Chindasvindo

(? – 653)

Re visigoto [vedi Visigoti] che formulò l’idea di una ampia raccolta delle leggi del suo popolo. Questa fu poi promulgata dal figlio Recesvindo [vedi], col titolo di Lex Wisigothorum [vedi].

Codice albertino

Codice civile piemontese, promulgato da Carlo Alberto [vedi] il 20 giugno 1837.
Nel 1831 il sovrano aveva annunciato un programma di riforme amministrative; nello stesso anno nominò una commissione legislativa, composta da magistrati e da giuristi e presieduta dal ministro della giustizia Barbaroux. Tale organo fu diviso in quattro sezioni: legislazione civile, procedimento civile, leggi commerciali, materie penali [vedi Codici penali sardi]. La sezione per le leggi civili preparò un progetto sulla base del Code Napoléon [vedi] e di altri codici italiani. Tale progetto fu sottoposto all’esame dei tribunali supremi, della camera dei conti e del consiglio di Stato. Le lunghe discussioni in tali consessi ritardarono i tempi dell’approvazione. Dopo sei anni di serrati confronti, la volontà di Carlo Alberto e del ministro Barbaroux portò all’approvazione del codice civile, in vigore dal 1° gennaio 1838 (per i soli Stati di terraferma, quindi con esclusione della Sardegna).
Il (—) seguiva la tripartizione del Code Napoléon (persone; diritti reali; successioni e contratti). Conteneva un titolo preliminare in cui, insieme alle regole di pubblicazione e di applicazione delle leggi, vi era una professione di fede cattolica. L’ultimo articolo (2415) abrogava tutto il diritto anteriore (sia scritto, sia consuetudinario) nelle materie oggetto del (—), salvo nei casi richiamati dal codice stesso. Pur ispirandosi al codice francese, se ne differenziava in diversi tratti. Ad esempio, i diritti delle donne nella successione erano inferiori rispetto a quelli degli uomini. La disciplina della condotta delle acque nei confronti di agricoltura e industria fu considerata, al contrario, all’avanguardia ed imitata da altri Paesi.
Al (—) seguirono diverse leggi complementari: sull’erezione dei maggioraschi (ottobre 1837); sull’espropriazione delle opere di pubblica utilità (aprile 1839); sulle miniere e cave (giugno 1840).
Nell’agosto del 1848 il (—), insieme ad altri codici e legislazioni, ebbe vigore anche per la Sardegna. Nel 1859 fu operante in Lombardia; con il processo d’unificazione il (—) fu progressivamente esteso all’Emilia, alle Marche, all’Umbria. Non avvenne lo stesso per la Toscana e per il Regno di Napoli, dove rimasero in vigore le legislazioni civili precedenti, purché non in contrasto con lo Statuto albertino [vedi], in attesa di una legislazione uniforme per tutta l’Italia. Ciò avvenne con l’approvazione del codice civile del 1865 [vedi], in vigore dal 1° gennaio 1866.

Codificazione

Termine che indica il processo storico, originatosi tra la seconda metà del secolo XVII e protrattosi fino al XIX, attraverso cui si giunse all’elaborazione di un ordinamento giuridico fondato sui princìpi dell’uguaglianza formale, della libera iniziativa privata e della proprietà privata, espresso in un codice [vedi], ossia in un sistema di leggi completo ed organico, volto a disciplinare in maniera razionale un determinato ramo del diritto.
A partire dalla seconda metà del secolo XVII, si susseguirono numerosi tentativi, realizzati direttamente dai sovrani europei e finalizzati a superare lo stato di concreto disordine ed incertezza in cui versava il diritto, a causa dell’arbitrio dei giudici e dell’interpretazione dei dottori. Tali tentativi diedero vita alle codificazioni che, tuttavia, non sortirono effetti definitivi, perché esse non si sostituirono in toto al diritto preesistente, limitandosi ad una risistemazione delle fonti già in vigore e lasciando sopravvivere, a titolo sussidiario, le altre norme concorrenti, quali le consuetudini [vedi Consuetudine] locali ed il diritto comune [vedi].
Mentre in Francia e Italia numerosi intellettuali illuministi [vedi Illuminismo], quali Voltaire [vedi], Montesquieu [vedi Montesquieu Charles-Louis de Secondat de], Rousseau [vedi Rousseau Jean-Jacques] e Beccaria [vedi Beccaria Cesare], propugnavano la necessità che la legge venisse considerata quale unica fonte del diritto e che la funzione del giudice venisse intesa come mera applicazione e non anche creazione del diritto, in Inghilterra Jeremy Bentham [vedi Bentham Jeremy] teorizzò in termini tecnico-filosofici l’idea di una (—), intesa come riconoscimento del primato della legge scritta e, conseguentemente, la necessità della rigorosa sottoposizione del giudice al testo della legge codificata.
Con l’avvento della Rivoluzione francese [vedi] e il definitivo affermarsi dei princìpi di libertà, di fratellanza e di uguaglianza di fronte alla legge, furono realizzati i primi due veri codici. Nel 1791, infatti, venne pubblicato il codice penale, che abolì la tortura e le pene corporali e ridusse notevolmente i casi di applicazione della pena di morte. Nel 1795 vide la luce il codice di procedura penale, che disciplinò sistematicamente le garanzie riconosciute all’imputato.
La (—) del diritto civile avvenne nel 1804, attraverso quello che pochi anni più tardi fu definito Codice Napoleone [vedi Code Napoléon]. Ad esso fecero seguito un codice di procedura civile (1806), un codice di diritto commerciale (1807), uno di procedura penale (1808) ed uno di diritto penale (1810). Tutti questi codici si presentarono come sistemi compiuti di norme, non eterointegrabili ed invalidanti tutti gli altri diritti, compreso il diritto consuetudinario e il diritto comune.
Attraverso la (—) si attuò il primato della legge scritta ed alle sentenze del giudice venne riconosciuto un carattere esclusivamente esplicativo della norma di legge.
Il movimento di (—) sviluppatosi in Francia si diramò in tutta Europa. In Italia tutti gli Stati modellarono i propri ordinamenti sul modello del codice napoleonico. Nel regno sabaudo (Piemonte e Sardegna) si giunse tardi alla (—), attraverso l’emanazione nel 1837 del Codice albertino [vedi] che, a sua volta, influenzò notevolmente il Codice del Regno d’Italia [vedi Codice civile del 1865]. Quest’ultimo fu riformato soltanto nel 1942, con l’emanazione del codice civile in vigore ancora oggi [vedi Codice civile del 1942].

La codificazione in Italia dal 1804 ai giorni nostri

1804-1810 Estensione del Code Napoléon in Italia
1810 Codice penale francese
1819 Codice unitario del Regno delle due Sicilie
1820 Codice civile del Ducato di Parma
1821 Regolamento di commercio dello Stato pontificio
1831-1835 Regolamenti di procedura civile e penale, penale e civile dello Stato pontificio
1837 Codice civile del Regno di Sardegna
1839 Codice penale del Regno di Sardegna
1842 Codice di commercio del Regno di Sardegna
1847 Codice di procedura penale del Regno di Sardegna
1851 Codice civile del Ducato di Modena
1852 Codice di procedura civile del Ducato di Modena
1853 Codice penale del Granducato di Toscana
1855 Codici penali e di procedura penale del Ducato di Modena
1859 Codici penali, di procedura penale e di procedura civile del Regno di Sardegna
1861 Estensione a tutte le province del Regno d’Italia, esclusa la Toscana, dei Codici penali e di procedura penale sardi
1865 Codice civile del Regno d’Italia
1865 Codice di procedura civile del Regno d’Italia
1865 Estensione del codice di commercio sardo, emandato e integrato, a tutto il Regno d’Italia
1882 Codice di commercio del Regno d’Italia
1889 Codice penale del Regno d’Italia
1913 Codice di procedura penale del Regno d’Italia
1930 Codice penale Rocco
1930 Codice di procedura penale Rocco
1942 Codice civile del Regno d’Italia
1988 Codice di procedura penale della Repubblica italiana
1990 Codice di procedura civile della Repubblica italiana

Commendato

A partire dagli ultimi anni dell’impero romano e per tutto il medioevo era colui che era legato al proprio signore (senior) da uno speciale rapporto di protezione e di obbedienza [vedi Commendatio].
A partire dal secolo VIII il (—) prese il nome di vassus.
Nell’807 una disposizione di Carlo Magno [vedi] sancì l’obbligo per ogni (—), indipendentemente dalle sue ricchezze, di accompagnare all’esercito il proprio signore, qualora questi vi fosse stato chiamato e durante la campagna militare egli non si separava mai dal suo protettore. Attraverso la figura del (—) si operò una trasformazione del servizio militare, che da servizio pubblico dovuto al re si trasformò in servizio privato dovuto al senior e si verificò la scomparsa degli eserciti di uomini liberi.
Per far fronte alle spese del servizio, il senior spesso attribuiva al suo (—) una terra in beneficio [vedi