Cass. pen., sez. III 17-02-2006 (01-02-2006), n. 6343 CACCIA – UCCELLAGIONE – Divieto di utilizzo di ogni mezzo di cattura diverso dalle armi da sparo.

Sentenza scelta dal dott. Domenico Cirasole direttore del sito giuridico http://www.gadit.it/

Svolgimento del processo

Con sentenza del 25 ottobre 2004 il Tribunale di Brescia condannava con le attenuanti generiche F? V? alla pena di Euro 600,00 di ammenda per il reato di cui alla L. n. 157 del 1992, art. 30, lett. e) avendolo riconosciuto colpevole di avere esercitato l’uccellagione servendosi di una rete che consentiva la cattura indiscriminata della fauna avicola.

Ritiene il giudicante che nella specie – caratterizzata tra l’altro dal "coevo ritrovamento di richiami già abbattuti" – non ricorra l’ipotesi contravvenzionale di cui alla lett. h) di tale articolo in quanto l’impiego delle reti importa una cattura di uccelli in modo indiscriminato mentre l’ipotesi minore di cui alla lett. h) attiene ad una cattura selettiva sia pure di specie vietate o protette ovverosia con impiego di mezzi vietati.

Propone appello – da riqualificarsi ricorso per Cassazione trattandosi di sentenza inappellabile ai sensi dell’art. 593, comma 3 codice di rito – l’imputato insistendo sulla ipotesi contravvenzionale meno grave e rilevando che alla rete usata per la caccia erano state attribuite in origine dimensioni superiori a quelle poi effettivamente accertate.

Motivi della decisione

Il ricorso è infondato e deve essere respinto.

Non rileva infatti che in definitiva la rete usata nella specie per la cattura di uccelli sia risultata di dimensioni inferiori a quelle in origine ipotizzate (peraltro le dimensioni effettive – m. 1, 5 x 2 e larghezza della maglia pari a cm. 2 x 2 – sono tutt’altro che modeste ed insignificanti). Ciò che rileva è invece la circostanza del mezzo usato per la caccia, la rete per l’appunto, che consente la cattura indiscriminata di uccelli di tutte le specie con la possibilità dunque di arrecare al patrimonio avicolo un danno ben maggiore di quello ricollegabile alla normale cattura o abbattimento di uccelli che ordinariamente avviene in modo selettivo sia pure in tempi e secondo modalità non consentite.

Ovviamente anche quest’ultima condotta è vietata e sanzionata e a ciò provvede la disposizione contenuta nella L. n. 157 del 1992, art. 30, lett. h).

Ma la cattura, vuoi a fini di conservazione che di abbattimento, della fauna avicola che avvenga nel modo indiscriminato consentito dall’uso delle reti è condotta ben più grave, che deve dunque comportare una sanzione più severa così come avviene con la previsione, espressamente dedicata all’"uccellagione", contenuta nella lett. e) dello stesso articolo della legge sulla caccia.

Esattamente in tale senso è l’orientamento di questo Supremo Collegio quale si desume ad esempio da Cass. sez. 3^, 16 maggio 1996 n. 4918, Giusti, Rv. 205462 nella cui massima si legge "La legge sulla caccia opera la distinzione tra uccellagione e le altre forme di caccia con riferimento esclusivamente al mezzo usato e non alla destinazione delle prede catturate. Costituisce perciò uccellagione qualsiasi atto diretto alla cattura di uccelli con mezzi diversi da armi da sparo (reti, panie etc.) avendo il legislatore inteso sanzionare in modo specifico un sistema di cattura che ha in genere una potenzialità offensiva più indeterminata e comporta maggiore sofferenza biologica per i volatili.

Il rigetto del ricorso comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

P.Q.M.

la Corte Suprema di Cassazione rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Testo non ufficiale. La sola stampa del bollettino ufficiale ha carattere legale.

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