Box e Cox [trasformazione]

È una particolare trasformazione (v.) dei dati statistici, proposta da Box e Cox nel 1964 per l’analisi della varianza (v. ANOVA) allo scopo di rendere additivi, indipendenti, lineari gli effetti sulle variabili in esame. Oggi, la trasformazione si applica in tutti i settori statistici perché, generalmente, accentua simmetria e quindi tendenza alla variabile casuale Normale (v.) di una distribuzione empirica. Se X è la variabile originaria, si definisce

@

= logX se l = 0,

una variabile trasformata secondo la proposta di Box e Cox ove il parametro l viene stimato sulla base delle osservazioni, con metodi grafici o mediante il metodo della massima verosimiglianza (v.).

Cambridge controversy (Cambridge controversia)

Dibattito che, negli anni Sessanta, ha opposto gli economisti della scuola di Cambridge (v.) in Inghilterra a quella del Massachusetts Istitute of Technology (MIT) di Cambridge negli Stati Uniti. La controversia vide schierati su opposti fronti economisti quali J. Robinson (v.) e Sraffa (v.), da una parte e, dall’altra, Samuelson (v.) e Solow (v.) e verteva essenzialmente sul problema della misurabilità del capitale (v.). Gli economisti di scuola inglese consideravano il capitale una grandezza eterogenea, e pertanto non misurabile. Se beni capitali diversi come un martello, un fabbricato o un computer possono essere aggregati solo ricorrendo al loro valore monetario ne discende che:
— la funzione di produzione (v.) neoclassica è valida solo nel caso, evidentemente irreale, in cui il sistema economico produca un solo bene, utilizzabile indifferentemente come bene di consumo o come mezzo di produzione;
— la teoria della distribuzione del reddito (v.) neoclassica è insufficiente. Per i neoclassici ogni fattore produttivo viene remunerato ad un prezzo pari alla sua produttività marginale: il prezzo del fattore lavoro sarà riferito alle ore lavorate, mentre quello del fattore terra sarà associato agli ettari. Nel caso del capitale, invece, non esiste una grandezza fisica di cui calcolare la produttività marginale per ottenere la remunerazione del fattore: occorre far riferimento al valore monetario dei beni considerati; ma questo valore (il prezzo relativo) secondo i neoclassici è determinabile solo se si conosce la produttività marginale del bene e si viene a creare, così, un circolo vizioso.
Gli economisti americani, dal canto loro, riproponevano (sia pure con maggiore raffinatezza) l’approccio neoclassico alla teoria della produzione. Il dibattito si trascinò per tutto il decennio, alimentato soprattutto dalle diverse concezioni ideologiche, e si concluse senza alcuna definitiva soluzione del problema.

Capital gain [guadagno in conto capitale]

Guadagno (gain) conseguente alla cessione di partecipazioni societarie, o alla vendita di titoli e diritti a questi riconducibili (warrants, obbligazioni convertibili, options, operazioni a premio ecc.), ad un prezzo superiore a quello di acquisto.
In Italia, il regime tributario dei capital gain, che contempla un’imposta sostitutiva, prevede due diverse aliquote (12,5 e 27%) a seconda che i guadagni siano configurabili come frutto di investimenti finanziari in senso stretto o derivino da cd. cessioni qualificate; riconoscendo come qualificate le cessioni di partecipazioni, titoli o diritti corrispondenti, che nell’arco di 12 mesi eccedano, in una misura percentuale prefissata, i diritti di voto in assemblea ordinaria o il capitale sociale.
La base imponibile è considerata al netto di eventuali minusvalenze pregresse.