Senatore (d. cost.) (Senator)

Il senatore è un membro del senato della Repubblica eletto a suffragio universale dagli elettori di età oltre i 25 anni. I membri del Senato sono 315.
Esistono due tipi di senatori quelli eletti, e quelli a vita cioè di diritto.
I senatori cd. di diritto sono gli ex-Presidenti della Repubblica e sono nominati a vita.
I 315 senatori vengono eletti con metodo proporzionale, ed eventuale attribuzione di un premio di maggioranza regionale.
L’elezione del Senato avviene su base regionale: infatti il territorio nazionale viene diviso in 20 circoscrizioni cioè le Regioni nelle quali essi vengono essere eletti;
la ripartizione dei seggi si verifica con metodo proporzionale, in base alle percentuali di consensi ottenuti da partiti e coalizioni su scala regionale.
Il Senatore a vita (d. cost.) è un membro del senato che viene nominato mediante un atto del presidente della Repubblica.
Secondo la Costituzione il loro numero massimo è cinque, e non dovrebbe essere importante l’indirizzo politico generale del Parlamento.
Il Costituente sceglie fra i cittadini o personaggi politici che abbiano servito la Patria con altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico, e letterario.
Ovviamente è il Presidente della Repubblica che valuta tali meriti.
Anche gli ex Presidenti della Repubblica diventano Senatori a Vita senza bisogno di alcuna nomina da parte del Capo dello Stato.

Calcoli intermedi (Calculations intermediate)

Calcoli intermedi artt. 3 e 4 D.Lgs. 24 giugno 1998, n. 213

Sono così denominati quei procedimenti di conversione monetaria da una moneta nazionale all’euro (v.) che non danno come risultato finale una cifra da contabilizzare o pagare autonomamente: si pensi ai calcolati effettuati dalla TELECOM per determinare l’importo della bolletta telefonica, nella quale vengono prima conteggiati gli scatti e successivamente moltiplicati per il loro valore unitario. In pratica il risultato finale dell’operazione non deve essere utilizzato per effettuare un pagamento e non deve essere riportato in un documento contabile; in questo caso, infatti, per determinare l’arrotondamento (v.) non possono essere utilizzati più di due decimali.
Le regole valide per effettuare tali calcoli sono state stabilite, per l’Italia, dagli articoli 3 e 4 del D.Lgs. 213/98, rispettivamente, per importi contenuti in norme giuridiche e per gli importi contenuti in altri strumenti giuridici.
La necessità di consentire l’utilizzo di cifre decimali più elevato nasce dalla consapevolezza che quanto più basso è l’importo da convertire tanto maggiore sarebbe lo scostamento tra la cifra iniziale e quella finale se fossero utilizzate soltanto 2 cifre decimali. Per questo motivo il decreto legislativo impone, salvo diverso accordo tra le parti, l’uso di un numero di decimali di euro decrescente al crescere dell’importo in lire da convertire, secondo la seguente tabella.

Sistema tributario (d. trib.) (Tax System)

Insieme di norme che regolano l’attività dello Stato per quanto riguarda le imposte e in base alle quali i cittadini partecipano alle spese pubbliche.
Una prima riforma tributaria si ebbe con la L. 25/1951 (cd. legge Vanoni) che fissò i criteri fondamentali della:
1) progressività ;
2) coordinazione tra finanza locale e statale, in modo da evitare conflitti e doppie imposizioni;
3) chiarezza del tributo, con l’eliminazione di addizionali e duplicazioni, in modo da permettere a ciascun contribuente di calcolare rapidamente l’ammontare del proprio onere fiscale.
La L. 825/1971 permise al Parlamento di fissare i punti essenziali ed i metodi di attuazione della riforma tributaria, delegando al governo di emanare una serie di disposizioni per la realizzazione della stessa.
Nel 1997 il primo Governo Prodi ha riformato nuovamente il sistema tributario.
I punti più importanti sono stati:
1)il federalismo fiscale, cioè il decentramento del sistema in favore delle Regioni con l’IRAP;
2) il riordino della tassazione, con semplificazione degli adempimenti contabili e formali;
3) la rivalutazione del sistema sanzionatorio amministrativo e della riscossione.
IL successivo governo di centro-destra ha riformato il sistema fiscale con la L. 280/2003.
Essa comprende le linee guida del futuro meccanismo impositivo, semplice negli adempimenti e nelle procedure, con una ridotta pressione fiscale.
Una riforma è stata avviata nel 2001, con la scomparsa dell’imposta sulle successioni e donazioni, che ha previsto una riscrittura delle detrazioni e deduzioni di imposta e delle aliquote IRPEF.

Carta sociale europea (European Social Charter)

La Carta sociale europea è una convenzione internazionale firmata nell’ambito del Consiglio d’Europa (v.) e consacrata alla tutela dei diritti economici e sociali.
Sono tutelati, tra gli altri, il diritto al lavoro, all’assistenza sociale e sanitaria, il diritto dei lavoratori emigranti e delle loro famiglie alla protezione e all’assistenza, alcuni diritti sindacali.
Il sistema di controllo previsto nell’ambito della Carta si realizza attraverso l’azione di un Comitato d’esperti affiancato da organi politici: il Comitato sociale governativo, il Comitato dei Ministri, l’Assemblea consultiva. Detta azione consiste, essenzialmente, nell’invio di raccomandazioni da parte del Comitato dei Ministri, aventi per oggetto l’applicazione delle norme della Carta da parte degli Stati contraenti.
È da sottolineare che l’applicazione della Carta sociale europea ha indotto alcuni Stati europei ad introdurre nelle loro legislazioni sociali delle disposizioni più garantiste nei confronti di alcune categorie di lavoratori (donne, bambini, stranieri, immigrati).
Il 3 maggio 1996 è stata firmata una versione aggiornata e coordinata della Carta sociale, nella quale sono inclusi i diritti garantiti nel testo originario del 1961, quelli inseriti dal protocollo del 1988 ed è aggiunta una nuova lista di diritti in campo economico e sociale che ricevono tutela. La versione approvata a Strasburgo nel 1996 è stata ratificata dall’Italia con L. 9 febbraio 1999, n. 30