Si tratta di una circostanza riguardante il colpevole, e può indurre un aumento di pena a chi, dopo essere stato condannato per un reato, ne commette un altro.
Il codice, all’art. 99 c.p. ci permette di distinguere tre forme di recidiva:
1) quella semplice, permette di commettere un reato dopo aver subìto condanna irrevocabile per un altro reato. Può indurre un aumento fino a un terzo della pena da infliggere per il nuovo reato.
2) quella aggravata si verifica quando il nuovo reato è della stessa indole del precedente (recidiva specifica); quando è stato realizzato nei cinque anni dalla condanna precedente (recidiva infraquinquennale); quando è stato realizzato durante o dopo l’esecuzione della pena, o durante il tempo in cui il condannato non si è sottoposto volontariamente all’esecuzione della pena.
La recidiva aggravata può indurre un aumento della pena da infliggere fino alla metà, se avviene una sola delle tre circostanze che la determinano, oppure fino alla metà se ne concorre più di una.
3) quella reiterata, si verifica se il nuovo reato è commesso da chi è già recidivo.
Essa determina un aumento di pena della metà, ovvero di due terzi se la recidiva è specifica o infraquinquennale. La L. 251/2005, ha introdotto l’incremento sanzionatorio e la limitazione ai soli delitti non colposi, in tal modo sono esclusi dal calcolo della recidiva le contravvenzioni ed i delitti colposi.
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Reintegrazione (Reintegration)
L’azione di (—) è concessa al possessore e a colui che detiene non per ragioni di servizio od ospitalità (c.d. detentore qualificato, quale ad es. il conduttore di un immobile), che siano stati violentemente ed occultamente spogliati del potere di fatto sulla cosa per consentirgli di essere rapidamente reintegrati in esso (art. 1168 c.c.).
Questo tipo di tutela possessoria [Giudizio (possessorio)] è concessa anche al proprietario, che abbia la materiale disponibilità della cosa, il quale potrà in questo modo avvalersi di una tutela più rapida ed efficace, ottenendo la immediata reintegrazione o cessazione della turbativa sulla base della semplice prova dello spoglio o della molestia subiti senza dover necessariamente fornire la prova, più difficile e complessa, del suo diritto di proprietà.
L’azione si propone dinanzi al tribunale monocratico con ricorso ed il giudizio segue le regole di quello cautelare. Il termine per proporre l’azione di (—) è di un anno, che decorre dalla data dello spoglio (se palese), dalla scoperta dello stesso (se clandestino) o dal primo atto di spoglio (se sono stati compiuti più atti continuativi) (art. 1168 c.c.).
La norma di cui all’art. 703 è stata coinvolta dalla nuova disciplina del D.L. 35/2005 conv. in L. 80/2005 (cd. decreto competitività). In particolare:
— gli artt. 669bis ss. c.p.c. si applicano in quanto compatibili (ad esempio, si applicano l’art. 669bis per quanto riguarda la forma del ricorso introduttivo e l’art. 669sexies per la trattazione e l’istruzione del procedimento);
— l’ordinanza che accoglie o respinge la domanda possessoria è soggetta a reclamo ai sensi dell’art. 669terdecies c.p.c.;
— il giudice fissa l’udienza per la prosecuzione del giudizio di merito soltanto se richiesto da una delle parti.
(—) nel posto di lavoro e riassunzione (d. lav.)
Sono sanzioni che colpiscono il licenziamento illegittimo [Licenziamento]. La reintegrazione è prevista dall’art. 18 L. 300/70; la riassunzione dall’art. 8 L. 604/66. In ordine alla loro distinzione, mentre con la reintegrazione il rapporto di lavoro riprende dopo l’interruzione dovuta al licenziamento illegittimo, con la riassunzione esso viene costituito ex novo [Tutela (reale e tutela obbligatoria)].
Attività ammesse al mutuo riconoscimento (Activities eligible for mutual recognition)
Si tratta di operazioni bancarie, finanziarie o assicurative che vengono esercitate da una banca in un altro Stato membro.
Non è necessaria l’ autorizzazione delle autorità di vigilanza del paese in cui si intende operare.
Responsabilità (d. civ.; d. amm.) (Responsibility)
Conseguenza della violazione di un dovere giuridico nell’ambito dei rapporti tra privati è la nascita di un’obbligazione risarcitoria, volta alla riparazione del pregiudizio economico subito dal soggetto danneggiato.
Sul piano dei rapporti di diritto internazionale e privato, la (—) per fatto illecito è regolata dalla legge dello Stato in cui si è verificato l’evento; il danneggiato, però, può chiedere che sia applicata la legge dello Stato in cui si è verificato il fatto che ha causato il danno (art. 62 L. 218/95).
La (—) civile può essere contrattuale, o extracontrattuale in cui si fa confluire anche una terza fattispecie la (—) precontrattuale.
(—) amministrativa
La (—) si configura tutte le volte in cui un dipendente o un amministratore pubblico causa un danno diretto o indiretto alla P.A. con un comportamento contrario ai doveri di diligenza e prudenza. La (—) rientra nella giurisdizione della Corte dei Conti.
Perché si configuri una (—) è necessaria la sussistenza di alcuni presupposti:
— il soggetto che pone in essere la condotta deve possedere la capacità di intendere e di volere e trovarsi in rapporto di servizio [Servizio (Rapporto di)] con una P.A., per quanto risponda pure del danno causato ad amministrazione o ente pubblico diversi da quello di appartenenza;
— deve sussistere una condotta attiva o omissiva posta in essere nell’esercizio di un’attività amministrativa e non politica in violazione degli obblighi di servizio. Non sono sindacabili nel merito le scelte discrezionali. La (—) non si estende inoltre ai titolari degli organi politici che in buona fede abbiano approvato ovvero abbiano autorizzato o consentito l’esecuzione di atti che rientrano nella competenza propria di uffici tecnici e amministrativi;
— deve essersi verificato un danno erariale effettivo e attuale, che può essere sia diretto (ovvero causato sin dall’origine alla P.A.) che indiretto (in cui il danno, causato originariamente ai terzi [Responsabilità (della P.A. verso i terzi)], si riverbera nei confronti dell’amministrazione). Dottrina e giurisprudenza contabile ammettono anche il danno erariale non patrimoniale, sotto il profilo della lesione al prestigio e all’onore della P.A.;
— l’evento dannoso deve essere legato alla condotta da un nesso di causalità;
— il comportamento dell’amministratore e del dipendente pubblico causativo del danno deve essere attuato con dolo o colpa grave. I componenti degli organi collegiali sono imputabili di (—) solo nel caso di voto favorevole.
(—) contabile
Nella (—) possono incorrere tutti coloro che, a qualunque titolo, hanno il maneggio del pubblico denaro, nonché tutti i magazzinieri e consegnatari di valori e merci appartenenti alla P.A. (cd. agenti contabili).
Tale (—) si verifica per qualunque irregolarità commessa nella riscossione o nei pagamenti o nella conservazione del denaro o dei valori della P.A.; essa sorge per il solo fatto della irregolarità della gestione e non richiede la prova del danno, che è sempre presunto, per cui grava sull’agente l’onere di provare che dalla irregolarità della gestione non è derivato danno alla P.A.
(—) contrattuale
Quando il mancato o inesatto adempimento dipende da cause imputabili al debitore (es.: negligenza, dimenticanza etc.), questi è tenuto al risarcimento del danno. La (—) contrattuale presuppone l’esistenza di un rapporto giuridico tra il responsabile e colui che ha subito il danno (debitore-creditore).
L’art. 1218 c.c. stabilisce, al riguardo, una presunzione relativa di responsabilità, superabile dal debitore attraverso la dimostrazione della non imputabilità dell’inadempimento. In altri termini, il creditore deve limitarsi a provare il fatto storico della mancata attuazione del rapporto obbligatorio e l’entità del danno sofferto, mentre è onere del debitore provare che l’inadempimento è dovuto a una causa oggettiva a lui estranea [Caso fortuito; Forza maggiore].
(—) dei magistrati
L’ipotesi più concreta di (—) dei giudici è da ricercare nelle norme contenute nella L. 117/88, che prevedono il risarcimento dei danni cagionati nell’esercizio delle loro funzioni giudiziarie di magistrati.
Coloro i quali si ritengono lesi da provvedimenti posti con dolo o colpa grave o da diniego di giustizia possono adoperarsi contro lo Stato per ottenere il risarcimento solo dopo l’esperimento dei mezzi di impugnazione all’uopo previsti. Lo Stato può, a sua volta, rivalersi nei confronti del magistrato autore dell’illecito.
(—) dei pubblici dipendenti (d. amm.)
Dall’inosservanza di norme giuridiche o pregiuridiche da parte degli enti pubblici deriva la (—), che legittima l’irrogazione di sanzioni civili, penali e amministrative a seconda del comportamento antigiuridico posto in essere dall’impiegato. La (—) può essere:
— amministrativa;
— penale;
— civile;
— contabile;
— disciplinare.
Si ha (—) penale quando la trasgressione dei doveri di ufficio, da parte dell’impiegato, assume il carattere di violazione dell’ordine giuridico generale e si concreta nella figura del reato, sì da provocare l’intervento dello Stato nell’esercizio della sua funzione giurisdizionale, per l’inflizione della pena.
Si ha (—) civile o, secondo la qualificazione della Corte dei Conti, responsabilità patrimoniale quando dalle trasgressioni derivi per l’ente pubblico o per i terzi un danno patrimoniale. La sanzione consiste nell’obbligo di risarcire il danno, sempreché sussista dolo o colpa.
In tale ampia nozione viene ricompresa sia la responsabilità amministrativa che la responsabilità contabile.
(—) del datore di lavoro [in materia di igiene e sicurezza sul lavoro] (d. lav.)
Il datore di lavoro è tenuto a garantire la sicurezza del luogo di lavoro onde prevenire che il prestatore contragga malattie o incorra in infortuni sul lavoro (art. 2087 c.c.).
Nel caso in cui il datore non rispetti la normativa di prevenzione infortuni ed igiene sul lavoro [Igiene e sicurezza del lavoro], sono previste dall’ordinamento a suo carico specifiche sanzioni (vedi schema).
La responsabilità del datore di lavoro può essere esclusa nell’ipotesi in cui abbia delegato altri al controllo del rispetto delle norme di prevenzione infortuni e di igiene sul lavoro e sempre che abbia scelto una persona adeguatamente preparata e l’abbia fornita di adeguati mezzi e poteri per esercitare il suo compito .
(—) della P.A. verso i terzi
Nei confronti dei terzi la P.A. può essere civilmente responsabile, e cioè tenuta a risarcire il danno cagionato.
Non può esistere invece una responsabilità penale della P.A., poiché tale forma di responsabilità ha natura personale, per cui solo le persone fisiche possono esserne investite. La responsabilità penale pertanto potrà riguardare solo le persone preposte agli uffici od organi della P.A.
La (—) civile può avere natura contrattuale, extracontrattuale o precontrattuale.
In materia di (—) contrattuale non sorgono particolari problemi, trovando applicazione i principi di cui al codice civile.
La (—) extracontrattuale deriva dal fatto d’aver provocato a terzi un danno ingiusto. Il principio della (—) dello Stato e degli enti pubblici per i danni causati ai singoli dall’attività illecita dei propri organi si è imposto solo con l’affermazione dello Stato di diritto, in cui vige la regola per cui lo Stato, come Stato-amministratore, è tenuto inderogabilmente ad operare nel rispetto del principio di legalità [Legalità (Principio di)].
Elementi costitutivi della (—) extracontrattuale sono il fatto dannoso, l’antigiuridicità, la colpevolezza dell’agente.
In questa sede va sottolineato che la suddetta (—) ha carattere diretto, in quanto tra l’organo ed i soggetti che ne sono titolari o agenti vi è un rapporto di immedesimazione [Rapporto (organico)], per cui quando agisce la persona dipendente della P.A. è come se agisse la P.A. medesima.
Per quel che attiene alla (—) precontrattuale, è configurabile ove la P.A., nel corso delle trattative, non si sia uniformata a principi di correttezza e buona fede sanciti dagli artt. 1337 e 1338 c.c.
Va, infine, citata la cd. responsabilità da contatto amministrativo qualificato, ideata dalla dottrina e dalla giurisprudenza, secondo cui la sussistenza di un contatto tra amministrazione e privato durante e a causa dello svolgimento di un procedimento amministrativo, comporta il sorgere di alcuni obblighi cd. di protezione in capo alla P.A.
(—) del produttore (d. civ.)
[Consumatore (Tutela del)].
(—) extracontrattuale (d. civ.)
Sorge in conseguenza della inosservanza del divieto del neminem laedere e comporta l’obbligo del risarcimento del danno (artt. 2043 ss. c.c.).
Gli elementi dell’illecito extracontrattuale sono:
— un comportamento, che può essere sia commissivo che omissivo;
— un danno, provocato da questo comportamento, che sia qualificato ingiusto dall’ordinamento;
— un nesso di causalità tra il comportamento ed il danno [Rapporto (di causalità)].
Presupposto della (—) è l’imputabilità, in quanto l’autore del fatto deve essere capace d’intendere e di volere. Per i danni cagionati da soggetti non imputabili.
Fondamento della (—) extracontrattuale (od aquiliana) è la colpevolezza, che può comprendere le due distinte ipotesi della colpa e del dolo.
Tuttavia, accanto alla regola generale (art. 2043 c.c.), fondata sul principio della colpa, il nostro ordinamento contiene, nel codice civile (artt. 2047 ss. c.c.) e in talune leggi speciali, ipotesi tipiche di (—) in cui si prescinde dall’elemento soggettivo della colpa (cd. responsabilità oggettiva) o nelle quali il criterio di imputazione del danno non è mai direttamente la colpa, ma di volta in volta, l’esercizio di un’attività pericolosa (artt. 2050 e 2054 c.c.), la custodia di cose (art. 2051 c.c.), la proprietà di animali (art. 2052 c.c.) o di edifici (art. 2053 c.c.) [Rovina di edifici] etc.
(—) patrimoniale del debitore (d. civ.)
La responsabilità patrimoniale (art. 2740 c.c.) si può definire come l’assoggettamento del patrimonio del debitore inadempiente al soddisfacimento forzoso delle ragioni del creditore.
La responsabilità si manifesta come conseguenza dell’inadempimento del debitore e concorre a realizzare la tutela giuridica del credito.
In materia vigono due principi fondamentali:
— l’assoggettamento cade su tutti i beni presenti e futuri del debitore (cioè anche quelli pervenuti dopo l’assunzione dell’obbligo: art. 2740 c.c.);
— inoltre tutti i creditori hanno uguale diritto di essere soddisfatti sui beni del debitore (garanzia generica), salve le cause legittime di prelazione [Prelazione (Causa legittima di)] che sono: il pegno, l’ipoteca e i privilegi, i quali attribuiscono ai crediti cui accedono il diritto ad essere soddisfatti prima degli altri su taluni beni.
Infatti, la garanzia generica derivante dalla (—) può essere insufficiente a rassicurare il creditore sul buon fine dell’obbligazione, soprattutto se il debitore contrae numerosi debiti o sottrae quei beni sui quali si fondava la fiducia del creditore. La legge, pertanto, predispone un sistema di garanzie, che si accompagnano al credito e lo rafforzano.
(—) penale (d. pen.)
Obbligo di sottostare a una pena, una volta accertata la commissione di un reato e pronunciata la sentenza di condanna.
La (—) è strettamente personale, cioè collegata all’autore del fatto, essendo ormai ripudiato il principio della responsabilità per fatto altrui. Altre caratteristiche della (—) sono la legalità (solo la legge o atti ad essi equiparati possono sancirla, non quindi i regolamenti), l’inderogabilità (una volta accertata, non può venir meno) e la proporzionalità (deve essere proporzionata al fatto commesso).
(—) politica (d. pubbl.)
È il corrispettivo del potere e può essere fatta valere da chi ha conferito il potere, nei confronti di chi l’ha ricevuto sulla base di una valutazione dell’uso che ne è stato fatto.
Il Governo, ad esempio, è responsabile politicamente nei confronti delle Camere quando si discosta dall’indirizzo politico sul quale ha chiesto ed ottenuto la fiducia al momento della sua presentazione alle Camere. La (—) ha come sanzione, in questo caso, il voto di sfiducia [Mozione (di sfiducia)].
Incorrono, inoltre, in una (—) tutti i soggetti eletti ad una carica pubblica nei confronti del corpo elettorale.
(—) precontrattuale (d. civ.)
Tale figura deriva, normalmente, dalla violazione dell’obbligo generico di correttezza e buona fede nello svolgimento delle trattative contrattuali. Discusso è il suo inquadramento dogmatico, ma l’opinione dominante la riconduce all’alveo della (—) extracontrattuale.
Sorge nella fase che precede la stipulazione del contratto, e la misura dei danni riparabili è diversa da quella dovuta nell’ipotesi di inadempimento di un contratto.
L’interesse leso in caso di (—) precontrattuale non è quello alla conclusione del contratto, bensì l’interesse a non ricevere menomazioni patrimoniali dal fatto di svolgere trattative contrattuali inutili (interesse negativo).
Il danno risarcibile, quindi, comprende:
— le spese e le perdite connesse strettamente con le trattative (cd. danno emergente);
— il vantaggio che la parte avrebbe potuto procurarsi con altre contrattazioni (cd. lucro cessante).