Costanza

[pace di]

Fu siglata nel 1183 tra l’imperatore Federico I Barbarossa [vedi Federico I di Hohenstaufen] ed i comuni [vedi Comune medievale] della Lega lombarda [vedi], dopo una tregua di sette anni dalla battaglia di Legnano (1176).
I comuni ottennero il riconoscimento dell’autonomia politica e giuridica, con la possibilità di emanare Statuti [vedi Statuti comunali]. In cambio essi dovevano prestare giuramento di fedeltà all’imperatore e sottoporre all’approvazione di quest’ultimo i nomi dei consoli [vedi Console] eletti.

Costantino

(Naisso 272/273 – Nicomedia 337)

Imperatore romano dal 306 al 337. Flavio Valerio Costantino il Grande era figlio di Costanzo Cloro e di Elena. Dopo aver combattuto e vinto contro Massenzio e Licinio rimase padrone incontrastato dell’impero, la cui capitale venne stabilita a Bisanzio (330), denominata poi Costantinopoli (odierna Istanbul). L’Editto di Milano (313) [vedi Editto di Costantino] consentiva a tutti di praticare la propria religione. A (—) venne attribuita una famosa Donazione [vedi Donazione di Costantino], con cui avrebbe conferito alla Chiesa il dominio sulla città di Roma e di alcune province dell’Italia centrale e meridionale.
Alla sua morte, l’impero fu diviso tra i figli Costantino II, Costante e Costanzo

Corvée

(latino corrogare, convocare)

Termine indicante in età feudale la prestazione di servigi, che i coltivatori di fondi erano obbligatoriamente tenuti a fornire nella riserva del loro padrone (pars dominica). Tali prestazioni d’opera si distinguevano dalle normali attività svolte dal colono nella pars massaricia, ossia nella parte di fondo a lui attribuita a scopi di coltivazione e di sostentamento personale

Cortes

Parlamenti della Spagna e del Portogallo, risalenti al tempo dei re visigoti [vedi]. In seguito alla conquista aragonese [vedi Aragonesi], furono introdotti anche in Sardegna.
In origine erano composti soltanto da baroni e da prelati e soltanto ad un certo punto il popolo vi partecipò con voto deliberativo (dal 1134 in Navarra e Aragona e dal 1169 in Castiglia).
A partire dalla fine del Quattrocento iniziò il loro declino, quando la politica accentratrice della monarchia diede ampi spazi ai vari consejos, direttamente controllati dal sovrano.
Dal 1714 in poi furono abolite da Filippo V le (—) di Aragona, Catalogna e Valencia, mentre quelle di Navarra e Castiglia vennero convocate sempre più raramente.
Riacquistarono pieni poteri in età napoleonica e nel 1812 furono convocate a Cadice per emanare la Costituzione.
La Costituzione spagnola del 1978 prevede le (—) come Parlamento bicamerale. Esso risulta composto dal Congresso dei deputati, eletti con la proporzionale, e dal Senato, eletto col sistema maggioritario. Si tratta di un esempio di bicameralismo imperfetto, poiché il Senato è una tipica camera di rappresentanza territoriale e le sue competenze sono recessive rispetto a quelle del Congresso dei deputati, che è l’unico titolare del rapporto di fiducia con il Governo.