Contrattualismo

Termine che indica il complesso delle dottrine, che pongono a fondamento dello Stato ed, in genere, di qualsiasi comunità civile una stipulazione o convenzione tra gli individui. L’origine dela teoria del contrattualismo è molto antica e risale ai sofisti. Ripresa da Epicuro, fu poi oscurata in età medievale dalla concezione dell’origine divina dello Stato, ma venne riformulata tra gli inizi del secolo XVII e la fine del secolo XIX. I maggiori esponenti del (—) furono Altusio, Alberico Gentili [vedi Gentili Alberico], Grozio [vedi Grozio Ugo], Hobbes [vedi Hobbes Thomas], Pufendorf [vedi Pufendorf Samuel von], Locke [vedi Locke John], Rousseau [vedi Rousseau Jean-Jacques] e Kant [vedi Kant Immanuel]. Secondo Altusio il contratto non è soltanto un patto di governo intercorrente tra il sovrano ed i sudditi, ma è anche un contratto sociale, ossia un tacito accordo tra i soggetti che decidono di dare vita ad una convivenza civile e di rendersi compartecipi dei beni, dei servizi e delle leggi della collettività.
Secondo Hobbes, attraverso il contratto gli individui rinunciano reciprocamente alla propria libertà ed ai propri diritti, al fine di dare vita allo Stato e trovare in esso pace e difesa.
Per Pufendorf e Locke il contratto è il patto necessario, attraverso cui gli individui si fondono dando vita allo Stato, in cui trovano sicurezza e tutela delle proprie posizioni. Secondo Rousseau attraverso il contratto, che è un libero atto di sottomissione ad un ordine normativo, l’uomo passa dallo stato di natura allo stato sociale, trasformandosi da individuo naturale in cittadino e subordinando il proprio diritto particolare al supremo interesse della collettività.
Secondo Kant, attraverso il contratto, che è all’origine dello Stato, ciascun individuo pone fine alla propria libertà individuale, per rinvenirla immediatamente dopo, all’interno della collettività

Consultori

Magistrati speciali della Repubblica di Venezia. Erano eletti in numero di tre: uno di Stato, l’altro teologo-canonista, eletto dal doge [vedi] e dai suoi consiglieri e confermato ogni biennio dal Consiglio maggiore [vedi] e un terzo competente nella revisione dei documenti esteri.
Nel 1301 venne emanato dal Consiglio maggiore un decreto con cui fu nominato un ulteriore Consultore per gli affari del comune

Consultatio veteris cuiusdam iurisconsulti

Tale titolo fu attribuito dal Cuiacio [vedi Cuiacio Jacopo], al quale si deve la prima edizione integrale dell’opera, nel 1577, sulla base di un manoscritto che non ci è pervenuto.
La (—) è una collezione di pareri formulati e raccolti da un ignoto giurista (probabilmente un provenzale della fine del V secolo d.C.) e rivolti ad un avvocato. L’opera non si limita a risolvere casi concreti ma, accompagnandole da brevi disquisizioni teoriche, configura talvolta fattispecie astratte. I testi utilizzati dall’anonimo giurista sono le Pauli Sententiae [vedi], il Codice Gregoriano [vedi], il Codice Teodosiano [vedi] ed il Codice Ermogeniano [vedi], riportati integralmente