse.

Art. 2
Campo d’applicazione

1. Il presente decreto si applica ai lavoratori mobili delle
ferrovie addetti a servizi di interoperabilita’ transfrontaliera
effettuati da imprese ferroviarie.
2. II presente decreto non trova applicazione:
a) per il traffico di passeggeri transfrontaliero locale e
regionale e per il traffico merci transfrontaliero che non superi i
15 chilometri al di la’ della frontiera;
b) per il traffico tra stazioni di frontiera ufficiali la cui
lista figura in allegato all’accordo annesso alla direttiva
2005/47/CE;
c) per i treni sugli assi transfrontalieri che iniziano e
finiscono sull’infrastruttura dello stesso Stato membro e utilizzano
l’infrastruttura di un altro Stato membro senza effettuare fermate,
operazioni che possono pertanto essere considerate come operazioni di
trasporto nazionale.

Note agli articoli 1 e 2:
– Per i riferimenti alla direttiva 2005/47/CE si veda
nelle note alle premesse.

Art. 3
Definizioni

1. Ai sensi delle disposizioni di cui al presente decreto si
intende per:
a) servizi di interoperabilita’ transfrontaliera: i servizi
transfrontalieri effettuati oltre 15 chilometri al di la’ della
frontiera e per i quali le imprese ferroviarie necessitano di almeno
due certificati di sicurezza;
b) lavoratore mobile che effettua servizi di interoperabilita’
transfrontaliera: ogni lavoratore membro dell’equipaggio di un treno,
addetto a servizi ferroviari e complementari a bordo treno di
interoperabilita’ transfrontaliera per piu’ di un’ora sulla base di
una prestazione giornaliera;
c) orario di lavoro: qualsiasi periodo in cui il lavoratore sia
al lavoro, a disposizione del datore di lavoro e nell’esercizio della
sua attivita’ o delle sue funzioni;
d) periodo di riposo: qualsiasi periodo che non rientra
nell’orario di lavoro;
e) periodo notturno: qualsiasi periodo di almeno 7 ore, come
definito dalla legislazione nazionale, e che comprenda in ogni caso
l’intervallo fra le ore 24 e le ore 5;
f) prestazione notturna: qualsiasi prestazione di almeno 3 ore di
lavoro durante il periodo notturno;
g) riposo fuori residenza: riposo giornaliero che non puo’ essere
effettuato nella normale sede di residenza del personale mobile;
h) macchinista: il lavoratore incaricato di guidare una macchina
di trazione;
i) tempo di guida: la durata di un’attivita’ programmata nel
corso della quale il macchinista e’ responsabile della guida di una
macchina di trazione, escluso il tempo previsto per la messa in
servizio e per la messa fuori servizio della macchina, comprese le
interruzioni programmate nel corso delle quali il macchinista resta
responsabile della guida della macchina in trazione;
l) alloggio confortevole: qualsiasi soluzione logistica atta a
consentire l’effettivo recupero da parte del lavoratore.

Art. 4
Riposo giornaliero in residenza

1. Ferma restando la durata normale dell’orario settimanale, il
lavoratore ha diritto a un minimo di dodici ore di riposo nel corso
di un periodo di ventiquattro ore. Il riposo giornaliero deve essere
fruito in modo consecutivo.
2. Il riposo giornaliero in residenza puo’ essere ridotto a un
minimo di nove ore consecutive una volta nell’arco temporale di sette
giorni. In tal caso, le ore corrispondenti alla differenza tra il
riposo ridotto e le dodici ore saranno aggiunte al successivo riposo
giornaliero in residenza.
3. Un riposo giornaliero ridotto a dieci ore non deve essere
fissato tra due riposi giornalieri fuori residenza.

Art. 5
Riposo giornaliero fuori residenza

1. Il riposo giornaliero fuori residenza ha una durata minima di
otto ore consecutive nel corso di un periodo di ventiquattro ore.
2. Un riposo giornaliero fuori residenza deve essere seguito da un
riposo giornaliero in residenza. I contratti collettivi nazionali,
stipulati dalle organizzazioni sindacali comparativamente piu’
rappresentative dei lavoratori e dei datori di lavoro, possono
ammettere un secondo riposo consecutivo fuori residenza.
3. I datori di lavoro provvedono affinche’ il lavoratore mobile in
riposo fuori residenza sia ospitato in alloggi confortevoli.

Art. 6
Pause

1. Al personale di accompagnamento, il cui orario di lavoro superi
6 ore, deve essere assicurata una pausa di 30 minuti.
2. Al personale macchinista, il cui orario di lavoro sia compreso
tra 6 e 8 ore, deve essere assicurata una pausa di almeno 30 minuti,
nel corso della giornata lavorativa.
3. E’ assicurata una pausa di almeno 45 minuti, nel corso della
giornata lavorativa, per il solo personale macchinista che presta
servizio per piu’ di otto ore.
4. Nell’ipotesi di cui al comma 3, le pause possono essere fruite
in due parti, di cui una deve situarsi tra la 3ª e la 6ª ora di
lavoro. Se la pausa viene frazionata in due parti, solo uno dei due
periodi di pausa puo’ essere speso a bordo treno. Se invece la pausa
viene fruita in un’unica soluzione, il macchinista deve avere la
possibilita’ di lasciare la macchina di trazione, nel rispetto delle
disposizioni aziendali di sicurezza.
5. La collocazione temporale e la durata della pausa dovranno
consentire l’effettivo recupero da parte del lavoratore.
6. I commi 2, 3 e 4 del presente articolo non si applicano nel caso
in cui sia presente un secondo macchinista.
7. In caso di ritardo dei treni, le pause possono essere adattate
nel corso della giornata lavorativa.

Art. 7
Riposo settimanale

1. Il lavoratore dispone nell’arco di un anno di 104 periodi di
riposo di 24 ore consecutive, che sono fruiti come segue:
a) per ogni periodo di 7 giorni deve essere garantito un riposo
minimo di 24 ore al quale si aggiunge il riposo giornaliero di 12 ore
di cui all’articolo 4;
b) in aggiunta al riposo giornaliero di 12 ore di cui
all’articolo 4, viene garantito dodici volte all’anno un riposo
doppio di 48 ore che include il sabato e la domenica;
c) oltre a quanto previsto alla lettera b) e in aggiunta al
riposo giornaliero di 12 ore di cui all’articolo 4, viene altresi’
garantito dodici volte all’anno un riposo doppio di 48 ore senza
garanzia di inclusione di un sabato o di una domenica.

Art. 8
Tempo di guida

1. Il tempo di guida non deve superare le nove ore per una
prestazione diurna e otto ore per una prestazione notturna tra due
riposi giornalieri.
2. La durata massima del tempo di guida per ogni periodo di 2
settimane e’ limitata a 80 ore.

Art. 9
Controllo

1. Al fine di consentire la verifica del rispetto delle
disposizioni del presente decreto, deve essere custodita una scheda
di servizio indicante le ore quotidiane di lavoro e i periodi di
riposo del personale mobile.
2. Le imprese rendono disponibili informazioni relative alle ore
effettive di lavoro.
3. La scheda di servizio e’ conservata dall’impresa per almeno un
anno.

Art. 10
Sanzioni

1. L’inosservanza delle disposizioni di cui agli articoli 4 e 5,
commi 1 e 2, e’ punita con la sanzione amministrativa da 50 euro a
150 euro in relazione a ciascun lavoratore e ad ogni singola
violazione.
2. L’inosservanza delle disposizioni di cui all’articolo 6, commi
l, 2, 3 e 4, e’ punita con la sanzione amministrativa da 103 euro a
300 euro in relazione a ciascun lavoratore e ad ogni singola
violazione.
3. L’inosservanza delle disposizioni di cui all’articolo 7 e’
punita con la sanzione amministrativa da 130 euro a 780 euro, in
relazione a ciascun lavoratore e ad ogni singola violazione.
4. L’inosservanza delle disposizioni di cui all’articolo 8 e’
punita con la sanzione amministrativa da 38 euro a 152 euro. In caso
di superamento del 10 per cento della durata massima del tempo di
guida si applica la sanzione amministrativa da 300 euro a 1.200 euro.
In caso di superamento del 20 per cento della durata massima del
tempo di guida si applica la sanzione amministrativa da 400 euro a
1.600 euro. Le sanzioni di cui al presente comma si applicano in
relazione a ciascun lavoratore e ad ogni singola violazione.
5. L’inosservanza delle disposizioni di cui all’articolo 9, commi 1
e 3, e’ punita con la sanzione amministrativa da euro 250 ad euro
1.500.
6. In relazione alle violazioni di cui al presente articolo non
trova applicazione la procedura di diffida di cui all’articolo 13 del
decreto legislativo 23 aprile 2004, n. 124.

Note all’art. 10:
– Si riporta il testo dell’art. 13 del decreto
legislativo 23 aprile 2004, n. 124 «Razionalizzazione delle
funzioni ispettive in materia di previdenza sociale e di
lavoro, a norma dell’art. 8 della L. 14 febbraio 2003, n.
30», pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 12 maggio 2004, n.
110:
«Art. 13 (Accesso ispettivo, potere di diffida e
verbalizzazione unica). – 1. Il personale ispettivo accede
presso i luoghi di lavoro nei modi e nei tempi consentiti
dalla legge. Alla conclusione delle attivita’ di verifica
compiute nel corso del primo accesso ispettivo, viene
rilasciato al datore di lavoro o alla persona presente
all’ispezione, con l’obbligo alla tempestiva consegna al
datore di lavoro, il verbale di primo accesso ispettivo
contenente:
a) l’identificazione dei lavoratori trovati intenti
al lavoro e la descrizione delle modalita’ del loro
impiego;
b) la specificazione delle attivita’ compiute dal
personale ispettivo;
c) le eventuali dichiarazioni rese dal datore di
lavoro o da chi lo assiste, o dalla persona presente
all’ispezione;
d) ogni richiesta, anche documentale, utile al
proseguimento dell’istruttoria finalizzata all’accertamento
degli illeciti, fermo restando quanto previsto dall’ art.
4, settimo comma, della legge 22 luglio 1961, n. 628.
2. In caso di constatata inosservanza delle norme di
legge o del contratto collettivo in materia di lavoro e
legislazione sociale e qualora il personale ispettivo
rilevi inadempimenti dai quali derivino sanzioni
amministrative, questi provvede a diffidare il trasgressore
e l’eventuale obbligato in solido, ai sensi dell’art. 6
della legge 24 novembre 1981, n. 689, alla regolarizzazione
delle inosservanze comunque materialmente sanabili, entro
il termine di trenta giorni dalla data di notificazione del
verbale di cui al comma 4.
3. In caso di ottemperanza alla diffida, il
trasgressore o l’eventuale obbligato in solido e’ ammesso
al pagamento di una somma pari all’importo della sanzione
nella misura del minimo previsto dalla legge ovvero nella
misura pari ad un quarto della sanzione stabilita in misura
fissa, entro il termine di quindici giorni dalla scadenza
del termine di cui al comma 2. Il pagamento dell’importo
della predetta somma estingue il procedimento sanzionatorio
limitatamente alle inosservanze oggetto di diffida e a
condizione dell’effettiva ottemperanza alla diffida stessa.
4. All’ammissione alla procedura di regolarizzazione di
cui ai commi 2 e 3, nonche’ alla contestazione delle
violazioni amministrative di cui all’art. 14 della legge 24
novembre 1981, n. 689, si provvede da parte del personale
ispettivo esclusivamente con la notifica di un unico
verbale di accertamento e notificazione, notificato al
trasgressore e all’eventuale obbligato in solido. Il
verbale di accertamento e notificazione deve contenere:
a) gli esiti dettagliati dell’accertamento, con
indicazione puntuale delle fonti di prova degli illeciti
rilevati;
b) la diffida a regolarizzare gli inadempimenti
sanabili ai sensi del comma 2;
c) la possibilita’ di estinguere gli illeciti
ottemperando alla diffida e provvedendo al pagamento della
somma di cui al comma 3 ovvero pagando la medesima somma
nei casi di illeciti gia’ oggetto di regolarizzazione;
d) la possibilita’ di estinguere gli illeciti non
diffidabili, ovvero quelli oggetto di diffida nei casi di
cui al comma 5, attraverso il pagamento della sanzione in
misura ridotta ai sensi dell’art. 16 della legge 24
novembre 1981, n. 689;
e) l’indicazione degli strumenti di difesa e degli
organi ai quali proporre ricorso, con specificazione dei
termini di impugnazione.
5. L’adozione della diffida interrompe i termini di cui
all’ art. 14 della legge 24 novembre 1981, n. 689, e del
ricorso di cui all’art. 17 del presente decreto, fino alla
scadenza del termine per compiere gli adempimenti di cui ai
commi 2 e 3. Ove da parte del trasgressore o dell’obbligato
in solido non sia stata fornita prova al personale
ispettivo dell’avvenuta regolarizzazione e del pagamento
delle somme previste, il verbale unico di cui al comma 4
produce gli effetti della contestazione e notificazione
degli addebiti accertati nei confronti del trasgressore e
della persona obbligata in solido ai quali sia stato
notificato.
6. Il potere di diffida nei casi previsti dal comma 2,
con gli effetti e le procedure di cui ai commi 3, 4 e 5, e’
esteso anche agli ispettori e ai funzionari amministrativi
degli enti e degli istituti previdenziali per le
inadempienze da essi rilevate. Gli enti e gli istituti
previdenziali svolgono tale attivita’ con le risorse umane
e finanziarie esistenti a legislazione vigente.
7. Il potere di diffida di cui al comma 2 e’ esteso
agli ufficiali e agenti di polizia giudiziaria che
accertano, ai sensi dell’art. 13 della legge 24 novembre
1981, n. 689, violazioni in materia di lavoro e
legislazione sociale. Qualora rilevino inadempimenti dai
quali derivino sanzioni amministrative, essi provvedono a
diffidare il trasgressore e l’eventuale obbligato in solido
alla regolarizzazione delle inosservanze comunque
materialmente sanabili, con gli effetti e le procedure di
cui ai commi 3, 4 e 5».

Art. 11
Entrata in vigore

1. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a
quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito
nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.
Dato a Roma, addi’ 23 dicembre 2010

NAPOLITANO

Berlusconi, Presidente del Consiglio
dei Ministri

Sacconi, Ministro del lavoro e delle
politiche sociali

Frattini, Ministro degli affari
esteri

Alfano, Ministro della giustizia

Tremonti, Ministro dell’economia e
delle finanze

Matteoli, Ministro delle
infrastrutture e dei trasporti

Romani, Ministro dello sviluppo
economico

Visto, il Guardasigilli: Alfano

Testo non ufficiale. La sola stampa del bollettino ufficiale ha carattere legale.

Fonte: http://www.gazzettaufficiale.it/