Cass. civ. Sez. V, Sent., 20-04-2012, n. 6258 Tassa rimozione rifiuti solidi

Sentenza scelta dal dott. Domenico Cirasole direttore del sito giuridico http://www.gadit.it/

Svolgimento del processo

La società in epigrafe indicata impugnava in sede giurisdizionale gli accertamenti, emessi dalla ASCIT SPA per conto del Comune di Capannori, inerenti le tariffe TIA relative agli anni dal 2001 al 2004. La CTP di Lucca, previa riunione dei distinti ricorsi, li dichiarava inammissibili, perchè proposti tardivamente.

La CTR, pronunciando sull’appello della contribuente, riteneva tempestivo il ricorso e lo accoglieva in parte nel merito, dichiarando non soggetti alla quota variabile TIA i locali di produzione dei rifiuti speciali e non dovuta l’IVA; dichiarava, altresì, la carenza di legittimazione passiva del Comune di Capannori.

L’ASCIT SPA, giusto ricorso notificato il 27/28 settembre 2011, ha chiesto la cassazione della decisione di appello, sulla base di tre mezzi.

La SICI SRL, giusto atto notificato il 22/28 ottobre 2011, ha chiesto il rigetto del ricorso principale con la conferma, in parte qua, della decisione di appello e con contestuale impugnazione incidentale, affidata a cinque mezzi, ha chiesto la cassazione della medesima sentenza, nella parte a se sfavorevole.

Il Comune di Capannori non ha svolto difese in questa sede.

Motivi della decisione

L’impugnazione è a ritenersi inammissibile nei confronti del Comune di Capannori, avuto riguardo alla statuizione di carenza di legittimazione passiva, contenuta nella decisione di appello ed alla relativa mancata impugnazione.

Con il primo motivo del ricorso principale, la ricorrente deduce violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 21 nonchè degli artt. 7 e 9 del Regolamento del Comune di Capannori, deducendo la tardiva proposizione dell’originario ricorso, nella considerazione che il termine di sospensione per giorni novanta, conseguente alla presentazione dell’istanza di accertamento con adesione, sia rimasto interrotto per effetto del mancato raggiungimento dell’accordo e che, quindi, alla data di proposizione del ricorso doveva ritenersi decorso il prescritto termine decadenziale. La censura è a ritenersi infondata, dovendo riconoscersi l’operatività della sospensione del termine decadenziale, disposta dal D.Lgs. n. 218 del 1997, artt. 6 e 12, quale conseguenza della presentazione dell’istanza di accertamento con adesione. Tanto deve affermarsi in adesione alle argomentazioni svolte dalla Corte Costituzionale con la decisione n. 140 del 2011, la quale chiamata a pronunciarsi in ordine alla incostituzionalità delle disposizioni, nella parte in cui non prevedono che il mancato raggiungimento dell’accordo abbia effetto interruttivo della sospensione del termine d’impugnazione, ha rilevato che la constatazione del mancato accordo tra le parti, non integra una situazione omogenea a quella di definitiva rinuncia all’istanza di accertamento con adesione, sia essa manifestata con dichiarazione espressa o mediante proposizione del ricorso e che, quindi, una interpretazione costituzionalmente orientata delle disposizioni del Regolamento Comunale, che disciplinino l’accertamento con adesione, deve operarsi nel senso che al verbale di constatazione del mancato accordo non può riconoscersi il valore di atto idoneo all’interruzione del termine di sospensione di novanta giorni, connesso alla presentazione dell’istanza di accertamento con adesione. Il termine di cui la ricorrente poteva avvalersi per la presentazione del ricorso, era dunque di complessivi 150 giorni (60 + 90) che, nel caso, risulta rispettato. Il secondo mezzo, con cui la decisione di appello viene censurata per violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 152 del 2006, artt. 238, 198 e 195, D.Lgs. n. 22 del 1997, art. 21 e 49 nonchè del Regolamento TIA del Comune di Capannori, ed altresì dell’art. 2697 c.c. e per insufficiente e contraddittoria motivazione su fatto controverso e decisivo, va esaminato congiuntamente, stante l’intima connessione, con il quarto motivo dell’impugnazione incidentale, che denuncia la violazione del D.Lgs. n. 22 del 1997, art. 49, commi 3 e 4.

Le doglianze riguardano la decisione nella parte in cui, dopo avere riconosciuto che la quota fissa della TIA è sempre e comunque dovuta in base ai rifiuti urbani prodotti, ha, – si sostiene erroneamente,- ritenuto ed affermato, che la normativa statuale, che attualmente regola la materia impone di ritenere esentata dal pagamento della tariffa l’impresa che dimostri che i rifiuti prodotti nel proprio stabilimento, nell’esercizio della specifica attività, vengono smaltiti in proprio, restando salva la facoltà del Comune, – che accerti la promiscuità dei rifiuti (urbani e speciali) prodotti su tali aree,- di pretendere "anche la quota variabile previa riduzione". Le questioni poste dai mezzi, si ritiene vadano risolte alla stregua di condiviso orientamento giurisprudenziale.

I profili di censura con i quali si denuncia il vizio di violazione di legge, va risolto dando applicazione al principio, da ultimo, affermato da questa Corte (Cass. n. 627/2012, la quale, dopo avere evidenziato che "la disciplina stabilita per i rifiuti speciali, che è quella dettata dal D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 62, comma 3, il quale rapporta la tassa alle superfici dei locali occupati o detenuti, stabilendo, – nell’ovvio presupposto che in un locale od area in cui si producono rifiuti speciali si formano anche, di norma, rifiuti ordinari, – l’esclusione dalla tassa della sola parte della superficie in cui, per struttura e destinazione, si formano esclusivamente i rifiuti speciali", ha affermato che "In tema di avviamento al recupero dei rifiuti speciali assimilati (e assimilabili), l’operatore economico ha l’onere di dimostrare l’effettivo e corretto avviamento al recupero attraverso valida documentazione comprovante il conferimento dei rifiuti, innanzitutto, a soggetti autorizzati a detta attività in base alle norme del D.Lgs. n. 22 del 1997 e i quali poi abbiano rilasciato il prescritto formulario di identificazione o, in caso di mancata ricezione di questo, altra idonea attestazione", precisando pure che "l’esonero dalla privativa comunale, previsto appunto in caso di detto comprovato avviamento al recupero dall’art. 21, comma 7 del decreto Ronchi, determina non già la riduzione della superficie tassabile, prevista dal citato D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 62, comma 3 per il solo caso di produzione di rifiuti speciali (non assimilabili o non assimilati), bensì il diritto ad una riduzione tariffaria determinata in concreto – a consuntivo – in base a criteri di proporzionalità rispetto alla quantità effettivamente avviata al recupero (in virtù di quanto previsto, in generale, già dal D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 67, comma 2 e poi, più specificamente, dall’art. 49, comma 14 del decreto Ronchi e dal D.P.R. n. 158 del 1999, art. 7, comma 2, il quale, nell’approvare il "metodo normalizzato per la determinazione della tariffa di riferimento per la gestione dei rifiuti urbani", può, nella fase transitoria, essere applicato dai Comuni anche ai fini TARSU".

La decisione impugnata, sul punto, appare in linea con il principio desumibile da tale decisione e non giustifica le formulate censure, essendo pervenuta alla rassegnata decisione, sulla base della fondamentale considerazione che la società contribuente non solo aveva sempre sostenuto di avere prodotto, nell’area oggetto di accertamento, rifiuti speciali e di avere sempre provveduto al relativo smaltimento a propria cura e spese, ma pure che aveva fornito la prova di tali circostanze, mentre il Comune non si era fatto carico di superare e vincere gli elementi probatori offerti dalla contribuente.

Per ciò che attiene, invece, il profilo motivazionale le censure risultano fondate, in quanto il Giudice di merito afferma, apoditticamente, che la contribuente ha sempre dichiarato e dimostrato di avere prodotto rifiuti speciali e di avere provveduto a propria cura e spese allo smaltimento. Nel caso, infatti, la CTR non fa riferimento ad alcun documento e, d’altronde, la ricorrente assume che, nei gradi di merito la contribuente non ha prodotto documentazione alcuna od altro mezzo di prova, idonei ad attestare la produzione di rifiuti speciali non assimilati, il relativo smaltimento a propria cura e spese tramite ditta autorizzata, e quant’altro indispensabile per ritenere assolto l’onere probatorio sulla stessa incombente. L’espressione utilizzata dalla CTR, in buona sostanza, si rivela insufficiente a rendere conto del procedimento logico sottostante, in quanto non è detto da quali elementi la valutazione afferente sia stata tratta, ragion per cui impinge nel denunciato vizio avendo fatto malgoverno del principio secondo cui "Ricorre il vizio di omessa motivazione della sentenza, denunziabile in sede di legittimità, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, nella duplice manifestazione di difetto assoluto o di motivazione apparente, quando il Giudice di merito ometta di indicare, nella sentenza, gli elementi da cui ha tratto il proprio convincimento ovvero indichi tali elementi senza una approfondita disamina logico e giuridica, rendendo in tal modo impossibile ogni controllo sull’esattezza e sulla logicità del suo ragionamento" (Cass. n. 1756/2006, n.890/2006); Con il terzo motivo si deduce violazione o falsa applicazione del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 3 e L. n. 133 del 1999, art. 6, comma 13, nonchè del D.M. 24 ottobre 2000, n. 370, sostenendosi che avrebbe errato la CTR nel riconoscere alla TIA natura tributaria, così escludendone l’imponibilità ai fini IVA. Il mezzo va rigettato, dovendosi escludere l’applicazione dell’IVA, avuto riguardo alla natura tributaria della TIA, riconosciuta dalla Corte Costituzionale con le decisioni n. 238 del 2009 e n. 64 del 2010 e confermata da questa Corte, con le decisioni delle SS.UU. n. 14903/2010 e n. 25929/2011. Con tali decisioni, che si condividono e dalle quali non si ravvisano ragioni per discostarsi, è stato, infatti, puntualizzato che l’inesistenza di un nesso diretto tra il servizio e l’entità del prelievo, porta ad escludere, in assenza di specifica previsione legislativa, la sussistenza del rapporto sinallagmatico, costituente presupposto dell’assoggettamento ad IVA, D.P.R. n. 633 del 1972, ex artt. 3 e 4.

Il primo motivo del ricorso incidentale, censura l’impugnata decisione per erronea motivazione sul fatto decisivo relativo al potere di sottoscrizione dell’accertamento da parte del Direttore dell’Ufficio. Trattasi di censura inammissibile, stante la mancata specificazione del fatto controverso o decisivo in relazione al quale la motivazione si assume carente, dovendosi intendere per "fatto" non una questione od un punto della sentenza, bensì un fatto vero e proprio e, quindi, un fatto principale, ex art. 2697 c.c., (cioè un fatto costitutivo, modificativo, impeditivo o estintivo) od anche un fatto secondario (cioè un fatto dedotto in funzione di prova di un fatto principale), purchè controverso e decisivo; tale non può considerarsi il riferimento all’implicito potere di emettere avvisi di accertamento riconosciuto in capo al Direttore della società.

Anche il secondo mezzo, con cui si prospetta violazione dell’art. 112 c.p.c. per omessa pronuncia sul motivo di impugnazione relativo alla efficacia dei provvedimenti di revoca emanati nel 2005 dal Comune di Capannori con riferimento a precedenti regolamenti TIA, è inammissibile, in quanto denunciato ai sensi dell’art. 360, comma 1, n. 3 e non, invece, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, ragion per cui risulta proposto in violazione del principio secondo cui "La decisione del giudice di secondo grado che non esamini e non decida un motivo di censura alla sentenza di primo grado è impugnabile per cassazione non già per omessa o insufficiente motivazione su un punto decisivo della controversia e neppure per motivazione "ob relationem" resa in modalità difforme da quella consentita, bensì per omessa pronuncia su un motivo di gravame. Ne consegue, quindi, che, se il vizio è denunciato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3) o n. 5), anzichè ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 4), in relazione all’art. 112 c.p.c., il ricorso è inammissibile. (Cass. n. 22897/2005, n. 317/2002, n. 12790/2000).

Il terzo motivo, con cui si deduce l’erroneo operato della CTR per non avere disapplicato il Regolamento TIA del Comune di Capannori, è, del pari, inammissibile, per difetto di autosufficienza e per il carattere della novità.

Perchè possa utilmente dedursi in sede di legittimità il vizio di omessa pronuncia, è necessario che al Giudice di merito siano state rivolte una domanda od una eccezione autonomamente apprezzabile e ritualmente formulate e che le relative istanze siano specificamente riportate nel ricorso per Cassazione, con l’indicazione degli atti in cui sono contenuti (Cass. n.21226/2010, n.6361/2007).

Nel caso, la censura risulta generica, tenuto conto che la stessa contiene un rinvio per relationem agli atti della fase di merito.

Il quinto motivo del ricorso, con il quale si deduce insufficiente e/o contraddittoria motivazione in tema di penalità ed interessi risulta inammissibile sotto un duplice profilo.

Anzitutto, per il carattere della novità, dato che la questione non risulta essere stata prospettata con il ricorso introduttivo del giudizio.

Di poi, perchè la motivazione della impugnata decisione, che ha ritenuto legittimo il provvedimento sanzionatorio nella considerazione che la società vi aveva dato causa, avendo omesso di presentare "la dovuta dichiarazione delle aree assoggettabili al tributo", sul piano logico formale, risulta corretta e, d’altronde non vengono offerti concreti elementi, idonei a giustificare una riconsiderazione critica della questione.

Conclusivamente, va accolto il secondo motivo del ricorso principale, limitatamente alla censura per vizio di motivazione, mentre vanno rigettati gli altri motivi, nonchè tutti i mezzi dell’impugnazione incidentale.

L’impugnata sentenza va cassata in relazione al profilo di censura accolto, con rinvio ad altra sezione della CTR della Toscana, la quale procederà al riesame e quindi, adeguandosi ai richiamati principi, deciderà nel merito ed anche sulle spese del presente giudizio di cassazione, offrendo congrua motivazione.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile l’impugnazione nei confronti del Comune di Capannori.

Accoglie, nei limiti indicati in motivazione, il secondo motivo del ricorso principale, rigetta tutti gli altri mezzi; rigetta l’impugnazione incidentale; cassa, in relazione alla censura accolta, l’impugnata sentenza e rinvia, anche per la pronuncia sulle spese del giudizio, ad altra sezione della CTR della Toscana.

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