Cass. pen. Sez. II, Sent., (ud. 23-01-2013) 12-04-2013, n. 16551

Sentenza scelta dal dott. Domenico Cirasole direttore del sito giuridico http://www.gadit.it/

Svolgimento del processo

1.1) – Il GUP presso il Tribunale di Reggio Calabria, con ordinanza del 08.03.2012, rigettava la richiesta di revoca della custodia cautelare in carcere ovvero di sostituzione con una misura meno afflittiva nei confronti di: C.F. indagato per il reato ex art. 416 c.p. nella qualità di organizzatore di un sodalizio criminoso rivolto alla consumazione di una serie indeterminata da rapine ed aggressioni, commesse con violenza ed anche con armi, ai danni di persone anziane ovvero in condizioni di minorata difesa;

aggravato dalla recidiva anche specifica;

1.2) – Il Tribunale per il riesame di Reggio Calabria, con ordinanza del 11.07.2012, respingeva il reclamo e confermava il provvedimento impugnato.

2.0) – Avverso tale decisione, ricorre per cassazione il difensore;

MOTIVI ex art. 606 c.p.p., comma 1, lett. e).

2.1) – violazione di legge ed omessa motivazione riguardo alla sussistenza di un grave quadro indiziario, deducendo che la motivazione impugnata sarebbe illogicamente fondata sulle dichiarazioni accusatorie rese dalla collaboratrice di giustizia e coimputata L. che però sarebbero inutilizzabili perchè prive di riscontri, mancando anche la conferma attraverso conversazioni telefoniche intercettate e sarebbero altresì contraddette dalla circostanza che presso l’abitazione del ricorrente, non sarebbe stata rinvenuta la refurtiva proveniente dai reati-fine;

2.2) – con altro motivo il ricorrente censura l’ordinanza impugnata per violazione dell’art. 275 c.p.p., comma 4 atteso che il tribunale avrebbe illogicamente trascurato di considerare che nella specie ricorre l’ipotesi in cui il padre di prole di età inferiore ai tre anni deve ritenersi incompatibile con la custodia in carcere essendo la madre assolutamente impossibilitata a dare assistenza al figlio, circostanza che ricorre nella specie attese le precarie condizioni di salute della madre, il cui stato di malattia è attestato dalla certificazione medica allegata;

– al riguardo il ricorrente sottolinea come:

– non ricorrano esigenze cautelari di eccezionale rilevanza vertendosi nel caso di reati non particolarmente gravi:

– non ricorre il pericolo di inquinamento probatorio atteso che l’imputato, nella asserita qualità di vertice dell’organizzazione, non avrebbe partecipato direttamente alle rapine e non avrebbe l’esigenza di sottrarsi ad eventuali riconoscimenti;

– non ricorre nemmeno il pericolo di fuga atteso il vincolo costituito dalla presenza della figlia malata;

– l’ordinanza sarebbe infine da censurare per avere omesso di motivare in ordine al decorso del tempo dai fatti ascritti;

CHIEDE pertanto l’annullamento dell’ordinanza impugnata.

Motivi della decisione

3.1) – I motivi di ricorso sulle dichiarazioni accusatorie della collaborante L. e sul mancato sequestro di beni nell’abitazione dell’imputato, vengono introdotte per la prima volta in questa sede sicchè sono da considerarsi inammissibili, atteso che in tema di ricorso per cassazione, il principio secondo cui non sono proponibili questioni coinvolgenti valutazioni mai prima sollevate, trova applicazione anche nel caso di ricorso avverso ordinanza del tribunale del riesame in tema di misura cautelare reale. Cassazione penale. sez. 3^, 01 luglio 2008T n. 35889.

3.2) – Quanto al merito, le doglianze mosse dal ricorrente non tengono conto del fatto che il provvedimento impugnato contiene una serie di valutazioni ancorate a precisi dati fattuali ed appaiono immuni da vizi logici o giuridici.

In proposito va ricordato che, in tema di misure cautelari personali, il controllo di legittimità è circoscritto all’esclusivo esame dell’atto impugnato al fine di verificare che il testo di esso sia rispondente a due requisiti, uno di carattere positivo e l’altro negativo, la cui presenza rende l’atto incensurabile in sede di legittimità: 1) l’esposizione delle ragioni giuridicamente significative che lo hanno determinato; 2) l’assenza di illogicità evidenti, risultanti "prima facie" dal testo del provvedimento impugnato, ossia la congruità delle argomentazioni rispetto al fine giustificativo del provvedimento. (vedi Cassaz. Pen., sez. 4^, 06.07.2007 n. 37878).

3.3) – Quanto alla asserita disapplicazione dell’art. 275 c.p.p., comma 4, si deve osservare che i motivi sulla situazione di lavoro della madre sono generici perchè non spiegano in qual modo siano impeditivi per la madre di accudire la figlia;

In tema di misure cautelari personali, l’attività lavorativa della madre, ancorchè spiegata giornalmente e con orari che impegnino per più di otto ore, non rappresenta automaticamente un impedimento della possibilità di assicurare assistenza al figlio, anche piccolissimo, e pertanto non riveste il carattere di assoluta impossibilità cui fa riferimento l’art. 275 c.p.p., comma 4 al fine di assicurare al padre detenuto la sostituzione della misura custodiale in carcere con quella degli arresti domiciliari.

(Cassazione penale, sez. 6^, 08/07/2009, n. 31772).

Il Tribunale sottolinea opportunamente che, proprio l’uso dell’avverbio "assolutamente" da parte della richiamata disposizione, fa riferimento a situazioni gravi ben diverse dall’attività lavorativa ordinaria, anche considerate le provvidenze legislative a favore del genitore che lavora (riduzione dell’orario di lavoro, possibilità di assentarsi dal lavoro in caso di malattia del bambino) e gli istituti sostitutivi ed economici (nidi, scuole dell’infanzia pubbliche e private ecc.). (Cassazione penale, sez. 1^, 05/03/2009, n. 10767).

Invero, le argomentazioni sviluppate dal ricorrente, non colgono affatto tale punto critico e si connotano per genericità, essendosi egli limitato a ribadire che l’orario di lavoro della donna era incompatibile con la assistenza alla minore.

Anche a fronte della rilevata indeterminatezza della censura, vale ribadire che l’attività lavorativa della madre, ancorchè spiegata giornalmente e con orari che impegnino per più di otto ore, non rappresenta automaticamente un impedimento della possibilità di assicurare assistenza al figlio, anche piccolissimo. E’ principio affermato, con costanza ed uniformità, che la attività lavorativa dell’unico genitore o di entrambi i genitori non impedisce in via generale di prendersi cura dei figli, anche eventualmente con l’aiuto di familiari disponibili o con il ricorso a strutture pubbliche o private abilitate (v. Cass. N. 47073 del 2003, rv. 226978; n. 20233 del 2006, rv. 234659; n. 33850 del 2006, rv. 235194; n. 38067 del 2006, rv. 235757; n 5664 del 2007, rv. 236128).

3.3) – Correttamente, dunque, il giudice distrettuale ha ritenuto la mancanza di presupposti di fatto, ulteriori alla sola posizione di madre lavoratrice, per individuare la situazione di impossibilità di accudimento della figlia in tenera età e far ritenere la necessità della figura sostitutiva del padre, con effetto di mutamento del regime carcerario.

3.4) – Quanto infine alle esigenze cautelari, il Tribunale sottolinea:

– il pericolo di reiterazione del reato, per come emergente dalla gravità e reiterazione delle condotte delittuose;

– il pericolo di inquinamento probatorio, attesa la fase processuale in atto (istruttoria dibattimentale ancora aperta) e la possibilità di reiterazione delle condotte violente contestate nel capo di imputazione anche ai fini intimidatori;

– la pericolosità dell’imputato così come emergente dai precedenti penali;

3.5) – Con tale motivazione, il Tribunale ha congruamente e logicamente motivato in ordine alle ragioni, in punto di fatto, per le quali ha ritenuto tutt’ora sussistenti le esigenze cautelari giustificative della custodia cautelare in carcere.

3.6) – Consegue il rigetto del ricorso e la condanna alle spese ex art. 616 c.p.p.; Si provveda a norma dell’art. 94 disp. att. c.p.p., comma 1 ter.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali. Si provveda a norma dell’art. 94 disp. att. c.p.p., comma 1 ter.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 23 gennaio 2013.

Depositato in Cancelleria il 12 aprile 2013

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