BACH è la banca dati contenente informazioni statistiche armonizzate sulla contabilità aziendale di alcuni Stati europei, del Giappone e degli StatiUniti.
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Categoria: Glossario
Sciopero (d. lav.) (Strike)
È uno strumento di lotta sindacale che assurge al rango di diritto costituzionalmente garantito e la cui titolarità spetta al singolo lavoratore. L’art. 40 Cost. riconosce il diritto di (—), consentendone l’esercizio nell’ambito delle leggi che lo regolano.
In particolare, nella sua forma tipica, esso consiste nell’astensione totale e concertata dal lavoro da parte di più lavoratori subordinati per la tutela dei loro interessi collettivi.
Trattasi di un diritto di libertà, individuale quanto alla titolarità, collettivo quanto al suo esercizio.
L’effettuazione di uno (—), stante la garanzia costituzionale, costituisce un fatto giuridicamente lecito e non una ipotesi di inadempimento contrattuale, per cui non può comportare l’insorgenza di alcuna responsabilità nei rapporti tra le parti.
Unico effetto dell’esercizio del diritto di (—) sarà la sola sospensione bilaterale delle due prestazioni fondamentali del rapporto di lavoro e cioè della prestazione del lavoro da parte dei dipendenti e della corresponsione della retribuzione da parte dei datori di lavoro. Al di fuori delle anzidette conseguenze, durante l’esercizio del diritto di (—), il rapporto di lavoro resta in vigore ed operante ad ogni altro possibile fine: ad es. per le prestazioni degli enti previdenziali che vengono regolarmente erogate al lavoratore anche durante il periodo di astensione dal lavoro.
I principi di cui sopra hanno trovato conferma nella stessa legislazione dapprima con la L. 15-7-1966, n. 604 che, all’art. 4, ha dichiarato nullo il licenziamento determinato dalla partecipazione ad attività sindacale (ivi compreso lo (—)) e, successivamente, con lo Statuto dei lavoratori che, agli artt. 15, 16 e 28 vieta e punisce ogni comportamento del datore di lavoro inteso a impedire o limitare l’esercizio del diritto di (—).
(—) nei servizi pubblici essenziali
Alcune norme sono volte a garantire il funzionamento dei servizi pubblici essenziali in occasione di scioperi proclamati dai lavoratori ad essi addetti. Tali leggi si prefiggono lo scopo di contemperare l’esercizio del diritto di (—) con il godimento dei diritti della persona, costituzionalmente tutelati, alla vita, alla salute, alla libertà ed alla sicurezza, alla libertà di circolazione, all’assistenza e previdenza sociale, all’istruzione ed alla libertà di comunicazione (art. 1 L. 146/90).
Con la L. 83/2000 la disciplina originaria della L. 146/90 è stata significativamente modificata e integrata, ed in particolare è stato ampliato il campo di applicazione della normativa che, originariamente circoscritto ai soli lavoratori subordinati occupati in servizi essenziali, ora si estende anche a lavoratori autonomi, professionisti o piccoli imprenditori (art. 2bis) in caso di astensioni collettive a fini di protesta o di rivendicazione di categoria che incidano sulla funzionalità dei servizi pubblici (ad esempio astensioni di avvocati, farmacisti, medici etc.).
Nei servizi essenziali l’esercizio del diritto di sciopero è consentito osservando le seguenti condizioni:
— adozione delle misure dirette a consentire l’erogazione delle prestazioni indispensabili per garantire le finalità che la legge stessa si prefigge;
— preavviso minimo non inferiore a dieci giorni, comunicato in forma scritta con indicazione della durata e delle modalità dello sciopero, nonché delle sue motivazioni;
— comunicazione alle utenze, da parte delle amministrazioni o aziende erogatrici di servizi pubblici essenziali, nelle forme adeguate, almeno cinque giorni prima dell’inizio dello sciopero, dei modi e dei tempi di erogazione dei servizi nel corso dello sciopero e delle misure per la riattivazione degli stessi (la tempestiva diffusione di tali comunicazioni deve essere assicurata dai giornali quotidiani e dalle emittenti radiofoniche e televisive pubbliche e private);
— esperimento, prima della proclamazione dello sciopero, di procedure di raffreddamento e di conciliazione, vincolanti e obbligatorie per le parti (datore di lavoro e sindacati);
— divieto del cd. effetto annuncio (o anche sciopero virtuale) in quanto la legge stabilisce che la revoca spontanea dello sciopero proclamato dopo che ne sia stata data informazione all’utenza costituisce forma sleale di azione sindacale.
BEUC (Bureau Europeen des Unions des Consommateurs – Ufficio Europeo delle Unioni di Consumatori)
BEUC significa Bureau Europeen des Unions des Consommateurs cioè Ufficio Europeo delle Unioni di Consumatori.
Si occupa dei problemi dei consumatori, della loro tutela.
Rappresenta gli interessi dei consumatori a livello comunitario.
Si riunisce all’interno del Comitato consultivo dei consumatori .
Sentenza
Le sentenze del giudice amministrativo possono essere:
1) interlocutorie, che non pongono fine alla causa ma provvedono su una questione processuale o pregiudiziale ed in tal modo permettono l’esame ulteriore della controversia; o regolano lo svolgimento del processo adottando provvedimenti istruttori;
2) definitive, se pongono fine al processo;
3) di rito, se mediante esse il giudice risolve aspetti della validità, ricevibilità, procedibilità del ricorso o questioni comunque attinenti ai presupposti processuali del giudizio;
4) di merito, se rispondono alle domande formulate nella domanda giudiziale, accogliendole o rigettandole.
Se viene accolto il ricorso per motivi d’incompetenza, annulla l’atto e rimette l’affare all’autorità competente. Se viene accolto per altri motivi il ricorso, annulla l’atto totalmente o in parte e, quando il giudice è investito di giurisdizione di merito, potrebbe riformare l’atto o sostituirlo.
L’art. 9 della L. 205/2000 ha previsto l’istituto delle cd. decisioni semplificate.
Le sentenze del TAR sono importanti soltanto tra le parti, cioè i loro effetti non si estendono al di là del ricorrente e degli eventuali intervenienti.
I mezzi di impugnativa contro le sentenze dei TAR sono: la revocazione; l’appello e l’opposizione di terzo.
Sentenza civile (d. proc. civ.)
Diversi sono i tipi di Sentenza del processo civile.
La sentenza può essere di puro accertamento, di condanna o costitutiva.
la prima si limita ad accertare l’esistenza di una data situazione giuridica, la seconda condanna una parte ad un determinato comportamento, la terza da luogo ad una modificazione della situazione giuridica preesistente.
La sentenza può essere definitiva o non definitiva.
È detta definitiva quella che chiude il giudizio.
È detta non definitiva la sentenza che non definisce il giudizio, perchè consente la prosecuzione del processo.
Se il giudice ritiene o meno fondata l’esigenza di tutela prospettata dall’attore con la domanda giudiziale, la sentenza si distingue in d’accoglimento o di rigetto.
La sentenza della Corte Costituzionale (d. cost.)
Le sentenze di accoglimento, sono quelle con cui si dichiara l’incostituzionalità della norma, mentre quelle di rigetto, sono quelle con cui la questione di costituzionalità è dichiarata infondata.
Le sentenze possono essere anche:
1) interpretative. In tal caso viene sollevata una questione d’incostituzionalità, le parti o il giudice a quo interpretano il testo e ricavano la norma della cui costituzionalità si dubita. La Corte Costituzionale, può però reinterpretare il testo normativo adducendone la costituzionalità: solo allora si avrà una sentenza interpretativa di rigetto;
2) additive. Esse permettono alla Corte di dichiarare l’illegittimità di un testo nella parte in cui omette di prevedere qualcosa che dovrebbe prevedere;
3) sostitutive. Esse permettono alla Corte di dichiarare l’incostituzionalità della norma nella parte in cui prevede certe conseguenze piuttosto che altre;
4) monito. La Corte smuove il legislatore ordinario dalla sua inerzia, invitandolo alla riforma di un complesso normativo e ammonendolo sul fatto che è inevitabile pronunciare sentenza d’incostituzionalità in caso di inottemperanza;
5)di incostituzionalità sopravvenuta, che permette di dichiarare incostituzionale una norma dopo il mutamento del contesto normativo, sociale, del costume etc. in cui essa veniva applicata;
6) delega, che permette alla Corte di fissare i principi ai quali il legislatore dovrà attenersi e stabilisce i tempi di approvazione in Parlamento.
La Sentenza penale (d. proc. pen.) può avere un contenuto processuale, se influisce solo sul rapporto processuale (es.: sentenza di incompetenza, di improcedibilità etc.), o un contenuto di merito, se affronta la fondatezza o meno della pretesa punitiva (es.: sentenza di assoluzione o di condanna).