Cass. civ. Sez. I, Sent., 28-09-2011, n. 19847 Diritti politici e civili

Sentenza scelta dal dott. Domenico Cirasole direttore del sito giuridico http://www.gadit.it/

Svolgimento del processo

G.M., I.S. e L.V. hanno proposto autonomi ricorsi avverso il decreto della corte d’appello di Milano del 5 maggio 2009che ha rigettato la domanda di equa riparazione del pregiudizio derivante dall’eccessiva durata di un giudizio iniziato davanti al t.a.r Campania il 1 dicembre 2000, definito con sentenza del 7 aprile 2008. La corte territoriale, ritenuto nella specie applicabile il D.L. n. 112 del 2008, art. 54 e determinata la durata del giudizio a decorrere dalla data di presentazione dell’istanza di prelievo avvenuta il 7 giugno 2002, ha ritenuto che l’infondatezza del pretesa, risultante dal provvedimento di rigetto emesso nel giudizio presupposto, escludesse il diritto all’equa riparazione per la lesione del diritto alla ragionevole durata del giudizio. I ricorrenti hanno presentato memoria.

Il Ministero dell’economia resiste con separati controricorsi.
Motivi della decisione

1. I ricorsi proposti nei confronti dello stesso provvedimento debbono essere riuniti e possono essere accolti perchè fondati.

Premesso che il D.L. n. 112 del 2008, art. 54 in mancanza di norma transitoria non può trovare applicazione ai giudizi davanti al giudice amministrativo instaurati prima dell’entrata in vigore della norma e che pertanto la durata del giudizio deve essere determinata in sette anni e mezzo, decorrenti dalla data di presentazione del ricorso al t.a.r. Campania, deve anche negarsi che il mero rigetto della pretesa, sia pure per manifesta infondatezza, sia sufficiente a giustificare l’affermazione relativa alla consapevolezza dell’infondatezza stessa e quindi ad escludere il diritto all’equa riparazione ex L. n. 89 del 2001.

L’accoglimento dei ricorsi comporta la cassazione del provvedimento impugnato. Non essendovi ulteriori accertamenti di fatto da compiere può decidersi nel merito ai sensi dell’art. 384 c.p.c..

Rispetto a un giudizio davanti al giudice amministrativo durato sette anni e mezzo si ritiene equo liquidare per la durata irragionevole, pari a quattro anni e mezzo un indennizzo pari a Euro 750,00 per i primi tre anni ed Euro 1.000,00 per gli anni successivi quindi la somma complessiva di Euro 3.750,00 per ciascuno dei ricorrenti.

Le spese del giudizio di merito e di quello di cassazione seguono la soccombenza.
P.Q.M.

La corte accoglie il ricorso, cassa il provvedimento impugnato e decidendo nel merito ai sensi dell’art. 384 c.p.c., condanna il Ministero al pagamento in favore di ciascuno dei ricorrenti di Euro 3.750,00 oltre agli interessi al tasso legale dalla data della domanda; condanna il Ministero al pagamento delle spese liquidandole in Euro 873,00 (Euro 445,00 per diritti ed Euro 378,00 per onorari per il giudizio di merito e in Euro 965,00 (di cui Euro 100,00 per esborsi) per il giudizio di legittimità, oltre a spese generali ed accessori di legge, per ciascuna delle liquidazioni.

Testo non ufficiale. La sola stampa del bollettino ufficiale ha carattere legale.

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