T.A.R. Campania Salerno Sez. II, Sent., 27-04-2011, n. 763 Atti amministrativi

Sentenza scelta dal dott. Domenico Cirasole direttore del sito giuridico http://www.gadit.it/

Svolgimento del processo

Con l’atto introduttivo del giudizio, la società ricorrente, titolare di p. di c. n. 19/05 per il completamento del proprio opificio industriale, prevedente la realizzazione di un edificio ripartito su tre livelli, di cui uno a piano terra e due interrati, questi ultimi non computati volumetricamente nel detto p. di c., rappresentava che, tramite d. i. a., prot. 6854 del 5.09.05, aveva manifestato l’intenzione di procedere, ai livelli interrati, ad alcune modifiche, ma che l’Amministrazione Comunale di Giffoni Sei Casali, dapprima, aveva notificato una tardiva diffida a non procedere ai lavori, indi aveva comunicato i motivi ostativi alla variante, infine aveva adottato un’ordinanza di demolizione delle opere (già peraltro edificate, nel lasso di tempo intercorrente tra l’adozione e la notifica della suddetta diffida); che, in ogni caso, la ricorrente aveva provveduto a richiedere un nuovo p. di c. in sanatoria, in data 20.06.07, per la regolarizzazione di quanto costruito, denegato dal Responsabile SUAP (che aveva anche dato impulso al sequestro penale, eseguito in data 25.10.07), sul presupposto della realizzazione di un aumento di volumetria di oltre 600 mc., invece a dire della ricorrente completamente sviluppato sotto il piano di campagna; che, a seguito dei conseguenti provvedimenti di ripristino dello stato dei luoghi, la stessa ricorrente aveva chiesto un nuovo p. di c. in sanatoria, per il completamento dell’opificio industriale, in data 29.05.09, prot. 4221; che, tuttavia, il Comune aveva dapprima comunicato i motivi ostativi al diniego, e quindi, pur dopo il deposito delle integrazioni documentali richieste, aveva respinto la suddetta richiesta di sanatoria, con il provvedimento impugnato, che veniva censurato per i seguenti motivi in diritto:

Violazione art. 10 bis l. 241/90; Violazione del giusto procedimento; Eccesso di potere (difetto del presupposto, d’istruttoria e di motivazione, arbitrarietà, contraddittorietà, perplessità e sviamento): i motivi, posti a base del preavviso di diniego, non corrispondevano alle ragioni, poste a fondamento dell’impugnato provvedimento negativo;

Violazione art. 18 del Regolamento di Organizzazione e Funzionamento del SUAP del Comune di Giffoni Sei Casali, approvato con delibera di G. C. n. 134 del 17.10.2007, in rel. art. 5 d. P. R. 447/98; Violazione del giusto procedimento; Eccesso di potere (difetto del presupposto, d’istruttoria e di motivazione, arbitrarietà, perplessità e sviamento): la società ricorrente non era stata informata della possibilità di richiedere la convocazione di una conferenza di servizi, ex art. 5 d. P. R. 447/98, onde superare i motivi di contrasto con lo strumento urbanistico;

Sul primo motivo di diniego: Violazione artt. 1 e 3 l. 241/90 in rel. artt. 22, 23 e 36 d. P. R. 380/01; Violazione del giusto procedimento; Eccesso di potere (travisamento, difetto del presupposto, d’istruttoria e di motivazione, arbitrarietà, erroneità, contraddittorietà, perplessità e sviamento);

Sul secondo motivo di diniego: Violazione artt. 1 e 3 l. 241/90 in rel. artt. 22, 23 e 36 d. P. R. 380/01; Violazione del giusto procedimento; Eccesso di potere (travisamento, difetto del presupposto, d’istruttoria e di motivazione, arbitrarietà, erroneità, contraddittorietà, perplessità e sviamento);

Sul terzo motivo di diniego: Violazione artt. 1 e 3 l. 241/90 in rel. artt. 22, 23 e 36 d. P. R. 380/01; Violazione del giusto procedimento; Eccesso di potere (travisamento, difetto del presupposto, d’istruttoria e di motivazione, arbitrarietà, erroneità, contraddittorietà, perplessità e sviamento);

Sul quarto motivo di diniego: Violazione artt. 1 e 3 l. 241/90 in rel. artt. 22, 23 e 36 d. P. R. 380/01; Violazione del giusto procedimento; Eccesso di potere (travisamento, difetto del presupposto, d’istruttoria e di motivazione, arbitrarietà, erroneità, contraddittorietà, perplessità e sviamento);

Sul quinto motivo di diniego: Violazione artt. 1 e 3 l. 241/90 in rel. artt. 22, 23 e 36 d. P. R. 380/01; Violazione del giusto procedimento; Eccesso di potere (travisamento, difetto del presupposto, d’istruttoria e di motivazione, arbitrarietà, erroneità, contraddittorietà, perplessità e sviamento);

Sul sesto motivo di diniego: Violazione artt. 1 e 3 l. 241/90 in rel. artt. 22, 23 e 36 d. P. R. 380/01; Violazione del giusto procedimento; Eccesso di potere (travisamento, difetto del presupposto, d’istruttoria e di motivazione, arbitrarietà, erroneità, contraddittorietà, perplessità e sviamento).

Erano quindi formulata istanze istruttorie (di consulenza tecnica d’ufficio) e cautelari e la domanda di risarcimento del danno, specificata in epigrafe.

Si costituiva in giudizio il Comune di Giffoni Sei Casali, che produceva quindi in giudizio una memoria difensiva in cui replicava alle avverse censure e chiedeva respingersi il ricorso, in uno con la domanda di risarcimento del danno.

Si costituiva anche, personalmente, il Responsabile SUAP del predetto Comune, con memoria in cui formulava considerazioni difensive e conclusioni analoghe a quelle, esposte dalla difesa dell’ente.

Seguiva il deposito di documentazione, nell’interesse della società ricorrente.

Con ordinanza, emessa all’esito dell’udienza camerale del 9.07.10, la Sezione respingeva la domanda cautelare, presentata in ricorso.

Nell’imminenza della discussione del gravame, le parti costituite producevano scritti difensivi riepilogativi.

In data 10.01.2011 interveniva "ad adiuvandum", nel presente giudizio, l’Associazione Industriali della Provincia di Salerno, al fine di supportare, specialmente, la richiesta di parte ricorrente di disporre c. t. u., circa la conformità delle opere realizzate agli strumenti urbanistici vigenti.

All’udienza pubblica del 12 gennaio 2011 il ricorso era trattenuto in decisione.
Motivi della decisione

Il ricorso è fondato.

Carattere decisivo ed assorbente riveste, in particolare, la denunziata (nel motivo sub 1) violazione dell’art. 10 bis della l. 241/90.

Detta disposizione di legge, inserita dall’articolo 6 della legge 11 febbraio 2005, n. 15, prevede quanto segue:

"Nei procedimenti ad istanza di parte il responsabile del procedimento o l’autorità competente, prima della formale adozione di un provvedimento negativo, comunica tempestivamente agli istanti i motivi che ostano all’accoglimento della domanda. Entro il termine di dieci giorni dal ricevimento della comunicazione, gli istanti hanno il diritto di presentare per iscritto le loro osservazioni, eventualmente corredate da documenti. La comunicazione di cui al primo periodo interrompe i termini per concludere il procedimento che iniziano nuovamente a decorrere dalla data di presentazione delle osservazioni o, in mancanza, dalla scadenza del termine di cui al secondo periodo. Dell’eventuale mancato accoglimento di tali osservazioni è data ragione nella motivazione del provvedimento finale. Le disposizioni di cui al presente articolo non si applicano alle procedure concorsuali e ai procedimenti in materia previdenziale e assistenziale sorti a seguito di istanza di parte e gestiti dagli enti previdenziali".

Nella specie, il cd. preavviso di diniego, previsto dal surriferito articolo, non è invero mancato.

In particolare, con la nota prot. n. 6806 del 3.09.09, a firma del Responsabile dell’Area Edilizia Privata ed Urbanistica – Settore S. U. A. P. del Comune di Giffoni Sei Casali, arch. L.P., era dato avviso, all’amministratore unico della società ricorrente ed al tecnico progettista, che l’Ufficio era in procinto di comunicare il diniego dell’istanza di p. di c. in sanatoria, ex art. 36 d. P. R. 380/01, prot. 4221 del 29.05.09, per il completamento dell’opificio industriale di pertinenza della stessa società, e tanto per i seguenti motivi:

"Il progetto presentato è carente sia dal punto di vista strutturale/architettonico sia per gli aspetti specialistici inerenti l’acquisizione dei pareri competenti altri Enti (VV.FF., ASL, ARPAC…) nello specifico:

Perizia Tecnica Giurata indicante nel dettaglio le opere oggetto di sanatoria e le scelte progettuali oltre che alla conformità alle N. T. A. ed al R. E. C. vigenti;

Perizia di verifica statica delle opere da sanare che incidono sulle strutture in cls. armato;

Planovolumetrico analitico e grafico da cui emergono tutti i dati urbanistici nel progetto riportante anche gli standards previsti ai sensi del D. M. 1444/68;

Planimetria dei locali riportanti i "lay – out" delle lavorazioni;

Dichiarazione asseverata del progettista sulla conformità igienico – sanitaria dell’intervento;

Planimetria degli impianti di distribuzione ed adduzione acqua e gas;

Planimetria degli impianti d’illuminazione esterna;

Planimetria degli impianti di raccolta ed allontanamento acque bianche e reflue con relativa relazione tecnica di dimensionamento, relazione tecnica antincendio e planimetrie grafiche ai sensi del d. P. R. 37 del 12.01.1998;

Relazione tecnico – economica sulle lavorazioni da effettuare e loro ricaduta occupazionale ai fini del dimensionamento degli ambienti interni;

verifica aereoilluminotecnica degli ambienti laboratori in conformità al vigente Regolamento Edilizio Comunale;

Particolari Costruttivi inerenti le modalità d’interramento dei corpi da sanare, attualmente fuori terra;

Relazione Geologica;

Rendering dell’intervento progettuale;

Relazione Acustica laddove prevista per legge;

Planimetria generale delle aree a parcheggio e di quelle a verde;

Titolo di Proprietà".

Seguivano: una memoria del 23.09.09, prot. 7140, spedita dall’amministratore unico della società ricorrente al Comune; una nota, prot. 8709 del 18.11.09, sempre a firma del dirigente del S. U. A. P. di Giffoni Sei Casali, nella quale, "letta la memoria trasmessa in data 23.09.09 prot. 7140", si rilevava come il prefato amministratore non avesse qualifiche tecniche, e si convocava il tecnico progettista presso l’Ufficio; un verbale del 3.12.09, concernente l’incontro, svoltosi presso il Comune, tra il Responsabile S. U. A. P. e il progettista dell’intervento; una nota (prot. 1190 del 9.02.2010), a firma dell’amministratore unico della società, con cui erano trasmessi al Comune i documenti integrativi richiesti, ad eccezione della relazione economico – finanziaria, con riserva di trasmettere quest’ultima nel più breve tempo possibile; una nota, prot. 1681 del 25.02.2010, con cui lo stesso amministratore rimetteva al Comune la detta relazione economico – finanziaria; il provvedimento di diniego, oggetto di gravame (prot. 2502 del 24.03.2010).

In esso il responsabile del S. U. A. P., premesso che era stata esaminata:

– la documentazione allegata alla Richiesta di Permesso di Costruire Prot. 4221 del 29 maggio 2009 per il completamento di un opificio industriale in Loc. Malche del Comune di Giffoni Sei Casali;

– la memoria trasmessa dal richiedente con prot.7140 del 23.09.2009;

– la documentazione integrativa trasmessa in data 09.02.2010 prot. 1190 ed in data 25.02.2010 prot. 1681;

nonché vista la comunicazione di avvio del procedimento (art. 10 bis L.241/90) prot. 6806/09 di diniego, notificata in data 08.09.2009;

così motivava il diniego della suddetta istanza di sanatoria:

"Accertato che:

La perizia tecnica giurata non individua dettagliatamente i lavori oggetto di sanatoria e le scelte progettuali, nonché la verifica di conformità alle Norme Tecniche di Attuazione della Z. O. "C – D" in cui ricade l’immobile, rimandando al p. d. c. n. 19/05 – art. 36 d. P. R. 380/01 per le opere realizzate in difformità – rispetto ai quale i lavori eseguiti (oggetto della presente richiesta di sanatoria) divergono in modo essenziale da quanto già assentito. Infine si ribadisce che la Denuncia di Inizio Attività prot. 6854 del 05.09.2005 non risulta autorizzata, contrariamente a quanto relazionato nella perizia, bensì regolarmente diffidata dall’Ufficio tecnico;

Non è stata trasmessa lo perizia di verifica statica del progetto delle opere da sanare, alla luce delle norme e dei regolamenti vigenti in materia;

Non è stato trasmesso il titolo di proprietà delle particelle di cui al catasto terreni del Comune di Giffoni Sei Casali foglio n. 36 part.lle n.ri 142 – 213 – 214, essenziali per l’individuazione univoca della titolarità, considerato che dalle visure effettuate d’ufficio la part.lla n. 213 del fgl. 36 risuita soppressa; mentre lo part.lla n. 214 è attualmente intestata ad ENTE URBANO. Pertanto il riferimento in progetto ad un lotto di mq. 2794,66 è generico, non essendoci adeguata documentazione attestante tale estensione;

Lo schema grafico analitico, per il calcolo dell’Indice Fondiario, indica genericamente un lotto di mq. 2794,66 senza evidenziare l’estensione delle superfici ricadenti in "fascia di rispetto stradale", in "Verde Pubblico" ed in "Parcheggi Pubblici" che vanno esclusi dal dimensionamento per lo verifica urbanistica del fabbricato;

Non è stato trasmesso il Calcolo di verifica urbanistica delle opere da sanare con tutti gli Indici contenuti nelle Norme Tecniche di Attuazione della Z. O. "C – D" in cui ricade il fabbricato;

La planimetria particolareggiata sulle distanze del fabbricato dal confini di proprietà, da fabbricati e dagli assi viari, riporta un "allargamento della carreggiata stradale comunale" di ml. 3.14 non verificato in alcun progetto od atto deliberativo dell’Amministrazione Comunale, né sullo stesso sono stati riportati in relazione elementi circa tale circostanza. Tuttavia,anche nell’ipotesi di ampliamento stradale lo distanza del fabbricato non verifica l’art. 83 del vigente Regolamento Edilizio Comunale in cui essa è pari a ml. 6.00".

Ciò posto, il quesito che si pone al Collegio è se – indipendentemente dal merito delle ragioni, fondanti l’opposto diniego – la comunicazione, ex art. 10 bis l. 241/90, il cui contenuto è stato sopra riferito, fosse idonea a prefigurare i motivi ostativi all’accoglimento della domanda di sanatoria, poi espressi (nel modo, sopra descritto) dal Responsabile del S. U. A. P. comunale, nel provvedimento impugnato.

Se così non fosse, infatti, il provvedimento impugnato non si sottrarrebbe ai rilievi d’illegittimità, per violazione del suddetto parametro di derivazione legislativa, esplicitati in ricorso.

Tanto, conformemente all’orientamento giurisprudenziale, cui il Tribunale ritiene di aderire, espresso, da ultimo, nella massima che segue: "Anche se non deve sussistere un rapporto di identità, tra il preavviso di rigetto e la determinazione conclusiva del procedimento, né una corrispondenza puntuale e di dettaglio tra il contenuto dei due atti (a proposito delle ragioni ostative ivi indicate), ben potendo la p. a. ritenere, nel provvedimento finale, di dover meglio precisare le proprie posizioni giuridiche (in relazione alle osservazioni del privato o autonomamente), occorre però che il contenuto sostanziale del provvedimento conclusivo di diniego si inscriva nello schema delineato dalla comunicazione ex art. 10 bis, l. n. 241 del 1990, esclusa ogni possibilità di fondare il diniego definitivo su ragioni del tutto nuove, non enucleabili dalla motivazione dell’atto endoprocedimentale, dato che altrimenti l’interessato non potrebbe interloquire con l’amministrazione anche su detti profili differenziali né presentare le proprie controdeduzioni prima della determinazione conclusiva dell’ufficio" (T. A. R. Emilia Romagna Parma, sez. I, 20 luglio 2010, n. 425).

Orbene, ritiene la Sezione che le ragioni, che hanno determinato il dirigente del S. U. A. P. a respingere la richiesta di sanatoria "de qua", non fossero – contrariamente all’avviso espresso dalla difesa del Comune – "enucleabili dalla motivazione dell’atto endoprocedimentale".

Opina cioè il Collegio che "il contenuto sostanziale del provvedimento conclusivo di diniego", come s’esprime la decisione citata, non "s’inscriva nello schema delineato dalla comunicazione ex art. 10 bis l. 241/90", ma da esso diverga, invece, radicalmente.

In particolare, per il responsabile del S. U. A. P., nell’avviso di diniego, il progetto di sanatoria sarebbe stato "carente sia dal punto di vista strutturale/architettonico sia per gli aspetti specialistici inerenti l’acquisizione dei pareri" di competenza di altri Enti; tale quindi l’ambito motivazionale, delimitante l’aspetto contenutistico del prefigurato rigetto dell’istanza di parte ricorrente e – almeno apparentemente – volto a stimolare l’apporto partecipativo della stessa, completato da un’elencazione minuziosa (in 16 punti) di documenti tecnici, relazioni e dichiarazioni, asseritamente carenti.

Orbene, prescindendo – lo si ribadisce – dall’esame dei singoli documenti reputati, in detto preavviso di diniego, carenti sotto il profilo tecnico, non ci si può esimere dall’osservare come il successivo provvedimento finale, recante il respingimento della sanatoria richiesta, fosse fondato su ragioni – sviluppate in sei punti – non evincibili, in modo puntuale, dalla suddetta comunicazione ex art. 10 bis l. 241/90.

Più specificamente, il vizio inficiante il "modus procedendi" seguito, nella fattispecie, dal S. U. A. P. del Comune di Giffoni Sei Casali consiste, per il Tribunale, in ciò, che all’elencazione dettagliata dei vari documenti (perizie, planimetrie, relazioni, etc.) indicate, nel preavviso di diniego, come carenti, non ha fatto seguito un’altrettanto dettagliata specificazione delle ragioni sostanziali, per le quali detti documenti avrebbero dovuto esser prodotti dalla società ricorrente.

Solo una specificazione dettagliata delle ragioni per le quali, ad es., era richiesto alla ricorrente di produrre una perizia tecnica giurata delle opere da sanare, ovvero una perizia di verifica statica delle stesse opere, ovvero ancora il planovolumetrico analitico dei dati urbanistici del progetto, compresi gli standards ex D. M. 1444/68 e la planimetria dei locali, compresi i "lay – out" delle lavorazioni (per citare soltanto i primi quattro dei sedici documenti, oggetto della richiesta d’integrazione), sarebbe stata cioè idonea a costituire un valido preavviso di diniego, tale da sollecitare un efficace contraddittorio procedimentale.

In assenza di ciò, e in presenza soltanto, nella comunicazione ex art. 10 bis l. 241/90, di un anodino elenco di documenti da produrre, è inevitabile concludere nel senso che il provvedimento conclusivo (indipendentemente da ogni valutazione di merito, circa i suoi contenuti sostanziali) non può non rivelarsi, all’interprete, come irrimediabilmente disgiunto dalla precedente fase procedimentale, a carattere partecipativo.

Non importa cioè, in questa sede, stabilire se le ragioni di diniego fossero, o meno, fondate; certo è, tuttavia, che le stesse sono state espresse, in modo compiuto, dal Responsabile S. U. A. P. del Comune, per la prima volta, soltanto in sede di adozione del provvedimento finale, il che integra, all’evidenza, il vizio, censurato da parte ricorrente, sub 1) dell’atto introduttivo del giudizio.

A corroborare le prefate conclusioni, si tenga presente l’osservazione secondo cui il preavviso di diniego, giusta l’indirizzo giurisprudenziale sopra riferito, dovrebbe già esprimere, "in nuce", lo schema motivazionale dell’opposto provvedimento di rigetto, laddove quello, licenziato nella specie dall’Amministrazione, è apparso piuttosto come una richiesta d’integrazione documentale (che più propriamente dovrebbe collocarsi in una fase ancora anteriore, rispetto all’esposizione – sia pur sintetica – dei motivi per i quali la P. A. ritiene di non poter accogliere l’istanza del privato), che una vera e propria comunicazione, ex art. 10 bis l. 241/90.

La conseguenza dell’imperfetta formulazione dell’avviso, ex art. 10 bis, è consistito in ciò, che la società ricorrente non è stata posta, a parere del Collegio, in condizione di poter idoneamente interloquire, con la P. A., circa i profili sostanziali, ritenuti da quest’ultima problematici, onde poter esporre le proprie controdeduzioni al riguardo ed eventualmente convincerla dell’infondatezza delle prefigurate ragioni, ostative all’accoglimento della sua domanda.

Tanto rappresenta un’inevitabile compromissione del dialogo partecipativo, che la legge vuole invece che immancabilmente si realizzi, prima dell’adozione del provvedimento conclusivo del procedimento (nella specie, di sanatoria edilizia).

Né rileva che, in concreto, una memoria difensiva sia stata prodotta, nell’interesse della ricorrente, e che presso il Comune si sia tenuto un incontro, tra il responsabile S. U. A. P. e il progettista e che, infine, la società abbia anche trasmesso i documenti integrativi richiesti; tali attività, pur costituendo il portato inevitabile della nota, prot. 6806 del 3.09.09, hanno finito per costituire null’altro che un simulacro di dialogo partecipativo tra P. A. e privato, inevitabilmente condizionato dalla mancata specificazione – nell’avviso di diniego – dei motivi – e solo dei motivi – in grado di determinare il definitivo rigetto della domanda, ex art. 36 d. P. R. 380/01.

Non si ritiene, in altre parole, di poter condividere la convinzione, espressa negli scritti difensivi delle parti resistenti, secondo la quale non esisterebbe alcuna contraddizione tra le motivazioni, poste a fondamento del provvedimento impugnato, e quelle a base del preavviso di diniego, "essendo state queste ultime semplicemente recepite e sviluppate nel definitivo provvedimento di diniego a seguito dell’intervenuto contraddittorio procedimentale con la società ricorrente, avuto particolare riguardo alle integrazioni documentali, seppur insoddisfacenti, dalla stessa presentate".

Detto argomento si sviluppa poi nell’asserzione per cui il Comune avrebbe denegato l’invocata sanatoria, "sotto un duplice fondamentale profilo, già ben evidenziato ai punti 1, 2, 3 e 16 della comunicazione recante il preavviso di diniego".

Non interessa qui stabilire se il diniego sia o meno fondato; tuttavia detta ultima considerazione difensiva costituisce, a parere del Tribunale, la migliore riprova della validità della soluzione adottata.

Affermare che il diniego era fondato su profili, evincibili dalla comunicazione di preavviso, ai soli punti 1, 2, 3 e 16, infatti, equivarrebbe a pretendere, dalla società ricorrente, l’inammissibile selezione, tra la congerie di documenti richiesti con la nota prot. 6806 del 3.09.09, di quelli, e soltanto di quelli, ritenuti a posteriori, dal S. U. A. P. del Comune, effettivamente rilevanti, ai fini del diniego dell’istanza di sanatoria.

Non è certamente questo il corretto modo d’intendere il rapporto tra la comunicazione, ex art. 10 bis l. 241/90, e il provvedimento conclusivo del relativo procedimento: il preavviso di diniego, lungi dall’implicare una complessiva rivisitazione di tutto il corredo documentale, a supporto della domanda ex art. 36 d. P. R. 380/01, avrebbe dovuto infatti, nella specie, indicare i soli aspetti problematici che s’opponevano al suo accoglimento, onde promuovere l’apporto collaborativo del privato circa i medesimi – e soltanto circa i medesimi.

Si consideri, infine, che – ai sensi dell’art. 10 bis l. 241/90 – "dell’eventuale mancato accoglimento di tali osservazioni è data ragione nella motivazione del provvedimento finale": anche sotto tale profilo il procedimento, seguito dal Responsabile S. U. A. P. per denegare la domanda di sanatoria proposta dalla ricorrente, si differenzia da quello legislativamente stabilito, posto che nella nota, prot. 2502 del 24.03.2010, non c’è alcuna menzione delle osservazioni formulate dall’amministratore della società ricorrente nella memoria, depositata in Comune il 23.09.09.

Anzi il Responsabile S. U. A. P., nella nota a sua firma del 18.11.09, prot. 8709, aveva già mostrato di non assegnare alcuna valenza a tali osservazioni, perché a suo dire promananti da persona – l’amministratore della società – priva delle necessarie competenze tecniche, tanto da convocare il progettista dell’intervento presso la sede dell’Ufficio; sta di fatto, però, che dal verbale dell’incontro tenutosi, tra il dirigente comunale e il suddetto progettista, in data 3.12.09, nulla emerge circa eventuali osservazioni, eventualmente presentate, dal secondo, nell’interesse della società ricorrente.

In definitiva, anche sotto tale profilo, dell’anomalo sub – procedimento instaurato dal responsabile S. U. A. P., dopo la notifica alla ricorrente del preavviso di diniego (il Responsabile S. U. A. P. avrebbe dovuto, infatti, direttamente confutare, nel provvedimento finale, le osservazioni, contenute nella memoria a firma dell’amministratore della società, anziché ritenerle, "sic et simpliciter" inammissibili, e convocare poi, presso la sede dell’ente, il tecnico progettista: sono infatti "gli istanti", non i loro tecnici, che hanno il diritto di presentare per iscritto le loro osservazioni), si conferma l’illegittimità del diniego impugnato per la violazione, di natura formale – procedimentale (art. 10 bis l. 241/90), sinora evidenziata.

La natura formale del vizio, ritenuto dirimente – ed assorbente di ogni altra censura – dal Tribunale, impedisce, d’altro canto, sia di disporre la c. t. u. richiesta, volta piuttosto all’approfondimento degli aspetti tecnici controversi, riguardanti la denegata sanatoria, sia d’accogliere la richiesta di risarcimento del danno, ingiusto e da ritardo, asseritamente subito da parte ricorrente.

Tanto, senza dimenticare che, all’accoglimento della suddetta istanza risarcitoria, si sarebbe comunque opposta la circostanza dell’intervenuto sequestro penale – dal 25.10.2007 – del cantiere della stessa società, sequestro convalidato dall’A. G. competente (come si ricava dalla stessa narrativa del ricorso).

Posto infine che, a mente dell’art. 34, comma 1 lett. e) del codice del processo, in caso di accoglimento della domanda, il giudice "… dispone le misure idonee ad assicurare l’attuazione del giudicato e delle pronunce non sospese… ", il Tribunale osserva come la decisione qui assunta implichi, quale proprio effetto conformativo, che l’Amministrazione dovrà necessariamente procedere al riesame della pratica edilizia "de qua", previa instaurazione di un corretto contraddittorio procedimentale con la società ricorrente, nel corso del quale la stessa sia posta in grado d’interloquire, realmente ed efficacemente, circa i profili problematici, di natura tecnica, ritenuti rilevanti dal Comune.

In applicazione della regola della soccombenza, l’Amministrazione Comunale di Giffoni Sei Casali è tenuta a rifondere, in favore della società ricorrente e dell’Associazione interveniente (cfr. Consiglio Stato, sez. IV, 23 gennaio 1998, n. 53), le spese, le competenze e gli onorari di giudizio, liquidati come in dispositivo, laddove sussistono giustificati motivi per disporne la compensazione rispetto all’altra parte resistente (P.L.).
P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania sezione staccata di Salerno (Sezione Seconda)

definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, l’accoglie, nei sensi di cui in parte motiva, e per l’effetto annulla il provvedimento impugnato.

Respinge la domanda di risarcimento del danno, avanzata dalla società ricorrente.

Condanna il Comune di Giffoni Sei Casali al pagamento, in favore della società ricorrente e dell’Associazione interveniente, delle spese, delle competenze e degli onorari di giudizio, complessivamente liquidati in Euro 1.250,00 (milleduecentocinquanta/00) in favore di ciascuna, e così, in totale, in Euro 2.500,00 (duemilacinquecento/00).

Compensa ogni altra spesa di giudizio.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’Autorità amministrativa.

Testo non ufficiale. La sola stampa del bollettino ufficiale ha carattere legale.

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