CISL [Confederazione Italiana dei Sindacati dei Lavoratori]

[via Po 21, 00198 Roma, tel. 06/84731; internet: www.cisl.it]

Organizzazione sindacale sorta il 30 aprile 1950 a seguito della fusione della Libera CGIL (organizzazione sindacale fondata nel 1948 dai sindacalisti democristiani dopo la rottura dell’unità sindacale e la scissione della CGIL) con la Federazione italiana del lavoro (organizzazione sindacale fondata nel 1949 dai sindacalisti repubblicani e socialdemocratici).
Gli orientamenti contrattualistici della CGIL si svilupparono in un clima di aperto contrasto politico-ideologico degli anni ’50 fra Democrazia Cristiana e partiti della sinistra.
In questo contesto infuocato la CISL elaborò un indirizzo interclassista, frutto sia delle encicliche papali, in tema di cooperazione tra capitale e lavoro, sia dell’affermazione di alcune teorie sindacali anglosassoni fondate essenzialmente sulla partecipazione dei lavoratori all’attività produttiva.
Verso la fine degli anni ’50, il nuovo assetto economico del Paese ed un contestuale incremento della lotta sindacale operaia, favorirono, invero, un processo di revisione delle posizioni ideologiche e contrattualistiche della CISL: la contrattazione veniva riconsiderata come potere reale e permanente dell’organizzazione sindacale di controllo della politica aziendale all’interno stesso delle fabbriche e di intervento nella più generale programmazione economica nazionale.

COMESA [Common Market of East and South Africa – Mercato Comune dell’Africa Orientale e Meridionale]

internet: www.comesa.int

Istituita con il trattato siglato il 5 novembre 1993 a Kampala, l’associazione ha sede a Lusaka e comprende: Angola, Burundi, Comore, Eritrea, Etiopia, Gibuti, Kenya, Lesotho, Malawi, Maurizio, Mozambico, Namibia, Ruanda, Seychelles, Somalia, Repubblica Sudafricana, Sudan, Swaziland, Tanzania, Zaire, Zambia, Zimbabwe.
Il COMESA è l’erede della PTA (Preferential Trade Area for Eastern and Southern Africa States), istituita con il trattato di Lusaka del 21 dicembre 1981, allo scopo di rafforzare la cooperazione economica dei Paesi dell’area (soprattutto nel campo dell’agricoltura, dei trasporti, delle comunicazioni e nella formazione di tecnici specializzati).
Con la nuova organizzazione, invece, si mira a creare un vero e proprio mercato comune tra gli Stati aderenti.