Centuria

Manipolo di cento uomini, al cui comando era preposto un centurione, fu uno dei gangli vitali dell’ordinamento militare romano.
Vario fu nei secoli il numero di (—) che componevano l’esercito romano (exercitus centuriàtus): la riforma del re Servio Tullio [vedi] ne aveva fissato il numero in 36 (6 di cavalieri e 30 di fanti).
L’esercito centuriato e la ripartizione dei cittadini in centurie costituì il modulo organizzatorio, nel periodo della repubblica nazionale, dei comìtia centuriata [vedi].
Indicò, altresì, il tipico modo di suddivisione del territorio, all’atto della fondazione di nuove colonie [vedi]: gli agrimensori tracciavano delle linee perpendicolari a distanza fissa, da nord a sud [cardines] e da est ad ovest [decumani].
Il territorio veniva così a suddividersi in quadrati, detti, appunto, centuriæ.

Clarissimus [lett. “eccellenza”]

Termine adoperato per indicare ogni persona di elevato rango sociale (si pensi, ad es., ai soggetti appartenenti alla magistratura, od al Senato), in epoca imperiale.
La classe cui appartenevano i clarissimi veniva denominata “clarissimatus”; vi rientravano, tra gli altri, oltre ai senatori:
— il prætor [vedi];
— il præfectus annonæ [vedi];
— il magister census [vedi];
— i silentiarii sacri palatii [vedi silentiarii].

Codex Hermogeniànus [Codice Ermogeniano]

Il (—), al pari del Codex Gregorianus, è una raccolta privata di costituzioni, redatte in epoca dioclezianea [vedi Diocleziano].
Costituì una integrazione del Codex Gregorianus e raccolse una serie di rescritti dello stesso Diocleziano emessi tra il 294 e il 295 d.C.
Era costituito da un solo libro diviso in tituli.
Il Codex non ci è noto per tradizione diretta, ma sulla base delle leggi barbariche Burgundionum e Wisigothorum [vedi Lex Romana Burgundionum e Wisigothorum].
Fu riconosciuto solo nel 438 d.C. da Teodosio quale codificazione ufficiale.
Gli autori delle due opere, Gregorio [vedi] e, con tutta probabilità, Ermogeniano [vedi] riuscirono nell’ambizioso intento di raccogliere un elevato numero di costituzioni imperiali grazie soprattutto alla consultazione degli archivi imperiali, cui avevano accesso, essendo entrambi funzionari dell’amministrazione centrale.
Le due raccolte, di cui ci sono pervenuti solo scarni frammenti, hanno esercitato un’influenza decisiva, consolidando la tradizione delle leggi imperiali precostantiniane, poi trasfuse nel Codice di Giustiniano [vedi Codex Iustiniànus] ed in quelli dei re germanici occidentali dell’impero romano.