Costo marginale (Marginal cost)

Costo dell’ultima unità prodotta, ovvero incremento che subisce il costo totale (v.) quando la produzione aumenta di una unità. In simboli esso può essere espresso come:

@

dove DCT indica l’incremento del costo totale e DX l’incremento della quantità prodotta. Poiché i costi fissi (v.) non variano al variare della quantità prodotta, tale crescita è imputabile unicamente all’aumento dei costi variabili (v.).
L’andamento ad «U» del costo marginale è strettamente legato all’andamento della produttività marginale (v.) dei fattori produttivi.
Esso, inizialmente, ha un andamento decrescente poiché si utilizzano fattori produttivi che hanno una produttività marginale crescente.
Successivamente, la diminuzione della produttività marginale dei fattori immessi nel processo produttivo comporta un incremento delle spese (mano d’opera, materie prime ecc.) che occorre sostenere per ottenere ulteriori unità di prodotto determinando la risalita del costo marginale.
Graficamente la curva del costo marginale può essere rappresentata come segue:

Vedi figura.

Credito (Credit)

Scambio di una prestazione attuale con una prestazione futura tra due soggetti: il creditore, che trasferisce beni, servizi o denaro (prestazione attuale), e il debitore, il quale assume l’impegno del pagamento dei beni o della restituzione del denaro a scadenza (prestazione futura).
Il credito si basa sulla fiducia che il creditore nutre nei confronti del debitore.
In relazione alla scadenza, il credito può essere a breve termine (fino a l2 mesi), a medio termine (fino a 5 anni), a lungo termine (fino a 10 anni).
A seconda del soggetto cui è stato concesso, si distingue in credito:
— alla produzione, concesso all’impresa (v.) per finanziare l’acquisto di impianti, attrezzature, materie prime ecc. A sua volta esso si distingue in:
— industriale, destinato ad imprese industriali per i loro programmi di investimento (v.);
— mercantile, consistente in dilazioni di pagamento che l’impresa venditrice concede a quella acquirente o in anticipi che l’impresa acquirente concede a quella venditrice;
— al consumo (v.).
Si parla, inoltre, di credito chirografario in relazione a quel credito basato su una scrittura privata e quindi non assistito dalla specifica garanzia. Esso si contrappone al credito privilegiato che è, invece, assistito da cause di prelazione.
Una ulteriore distinzione è quella tra credito diretto e indiretto: il primo è quello concesso senza l’intervento di intermediari, che sorge, quindi, direttamente tra creditore e debitore; il secondo, invece, è concesso con l’intervento di intermediari, i quali costituiscono il cosiddetto sistema creditizio (v. Banca).

CTZ [Certificati del Tesoro Zero coupon] (CTZ [Certificates Treasury Zero Coupon])

Titoli di Stato (v.) a 18 o 24 mesi emessi dal Tesoro per la prima volta nel febbraio 1995 che presentano le seguenti caratteristiche:
— sono sprovvisti di cedola per cui il rendimento sarà calcolato, alla scadenza del titolo, sulla differenza tra il prezzo di acquisto e quello di rimborso (valore nominale). In pratica il CTZ viene, dal punto di vista del rendimento, ad assimilarsi ad un BOT con scadenza allungata;
— sono collocati mediante asta marginale al di sotto della pari per un investimento minimo di 5 milioni;
— sono sottoposti a un regime fiscale diverso a seconda degli investitori: le persone fisiche e i soggetti ad esse equiparati ai sensi del D.Lgs. 239/96 (c.d. nettisti) scontano un’imposta sostitutiva del 12,50% applicata sulla differenza tra prezzo di emissione e prezzo di rimborso; gli investitori esteri e le S.p.a. (c.d. lordisti) percepiscono gli interessi privi di imposta;
— sono quotati di diritto alla Borsa valori e negoziati al mercato telematico dei titoli di Stato;
— possono essere negoziati sul mercato secondario (v.) prima della loro scadenza.
Dal 1° gennaio 1999 sono espressi in euro (v.), i titoli già in circolazione sono stati ridenominati in euro.