Cass. civ. Sez. I, Sent., 26-09-2011, n. 19587 Provvedimenti impugnabili per Cassazione

Sentenza scelta dal dott. Domenico Cirasole direttore del sito giuridico http://www.gadit.it/

Svolgimento del processo

che la Corte d’Appello di Brescia, con decreto del 23 maggio-2 luglio 2007, ha dichiarato inammissibile il reclamo proposto da R. G. avverso l’ordinanza in data 20 febbraio 2007 del Presidente del Tribunale di Brescia che – nell’ambito del procedimento di separazione personale tra B.A. e R.G. – aveva confermato i precedenti provvedimenti presidenziali di affidamento dei figli alla madre, disciplinato l’esercizio del diritto di visita del padre, assegnato la casa familiare alla madre e determinato l’assegno di mantenimento per la famiglia nella misura di Euro 2.000,00 mensili;

che avverso tale ordinanza il R. – con ricorso depositato il 29 marzo 2007 – ha proposto reclamo dinanzi alla Corte d’Appello di Brescia, ai sensi dell’art. 708 c.p.c., comma 4, chiedendo tra l’altro l’affidamento condiviso ed alternato dei figli, l’assegnazione della casa familiare e la riduzione dell’assegno di mantenimento;

che la Corte adita, con il predetto decreto del 23 maggio-2 luglio 2007, ha dichiarato inammissibile il reclamo, osservando che: ai sensi dell’art. 176 c.p.c., comma 2, Le ordinanze pronunciate in udienza si ritengono conosciute dalle parti presenti e da quelle che dovevano comparirvi; all’udienza del 20 febbraio 2007, l’ordinanza in pari data era stata immediatamente resa nota alle parti mediante lettura del suo contenuto; il ricorso per reclamo era stato depositato in cancelleria il 29 marzo 2007; conseguentemente, tale ricorso era intempestivo, perchè proposto oltre il termine perentorio di dieci giorni stabilito dall’art. 708 c.p.c., comma 4;

che avverso tale decreto, non notificato, R.G. ha proposto ricorso per cassazione notificato il 24 luglio 2008, ai sensi dell’art. 111 Cost., comma 7, deducendo un unico motivo di censura;

che B.A., benchè ritualmente intimata, non si è costituita nè ha svolto attività difensiva;

che il Procuratore generale ha concluso per il rigetto del ricorso;

che, all’esito della camera di consiglio, il Collegio ha deliberato che la motivazione sia redatta in forma semplificata.
Motivi della decisione

che, con l’unico motivo del ricorso, il ricorrente – premesso che il decreto impugnato ha natura di provvedimento decisorio e definitivo – critica il decreto, sostenendo che nella specie l’ordinanza presidenziale del 20 febbraio 2007 non gli è stata notificata, con la conseguenza che il termine perentorio di dieci giorni dalla notificazione non ha neppure cominciato a decorrere;

che, nella fattispecie in esame, deve essere preliminarmente affermata l’inammissibilità del ricorso straordinario per cassazione, ai sensi dell’art. 111 Cost., comma 7;

che, infatti – posto che il decreto impugnato ha dichiarato inammissibile il reclamo, proposto dal ricorrente, ai sensi dell’art. 708 cod. proc. civ., comma 4, avverso l’ordinanza presidenziale di cui allo stesso art. 708, comma 3 per l’inosservanza del termine perentorio di dieci giorni dalla notificazione di detta ordinanza presidenziale -, è evidente che il ricorrente denuncia esclusivamente la lesione, in forza di una determinata interpretazione dell’art. 708 c.p.c., comma 4, ritenuta illegittima, all’esercizio del proprio diritto alla tutela giurisdizionale, assicurato nella specie dalla legge mediante la previsione del reclamo avverso detta ordinanza presidenziale;

che, secondo diritto vivente, quando il provvedimento impugnato sia privo dei caratteri della decisorietà e definitività in senso sostanziale, il ricorso straordinario per cassazione di cui all’art. 111 Cost., comma 7, non è ammissibile neppure se il ricorrente lamenti la lesione di situazioni aventi rilievo processuale, quali espressione del diritto di azione, ed in particolare del diritto al riesame da parte di un giudice diverso, in quanto la pronunzia sull’osservanza delle norme che regolano il processo, disciplinando i presupposti, i modi e i tempi con i quali la domanda può essere portata all’esame del giudice, ha necessariamente la medesima natura dell’atto giurisdizionale cui il processo è preordinato e, pertanto, non può avere autonoma valenza di provvedimento decisorio e definitivo, se di tali caratteri quell’atto sia privo, stante la natura strumentale delle questioni processuali e la loro idoneità a costituire oggetto di dibattito soltanto nella sede, e nei limiti, in cui sia aperta o possa essere riaperta la discussione sul merito (cfr., le sentenze, pronunciate a sezioni unite, nn. 3073 e 11026 del 2003, nonchè, ex plurimis, la sentenza n. 11756 del 2010 e l’ordinanza n. 23578 del 2010);

che, in applicazione di tali principi, questa Corte ha in particolare affermato che avverso il decreto, emesso dalla corte d’appello sul reclamo contro il provvedimento adottato, ai sensi dell’art. 708 c.p.c., comma 3, dal presidente del tribunale all’esito dell’udienza di comparizione dei coniugi, non è ammesso il ricorso straordinario per cassazione ai sensi dell’art. 111 Cost., comma 7, in quanto il decreto che pronuncia sul reclamo è priva del carattere della definitività in senso sostanziale, tenuto conto che il predetto provvedimento presidenziale, anche dopo l’introduzione della sua impugnabilità con reclamo in appello, pur se confermato o modificato in tale sede ai sensi dell’art. 708 c.p.c., comma 4, continua ad avere carattere interinale e provvisorio, essendo modificabile e revocabile dal giudice istruttore, ai sensi dell’art. 709 c.p.c., comma 4, ed essendo destinato ad essere trasfuso nella sentenza che definisce la causa, impugnabile per ogni profilo di merito e di legittimità (cfr., ex plurimis, le sentenze nn. 1841 del 2011 e 26631 del 2008);

che non sussistono i presupposti per pronunciare sulle spese del presente grado del giudizio.
P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso.

Testo non ufficiale. La sola stampa del bollettino ufficiale ha carattere legale.

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